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Un film e un libro della settimana dall’estremo Oriente

Avete fatto i compiti a casa? Avete visto il film e letto il libro? Immagino di no, ma non fa nulla.

Vi dirò però la mia su entrambi. Il film è ottimo, permette di capire tantissimo del mondo giapponese e lo spaccato che dà sull’immigrazione moderna non deve sorprendere. Il Giappone ha infatti una grande tradizione di immigrazione ed emigrazione con il Sud America. Col Brasile in particolare, dove la comunità giapponese è la più grande fuori dal paese del Sol Levante. Sono però presenti un po’ dappertutto in Sud America, e soprattutto in Perù, dove i negozi di peruvian-giapponesi si distinguono per la qualità del lavoro, del rigore e l’onestà dell’esercente. Costano più del magari adiacente negozio di cinesi, ma la qualità è nettamente superiore.

Molti però dicono che parecchi giapponesi di seconda e terza generazione si sono peruvianizzati (o latinizzati) per dire che provano a fregarti. Ricordate Fujimori, il presidente del Perù? Accademico, iniziò molto bene poi cadde nella trappola del potere. 
Ma per tornare al paese orientale, la comunità brasiliana che parla e vive giapponese, è ampia.

Sayonara Minasan

Il razzismo? Un po’ c’è, a detta ed ammissione di molti, ma lo straniero rimarrà sempre straniero fintanto che non prende usi e costumi giapponesi. In quel caso puoi essere verde, blu o con quattro teste, ma sarai giapponese. La storia di Koizumi Yakumo (nato Lafcadio Hearn) lo dimostra.

E con questa digressione storico-immigrazionista senza Soros né Bilderberg, torniamo al film. Io l’ho apprezzato davvero e, come avrete visto, sebbene inconsuetamente lungo per gli standard normali, scorre bene e si fa vedere. Come tutti i film ‘diversi’ va visto con lo stato d’animo curioso ed aperto. L’attore principale è un aficionado dei film di Nakamura, se ne vedrete altri lo noterete. Dello stesso autore forse avete visto Dark Water, un horror molto bello che consiglio vivamente. Se invece volete qualcosa di più leggero c’è Fish Story. Mente aperta però, è davvero bizzarro per i nostri standard. 

Dark Water (2005)

Per il libro spero lo abbiate apprezzato, visto che lo reputo molto ben scritto. Dispiace che il film se ne discosti.
Ah, una cosa prima di passare ai compiti per casa: non vi suggerisco nulla di Lafcadio Hearn; è particolare e comunque non recente.

Un film e un libro

Film: ve ne ho già dati un paio, Dark Water e Fish Story. Mi direte cosa ne pensate

Libri: di Durian Sukegawa (Durian non è il suo vero nome, chi conosce l’Asia sa cosa sia un durian) consiglio Sweet Bean Paste. Ne hanno fatto il film, ma il libro è davvero tanta roba. È inaspettato e non lineare come ci aspetteremmo. Ah, i film e i libri giapponesi non hanno ‘pippotti’ e difficilmente happy ending.

“Oh ma sempre Giappone? E la Corea allora? Parasite?” Parasite, come detto in altre occasioni, non è a mio avviso il miglior lavoro del regista e il film pecca in un’estetica e in una recitazione ancora non ottime. Il tema, la dura società coreana, non è neppure ritratta nel suo vero dramma moderno.
Nota: l’autore non ha alcuna pretesa di fare alcun gran disegno morale o totale della società. Sono i nostri media che hanno voluto intortare la cosa. A mio avviso un bel film coreano, anche se può sembrare stupido, è “A Taxi Driver“, film politico sulle rivolte e sull’etica del popolo in quelle situazioni. L’attore principale è pure in Parasite. La incredibile differenza dei due personaggi mostra quando sia bravo questo attore.

Per la prossima lezione vi proporrò il film che ritengo in assoluto il migliore che abbia mai visto. Preparate i fazzoletti.

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