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Storia del popolo curdo: dalle origini alla guerra contro l’ISIS

Il popolo curdo si è fatto (ri)conoscere in occidente per la sua estrema resistenza contro l’avanzata dell’ISIS in Medio Oriente. Tuttavia, come tutti i popoli, anche i curdi hanno una storia e radici più profonde.

Secondo uno studio di SkyTg24, il popolo curdo conta attualmente circa 35 milioni di persone, sparse tra Kurdistan, Turchia, Siria, Iran, Iraq e Armenia. Sebbene sulla carta i curdi abbiano uno stato (“Kurdistan” significa terra dei curdi), la situazione geopolitica è alquanto complessa e si è riaccesa pesantemente dopo che i raid aerei turchi hanno attaccato le milizie curde in Siria nel 2019.

Dalla Mesopotamia al XX secolo

Le origini del popolo curdo sono nomadi. Secondo Encyclopedia Britannica, i curdi costituivano un popolo di pastori originari della Mesopotamia, dove hanno vissuto per la maggior parte della loro storia. Il nome “curdo” risale al VII secolo d.C., quando i curdi si convertirono all’Islam diventando sunniti. Ci sono due costanti nella storia del popolo curdo: non hanno mai avuto un loro vero stato e hanno sempre avuto una reputazione di grandi guerrieri.

Fonte SkyArte

Quest’ultimo aspetto li rese particolarmente apprezzati come mercenari agli occhi di diversi sultani arabi. Per esempio, il sultano Saladin si servì di mercenari curdi durante le sue crociate in Terra Santa. Il desiderio curdo di una nazione indipendente si intensificò nel XIX secolo, sotto influenza degli interessi nazionali, politici ed economici in Medio Oriente di Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia. Verso gli anni 20 del XX secolo, ci furono due trattati che tentarono di definire il Kurdistan come stato dei curdi: il trattato di Sevres, che riconosceva l’esistenza del Kurdistan e il trattato di Losanna, che sostituì il trattato di Sevres e cancellò ogni riferimento al nuovo stato dei curdi.

I curdi in Turchia

Le etnie curde in Turchia non hanno mai avuto vita facile. Il governo centrale li definiva “i turchi delle montagne”, impediva loro di indossare gli abiti tradizionali ed equiparava la loro lingua (di origine iraniana) a un dialetto turco. Le tensioni tra autorità turche e popolo curdo crebbero a tal punto che nel 1978 venne ufficialmente istituito il PKK (partito dei lavoratori curdi), tutt’oggi considerato un gruppo terroristico dal governo di Erdogan.

Scopo del PKK era la formazione di uno stato indipendente per la popolazione curda, uno stato dove tutte le varie etnie curde potessero riunirsi. Tra il 1980 e il 1990, il PKK compì degli atti di guerriglia contro le rappresentanze governative, esacerbando ulteriormente i rapporti già complessi tra governo centrale e popolo curdo. Dopo un breve periodo di inattività a seguito dell’arresto di Adbullah Öcalan, fondatore del PKK, le ostilità ripresero nel 2000, intercalate a tentativi di colloqui di pace. Per adesso, la situazione vede il governo turco in netto vantaggio politico.

Fonte MorningStar

La guerra contro l’ISIS

In Siria, le milizie curde hanno suscitato l’ammirazione e il supporto politico-militare occidentale grazie alla loro lotta contro lo Stato Islamico. Da ricordare in particolare l’impegno militare delle donne curde, riunite nel movimento YPG (Yekîneyên Parastina Jin – Unità di difesa delle donne), il cui scopo era fermare l’avanzata dell’ISIS nel Nord della Siria. Famosa è la paura che queste donne incutevano negli jihadisti, in quanto secondo l’interpretazione radicale della Shari’ah, se un combattente viene ucciso da una donna, perde il diritto ad entrare in paradiso.

Nonostante il coraggio e l’impegno militare contro l’ISIS, l’Europa è rimasta a guardare l’evoluzione della situazione in Siria e l’America di Donald Trump ha deciso improvvisamente di ritirare tutte le truppe dal territorio siriano, appena la minaccia dell’ISIS è stata soppressa. Ciò si è tradotto in una doppia sconfitta per il popoli curdo.

Da una parte, la sconfitta ideologica di essere stati abbandonati dalla più forte potenza militare del mondo in cui i curdi vedevano un valido alleato per perorare la loro causa di indipendenza. Dall’altra, la sconfitta politico-militare, in quanto Erdogan non perse tempo a sferrare un’offensiva contro i territori occupati dalle milizie curde. E’ passato infatti più di un anno dall’assassinio dell’attivista siriana-curda Hevrin Khalaf, presumibilmente uccisa da una fazione filo-turca dell’esercito siriano.

Quale futuro per il popolo curdo?

La situazione politica del popolo curdo sta vivendo un periodo di stallo. La Turchia di Erdogan sta rafforzando il suo potere geopolitico in Medio Oriente, Caucaso, Nord Africa ed Europa, con la costante minaccia di lasciare incontrollati i flussi migratori dei profughi siriani verso i paesi dell’Unione Europea. Nonostante in occidente la causa curda e l’impegno curdo in Siria siano stati fortemente apprezzati, è difficile per l’Europa prendere una decisione in merito alle sorti del popolo curdo senza intaccare i rapporti con Ankara.

Per quanto riguarda la posizione americana, il neo-eletto presidente Joe Biden si propone come continuazione della leadership di Obama, che aveva ampiamente spalleggiato la resistenza turca in Siria. Perciò, la nuova Amministrazione americana potrebbe avere le carte in regola per proporre colloqui di pace tra la Turchia e i curdi, per definire i confini di uno stato indipendente e per garantire la protezione politica e uguali diritti ai cittadini curdi in Turchia. Il cammino per l’indipendenza curda è ancora lungo, ma forse si vede una speranza.

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