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Russia e Ucraina: una guerra ai tempi dei social

La Russia condivide i bei tempi dell’Unione Sovietica.
L’Ucraina retwitta: «ecco un ex fidanzato tossico».

Gerardo Cantieri

Ho scritto per il Referendum e ho gestito un blog sul mondo anglosassone dal dubbio successo. Mi piacciono musica, politica e storia. Tendenzialmente le persone di destra mi considerano di sinistra, le persone di sinistra mi considerano di destra. Io non mi considero molto.
Verona.

Il 23 giugno l’account ufficiale della Federazione Russa ha condiviso su Twitter quattro immagini dell’Ucraina quando faceva ancora parte dell’Unione Sovietica. Il mare, le vigne, la spiaggia, persone sorridenti e rilassate. Immagini positive di un passato che, a leggere il tweet, molti ucraini sembrerebbero rimpiangere. Non è la prima volta che i due Paesi si scambiano bordate sui social network. 

«Molti ucraini ricordano ancora i bei vecchi tempi in cui l’Ucraina era il granaio dell’URSS»  è una provocazione molto più che goliardica considerando gli eventi recenti nelle relazioni tra i due Paesi.

L’Ucraina ha una lunga storia travagliata fatta di rivendicazioni di indipendenza ed invasioni straniere. Terra di conquista e di confine (la stessa parola “Ucraina” significa “sul confine”) contesa nella storia a fasi alterne da Russia, Polonia ed Impero Austro-Ungarico. Da qui le radici di una nazione molto complessa, che mostra in ogni suo angolo contraddizioni ed eredità storiche diverse. La stessa lingua parlata che cambia da russo ad ucraino a seconda dell’area è testimonianza di travagli. Per esempio la capitale Kiev – o Kyiv in Ucraino, appunto – presenta ancora una solida maggioranza russofona nonostante sia inserita in una regione che parla ucraino. Questo è spiegabile dal fatto che la russificazione forzata – imposta soprattutto in epoca zarista – ha agito in maniera più facilitata nei contesti urbani, più controllabili rispetto alle campagne dove la lingua ucraina ha continuato ad essere usata nonostante le imposizioni.

Poi la rivoluzione russa e la conseguente guerra civile che hanno coinvolto la regione disgregandola ulteriormente.  Il regime stalinista e la collettivizzazione delle terre. Un piano che con la sua spietata applicazione – parliamo di sequestri sistematici dei raccolti ed applicazione della pena di morte per chiunque si tenesse qualcosa da mangiare per sé (“furto alla collettività”) –  portò ad un disastro di proporzioni di ben altre epoche, conosciuto con il nome di Holodomor. Una strage che si è portata da 1 a 7 milioni di ucraini, letteralmente morti di fame. Le stime sulle vittime dell’Holodomor sono variabili anche perché la ricerca storica è paradossalmente molto giovane, basti solo considerare che fino alla seconda metà degli anni ‘80 , quelli della Perestrojka, la carestia del 32/33 era semplicemente argomento tabù. 

E poi le deportazioni in Siberia, le colonizzazioni per correggere la demografia di alcune regioni, la gestione del disastro di Chernobyl.

Tutto ciò è una parte dell’eredità storica che Mosca ha lasciato sull’Ucraina, che ha ottenuto l’agognata indipendenza con un referendum plebiscitario (90% di voti favorevoli, con un’affluenza dell’84%) con il crollo dell’URSS nel 1991. 

Interessante anche la patata bollente che Kiev si era trovata in mano non appena autonoma: gli armamenti nucleari. Ereditava infatti un pezzo importante dell’arsenale sovietico che l’avrebbe fatta diventare la terza potenza atomica al mondo dopo USA e la neonata Federazione Russa. L’Ucraina smantellò l’intero arsenale firmando un accordo che stabiliva tra le altre cose delle garanzie sulla sua sicurezza ed integrità territoriale. Era il memorandum di Budapest del 1994 e tra i firmatari troviamo la Federazione Russa.

Allora forse stupisce meno lo sdegno internazionale e le successive sanzioni quando nel marzo del 2014 la Russia ha annesso unilateralmente la regione ucraina della Crimea, contravvenendo al diritto internazionale nonché allo stesso memorandum di Budapest. 

Il contemporaneo coinvolgimento nella guerra dei separatisti filo-russi della regione del Donbas ha di fatto messo in piedi un conflitto non dichiarato  tra Russia ed Ucraina che va avanti dal 2014.

A tattered Ukrainian national flag flutters in the wind at a position held by the Ukrainian armed forces near the town of Maryinka, eastern Ukraine, June 5, 2015. Ukraine’s president told his military on Thursday to prepare for a possible “full-scale invasion” by Russia all along their joint border, a day after the worst fighting with Russian-backed separatists in months.

«Questo e ben altro nella Crimea russa oggi», conclude il tweet della Federazione Russa, alludendo che quello che manca dei bei tempi andati dell’Ucraina sovietica i turisti lo possono trovare nella Crimea russa di oggi, che tra parentesi non è più Ucraina. Un doppio smacco per gli ucraini che, dati alla mano, continuano ad avere una pessima opinione di Mosca (appena il 7% di approvazione nei confronti della Federazione Russa, dati Gallup).

Immediato il tweet di risposta, sarcastico e freddo, dell’account ufficiale della Repubblica Ucraina: «ecco un ex tossico». Come in una relazione conclusa dove l’ex compagno/a non ne accetta la fine e assume comportamenti tossici.

Ma non è la prima volta che i due Paesi si scambiano frecciatine sul social network. Anzi, sembrerebbe essere diventata un’abitudine.

«Siamo fieri della nostra storia comune» twittava la Russia nel maggio del 2017 «Russia, Ucraina e Bielorussia condividono lo stesso patrimonio storico che dovrebbe unire le nostre nazioni, non dividerle».

La risposta dell’account dell’Ucraina è stata una gif che riprende una puntata dei Simpsons dove l’ambasciatore russo alle nazioni unite svelava il non aver mai abbandonato realmente l’essere Unione Sovietica. «Non cambiate mai, vero?». Ancora una volta, un linguaggio sarcastico e pop in uno scambio virtuale tra due nazioni che poi sul campo la guerra se la fanno sul serio.

Quando nell’agosto 2017 la Russia twittava un video di una rievocazione di una battaglia medievale, commentando ironicamente «dedichiamo questo video a chi vorrebbe farci del male con le sanzioni», l’Ucraina aveva risposto «Se aveste rispettato il diritto internazionale avreste evitato le sanzioni e ora sareste su Marte, non con i bastoni». E una gif dalla serie tv South Park in allegato. Ancora una volta il pop.

Il conflitto “a bassa intensità” tuttora in corso nella regione del Donbas, alle porte dell’Europa, tra esercito regolare ucraino e milizie filo-russe ha causato almeno 13 mila vittime.

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