Press "Enter" to skip to content

Ritorno dell’inquinamento dopo il coronavirus, l’Europa è sulla stessa scia della Cina.

Recenti ricerche scientifiche dell’asiatica CREA e dell’europea CAMS confermano le previsioni fatte durante la quarantena, la crisi ecologica ancora una volta trascurata.

Quasi nove milioni all’anno sono i morti che si registrano in tutto il mondo per via di polveri sottili causate dello smog e dell’inquinamento ambientale che vanno a finire nel nostro organismo. Paragonati a quelli del COVID-19, 376.000 negli ultimi sei mesi, è un dato che dovrebbe far reagire le amministrazioni mondiali almeno al pari delle misure drastiche prese per il COVID.

È vero, qualcosa è stato fatto, come l’allungamento e la restaurazione di moltissime piste ciclabili e vie pedonali, ma non basta: metaforicamente parlando, qua c’è un’intera gamba da amputare e le amministrazioni locali e nazionali è come se si stessero concentrando invece sullo smussamento delle unghia dell’alluce.

Certo, anche la situazione non è di aiuto: con la paura del contagio, molti preferiscono prendere mezzi di trasporto privati (se hanno la possibilità) e in molti paesi, come in UK per esempio, viene addirittura sconsigliato dal governo stesso di prendere i mezzi di trasporto pubblici per spezzare la catena del contagio. Quindi che fare?

Gli ultimi dati sono chiari, e non ci siamo. Secondo l’asiatica CREA, Centre for Research on Energy and Clean Air, la concentrazione di particelle fini (PM2.5) e di biossido di azoto (NO2) – quelli più dannosi, in sintesi – in tutta la Cina sono ora agli stessi livelli di un anno prima. All’apice del lockdown nazionale all’inizio di marzo, i livelli di NO2 erano scesi del 39% dal 2019 e i livelli di PM2.5 erano scesi del 33%.

Causato principalmente dall’apparato industriale cinese, è un inquinamento diverso da quello europeo, in cui i dati che ci vengono proposti evidenziano come questo invece sia dovuto dal ritorno in circolazione dei mezzi di circolazione a diesel. A fornirceli è il CAMS, Copernicus Atmosphere Monitoring Service, che ha tracciato l’inquinamento in 50 città europee, evidenziando che 42 di esse hanno registrato livelli inferiori alla media di NO2 a marzo ma stanno ritornando ai livelli registrati nello stesso periodo dell’anno scorso. 

Fonte: European Air Quality Information Support Covid-19 Crisis, CAMS, 2020

Tenendo conto che è stato evidenziato da molti altri centri di ricerca quanto possa influire l’inquinamento dell’aria con il contagio da COVID-19, i dati appena esposti dovrebbero essere presi in considerazione con attenzione, sia dai singoli cittadini che dovrebbero riconsiderare seriamente i loro mezzi di trasporto, sia dalle aziende che non devono smettere di investire nella riqualificazione dei loro centri di produzione e sia dalle amministrazioni che dovrebbero ancora di più tenere d’occhio e calibrare questi due fattori con agevolazioni e azioni politiche efficaci.

2 Comments

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.