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Viaggio Ryanair nell’epoca Post-Covid19, cosa è cambiato

Reportage del viaggio Torino – Londra, tra aeroporti e aerei vuoti ciò che ci aspetta nei prossimi mesi può essere per molti un sogno, per altri un incubo.

Dopo 4 mesi di stop totale, o quasi, gran parte delle tratte aeree europee hanno ripreso a funzionare. A rilento, ma hanno ripreso.
Venerdì scorso, dopo due viaggi annullati tra marzo e maggio per ovvi motivi, a metà mattinata sono riuscito a prendere un volo per un viaggio a Londra da Torino ed è stata un’esperienza talmente particolare che mi sono sentito in dovere di raccontarla. Negli ultimi tre anni, il tragitto aereo Italia – Regno Unito mi è capitato di usufruirlo decine di volte, quindi l’impressione che ho avuto questa volta mi ha particolarmente colpito rispetto alle esperienze pre-pandemia. 

L’arrivo all’aeroporto di Torino non è stato difficile. In Italia l’emergenza pandemica è ormai scemata da un paio di mesi, quindi i mezzi di trasporto per gli aeroporti sono tutti funzionanti e a pieno regime. È quello che ho visto prendendo il treno – vuoto – dalla Stazione Dora che mi ha portato diretto all’Aeroporto Caselle di Torino.

Arrivato in aeroporto la scena che mi si è presentata davanti è stata la seguente: all’entrata c’erano due persone per i controlli sanitari che avrebbero dovuto controllarmi la temperatura corporea, ma che alla fine mi hanno fatto passare senza neanche farmi igienizzare le mani. Non gli ho dato tanto peso, pensando che magari dentro all’aeroporto mi avrebbero fatto controlli simili. 
In vita mia di aerei ne ho presi davvero tanti e mai mi è capitato di vedere un aeroporto vuoto come quello di Torino venerdì scorso. Con tutte le saracinesche abbassate e luci spente, sembrava di essere entrato in luogo abbandonato.

Provando un misto di goduria (per la mancanza di file da fare) e inquietudine (per la scena post apocalittica di un non-luogo totalmente sviscerato dalla sua funzione primaria) non ho avuto problemi neanche a passare il controllo bagagli. 

Anche lì, nessun controllo igienico sanitario. Mi è stato giusto dato un’autocertficazione da firmare per confermare di non aver contratto il Coronavirus nei giorni precedenti.

Al gate, ho affrontato la prima e ultima fila di quella giornata per l’imbarco. Le persone – tutte con mascherina – non erano tantissime, ma lo spaesamento comune era palpabile: in molti veniva naturale confrontarsi per quanto riguardava la scelta del governo inglese di sottoporre in una quarantena di 14 giorni tutte le persone provenienti da altri Paesi. Decreto emanato a inizio giugno, sarebbe terminato il 10 di luglio per tutti i nuovi arrivi (che avrebbero dovuto compilare un form sul sito del governo prima di imbarcarsi) e quindi molti si chiedevano se la quarantena avrebbero dovuta farla fino al 10 di luglio oppure rispettare la legge in vigore e terminarla il 17 luglio, rispettando i 14 giorni richiesti. Risposte non ne abbiamo avute, né tra di noi, né consultando il sito del governo inglese. 

Al controllo biglietti tutto molto tranquillo e nessun controllo igienico sanitario. Dopo aver lasciato l’autocertificazione firmata, mi è stato concesso l’ingresso in aereo. 

L’accoglienza da parte delle hostess è stata la solita: non indossavano tute ermetiche, ma solo mascherine professionali e, anche qui, nessun controllo igienico sanitario e di temperatura corporea. L’obbligo di mascherina era in vigore dentro al mezzo, quindi l’unica accortezza in più che avevano è stata quella di assicurarsi che tutti avessero addosso la mascherina. 

L’aereo si presentava parzialmente vuoto: per esempio, nella mia fila di sedili, l’unico occupato era il mio e non nascondo il senso di lusso che ho avvertito. 

Arrivato all’aeroporto di Stansted, ho rivissuto la stessa sensazione di goduria e inquietudine avuta all’aeroporto di Torino, ma moltiplicata per cinque. Abituato a vedere l’aeroporto completamente pieno di file, pieno di luci, pieno di negozi aperti, pieno di controlli ad ogni angolo, se prima della pandemia in generale ci mettevo tra i 45 e i 60 minuti nel tragitto aereo – uscita aeroporto, questa volta il tempo impiegato è stato esattamente di 7 minuti e mezzo.

Durante i controlli del passaporto, ho avuto un momento di commozione nel passare diretto senza dover affrontare nessuna fila (incubo peggiore, solitamente era quella che fa perdere più tempo durante il viaggio) però anche un momento di confusione perchè, anche qui, nessun controllo igienico sanitario.

Sono uscito dall’aeroporto e per arrivare al centro di Londra l’unico mezzo che avrei potuto prendere è stato il treno. Tutte le linee di autobus sono state cancellate e nei messaggi affissi sulle saracinesche delle biglietterie di questi non veniva indicato neanche il giorno in cui sarebbero tornate in funzione, con mio grande dispiacere. 

Anche qui, alla stazione dei treni, nessun controllo igienico sanitario.

Praticamente, nel giro di una mattinata ho avuto sia la migliore esperienza di viaggio in vita mia per la rapidità dei controlli, sia la peggiore esperienza di viaggio per la totale insufficienza di controlli in un periodo di emergenza sanitaria mondiale. Non so se quest’ultimi verranno attuati nel momento in cui le persone torneranno a viaggiare, ma sta di fatto che il contagio così può solo che incrementarsi e peggiorare, alle porte di una seconda ondata periodicamente annunciata.

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