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Truffa Bitcoin su Twitter: un po’ di chiarezza

Durante la sera di mercoledì vari account Twitter di persone con seguiti molto consistenti sono stati violati da quello che Twitter ha poi identificato come “un attacco hacker ben coordinato”, mirato a truffare vari utenti con pagamenti in Bitcoin.

Gli account colpiti appartengono ad imprenditori ed aziende molto famosi sulla piattaforma e, soprattutto, con un grande seguito, composto in molti casi da follower “fedelissimi” (ottimo target per un furto d’identità finalizzato alla truffa).

Tra gli account colpiti, infatti, si trovano quelli di Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates, ma anche di politici di spessore come l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e i candidati democratici Joe Biden e Mike Bloomberg, e di aziende quali Apple e Uber.

Il format del messaggio è stato sempre il medesimo: “Voglio ripagare la mia comunità e i miei followers raddoppiando tutti i pagamenti in Bitcoin che arriveranno al seguente indirizzo. Se mandi 0.1 BTC (1000$) ti restituirò 0.2 BTC (2000$)”, con allegato l’indirizzo al quale mandare l’ammontare in criptovaluta.

Come prevedibile questa faccenda ha riportato a galla il discorso su Bitcoin e criptovalute: cerchiamo quindi di capirne di più su cosa siano, il loro utilizzo e le implicazioni di un portafoglio di criptovalute.

Cosa è il Bitcoin

Bitcoin è una criptovaluta lanciata nel 2009 da ignoti sotto lo pseudonimo di “Satoshi Nakamoto”.

Il funzionamento è basato sull’indipendenza da una qualunque banca centrale o un governo che ne regoli il valore e il trasferimento; il sistema, infatti, si appoggia ad un meccanismo chiamato “blockchain“, una sorta di libro mastro sul quale vengono registrate tutte le transazioni.

Nel momento quindi in cui un utente si iscrive e scarica il proprio portafogli virtuale gli viene assegnato un indirizzo, che sarà quello dal quale potrà mandare e sul quale potrà ricevere Bitcoin. Tale indirizzo, infatti, è quella stringa alfanumerica riportata anche nei tweet nel caso Twitter.

Quando viene effettuata una transazione, quindi, essa viene scritta in fondo al libro mastro (blockchain) e verificata da vari computer del network, affinché il sistema si assicuri che tutti i computer operativi siano “sulla stessa pagina” e che non ci siano possibilità di contraffazione della valuta stessa.

Questo sistema garantisce quindi anche la privacy e l’anonimato delle due parti, dato che tutto ciò che si sa della transazione sono i due indirizzi in formato stringa (ad esempio djkakjc21kwdj…); proprio per questo le criptovalute in generale (Bitcoin in primis) sono diventate negli ultimi anni il più grande mezzo per la compravendita e le transazioni online eticamente discutibili (a volte ciò risulta essere un eufemismo).

Gli effetti dell’attacco hacker

È importante notare che però queste criptovalute hanno un proprio tasso di cambio rispetto alle valute tradizionali, tasso di cambio che ne determina quindi il valore rapportato ai soldoni reali.

Tale tasso è noto ormai per la sua volatilità ed è proprio per questo che eventi del genere possono avere impatti ben più grandi di quelli che ci si aspetta.
Al momento del primo attacco, infatti, 1 Bitcoin equivaleva a 9162$, mentre al suo picco era pari a 9230$, a sottolineare che la truffa rappresenta un doppio guadagno in questi termini, sia per i Bitcoin ricevuti, sia per il valore dei Bitcoin stessi che si rafforza.

Dopodiché, nel momento in cui Twitter stesso ha annunciato di essere in fase di analisi per la risoluzione del problema, il valore è calato a picco.

Stando al registro delle transazioni, a tale indirizzo sarebbero arrivati più di 12 Bitcoin, pari a $116,785.35, una cifra abbastanza consistente.

E su Twitter?

Questa è la domanda che in molti si stanno facendo sin da mercoledì sera: quale sarà il futuro di Twitter?

C’è da sottolineare che l’attacco ha colpito solo i profili verificati delle persone più famose (mossa volta, come detto, a puntare ad un bacino utenti molto ampio), e quindi sorge spontaneo il dubbio su se tali personalità si sentiranno ancora al sicuro ad usare il social.

In verità è difficile da prevedere: sin dall’attacco sono stati “messi in quarantena” tutti i profili verificati, rilasciati via via, ma per esempio alle 16:30 di giovedì ancora non sono pervenuti tweet dagli account usati per diffondere la truffa, neanche da Joe Biden stesso, il candidato democratico che come tale ha bisogno forse più di tutti di essere attivo su tutti i fronti.

Certo è che Twitter non sarà più quello di sempre. Ci sarà sicuramente più sicurezza lato server, ma ciò che questo evento ha portato a galla è che spesso non riusciamo più a distinguere cosa sia vero e cosa no, di chi fidarci e da chi tenerci alla larga. Quei 100mila dollari sono un campanello d’allarme per tutti coloro che nei social continuano a riporre, come giusto, le proprie strategie di visibilità, di business e quant’altro.

Certo, l’apocalisse social è lontana e Twitter non sparirà, a scanso d’ironia. Ma non escluderei un occhio di riguardo in più d’ora in poi verso i contenuti che verranno condivisi, anche (e, forse, soprattutto) dagli account verificati, ovvero quella bolla di “superutenti” prima ritenuti socialmente infallibili.

Twitter o non Twitter resta però una questione fondamentale, che pur essendoci stata ripetuta sin da quando eravamo piccoli ancora non sembra aver trovato soluzione: non regalate soldi agli sconosciuti.

Nessuno, neanche un miliardario, si sognerebbe di darvi 1000$ così, “de botto”. E per quanto possiate pensare “eh ma qui era ovvio dai, scemo chi ci è cascato”, state attenti: la prossima truffa potrebbe essere meno plateale.

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