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Stand-up comedy, parla Giorgio Montanini: “Ambiente chiuso e maschilista”

Intervista ad uno dei massimi esponenti della stand-up comedy italiana che ha visto come è nato e cresciuto questo settore, non tralasciando spunti per il futuro.

Hai visto bene la reazione dei professionisti che fanno parte della stand-up comedy italiana, con dei commenti molto forti e negazionisti riguardo l’articolo pubblicato mercoledì scorso su ExCentrico. Tu che sei sul campo da più tempo, hai episodi da raccontare sull’atteggiamento di blocco all’ingresso che avviene nei confronti di giovani comiche e comici?

È un problema a monte. Il problema sta proprio nell’ambiente: è come se tutti fossero andati contromano. Non ho mai visto una classe di artisti così andare verso il baratro.

In che senso “andare verso il baratro”?

Quando una persona sceglie di fare il comico, sceglie di fare l’artista. Siamo nel 2020: dopo due secoli di capitalismo sfrenato il cuore viene sostituito con la merce. Di conseguenza, l’arte diviene merce e tutti, nel bene o nel male, possono fare gli artisti.
Purtroppo succede che, nel mondo dello spettacolo, chi non ha un’esigenza di esprimersi (ovvero, il vero bisogno dell’artista) ma ha solo un’esigenza di rilievo, sceglie la strada più breve e quindi fa il comico. 

Perché il comico? Perché è la forma di rilievo più facile: non è come fare l’attore o il musicista, che sono delle professioni in cui c’è bisogno di molto più tempo per studiare e migliorarsi.
Quello a cui stiamo assistendo è la nascita di comici incapaci in quanto non hanno minimamente capito cosa ci sia alla base. Sono degli egocentrici che vogliono mettersi in mostra.

È una comicità che non ha futuro. Questi si fermeranno lì in quanto, quando l’ego è pieno e sazio, non riusciranno a fare lo step successivo. E quindi, non saranno comici veri e propri. 
In 5 anni la stand-up comedy in Italia ha superato di gran lunga il cabaret ma, nonostante tutto, non esiste un comico che abbia fatto uno step in più degli altri.

Eppure il settore della stand-up comedy è da diversi anni che ha delle entrate, i soldi ci sono… Come mai non si riesce a fare questo salto di qualità?

I soldi li fanno anche i programmi spazzatura di Maria de Filippi. Il fatto è che mancano proprio i comici. Non c’è comicità.
Di conseguenza ci ritroviamo questo atteggiamento esclusivo, chiuso e mediocre, dove chi è nel campo cerca di fare cerchio. 

Ma questo non è un problema solo italiano: settimana scorsa è uscito per il Guardian un articolo che descriveva la stessa situazione nel Regno Unito, con grosse barriere all’entrata in particolare per le donne comiche.

Ma in Italia la situazione è molto diversa. Ti faccio un esempio: io ho iniziato la mia carriera facendo improvvisazione teatrale.
Improvvisazione teatrale in Italia non è riconosciuta come una vera e propria disciplina, è un allenamento per il teatro. Mentre in tutto il resto del mondo riesce ad arrivare addirittura nei palazzetti.

Sai perché in Italia non avviene? Perché in Italia quelli che organizzano serate a tema improvvisazione teatrale si sono chiusi in piccoli gruppetti facendosi la guerra l’un l’altro. 
Ecco, la stessa situazione sta succedendo nei circoli della stand-up comedy italiana. Perciò questo non sta aiutando il settore ad emergere.
La guerra la si può fare quando già sei ad un livello alto e allora lì qualche spallata ci può stare, e nel cabaret c’era. Ma il cabaret era potente al tempo: c’erano comici che si prendevano tra i 7.000/8.000 euro a serata. 
Ho l’impressione che questi gruppetti creatisi all’interno della stand up siano ridicoli. 

In tutto questo, ritieni che la comicità sia meglio o peggio rispetto a quella pre-Satiriasi?

Sicuramente è una comicità spiccia, di un livello nettamente inferiore, a parte qualche eccezione. Il livello medio è più basso.

Quindi come pensi che si evolverà nel tempo questo settore?

Penso che entro poco arriveranno gruppetti ancora più giovani nati direttamente dalla stand-up comedy che scavalcheranno queste barriere di ingresso facendogli il culo. Perché se lo meritano.

E le donne comiche saranno maggiormente incluse una volta scardinati questi circoli esclusivi?

Guarda, nel settore c’è un maschilismo alla base. E nella comicità questo maschilismo si rivela più forte perché le comiche continuano ad essere ancora troppo poche, di conseguenza non hanno quella spinta in più a salire sul palco. C’è da dire che nel mondo del cabaret questa situazione era ancora più estremizzata.

Che consiglio daresti ad una donna comica per entrare in questo mondo?

Di non stare al gioco di questo ambiente irrispettoso nei loro confronti. Non è un ambiente che si redime, quindi di conseguenza tenderà a sfruttarle il più a lungo possibile. 

Le donne che fanno questo lavoro devono eliminare qualsiasi rapporto interpersonale con colleghi e impresari. Nel senso che non devono essere amici, ma devono mantenere un rapporto lavorativo, un rapporto formale che faccia mantenere certe distanze per evitare eventuali molestie. E per molestie intendo soprattutto quelle verbali che avvengono anche sui palchi: se un presentatore annuncia una comica con aggettivi spinti o denigratori, mette in una condizione di disagio la ragazza che si deve esibire, facendole rovinare il pezzo.

In sostanza, la ragazza deve in tutti i modi atteggiarsi anche da comica prendendo seriamente il suo lavoro catalizzando tutta l’attenzione in quello che dice durante un’esibizione, e non su come si presenta. 
Troppo spesso ho assistito a scene di ragazze che nel dietro le quinte si sono denigrate da sole per poter essere accettate da questo ambiente estremamente maschilista. Questo nel mondo dell’arte non deve succedere.

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