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Rassegna stampa Asiatica | 23 giugno 2020

Alcune notizie mattutine per chi si sveglia in Italia e ha voglia di buttare un occhio all’oriente.

Cambogia

Mentre Hun Sen (il primo ministro) dice che il suo partito governerà per 100 anni e che non c’è nessuno che gli si opponga. Alcuni oppositori sono in carcere, chi è in esilio non riesce a tornare nel paese, e i partiti di opposizione sciolti. Ad ogni modo, ha inaugurato una nuova sede di partito costosissima, e una mostra dove racconta le sue vicissitudini. La storia del primo ministro si sovrappone a quella dei Khmer Rouge, della casa reale e dei Vietnamiti. Merita.

Invece il Phnom Penh Post titola su come la rappresentanza del paese all’ONU abbia ribattuto con forza alla Grand Bretagna. Cos’è successo? In un organo di diritti umani la presidenza britannica ha rimarcato e chiesto al regno di permettere più diritti e rispettare quelli basilari. La rappresentanza cambogiana ha solo reagito.

Inoltre pare che il nuovo aeroporto di Siem Reap, nella città di Angkor Wat, sia al 30% completato. È dato ai cinesi, costruzione e gestione per 55 anni. Sono 55 anni di dati privati di milioni di turisti ogni anno, soprattutto europei e australiani. Auguri. Nel frattempo la Nuova Zelanda dà 3.8 milioni di dollari per aiutare lo sminamento del paese, una piaga assurda; se mai andrete nel paese, anche senza andare nelle campagne, troverete molte persone amputate. Il motivo? Le mine lasciate ovunque soprattutto dai Khmer Rouge di Pol Pot.

Myanmar

Nella ex Birmania l’Arakan Army ha rifiutato il peace talk via teleconferenza, mossa tattica? Fino a non poco tempo fa erano ben disposti. Vedremo. Un gruppo ambientalista propone un parco marino nel Rakhine. Bello? Sì, però mette i bastoni tra le ruote ai cinesi, e molto. Nel frattempo, il paese inizia a creare laboratori di analisi sempre più tech. Un bene per lo sviluppo del paese e del know how necessario per mille altre cose. Purtroppo, però, la riapertura delle università è ancora in dubbio.

Malesia

The Star mette in primissima pagina un messaggio chiaro: c’è voglia di ristabilire le connessioni tra Malesia ed Indonesia, soprattutto per il turismo medico ma il vicino (nel Borneo sono anche confinanti) è ancora ben lontano da aver controllato il Covid, quindi di aprire le frontiere non se ne parla.

Singapore

Qui invece cresce l’apprensione per la diffusione del virus a causa della riapertura da fase 2. Il governo controllerà e deciderà, dato che sono sufficientemente flessibili. Merita invece molta attenzione come la compagnia aerea nazionale, la Singapore Airline, ora possa fare i voli di transito tra molti paesi passando per Changi, il loro aeroporto. Il paese non ha un mercato domestico di voli (è una città stato) come altre compagnie aeree degli altri paesi; queste, infatti, si apprestano a fare (o già fanno) solo voli nazionali. Quindi? Quindi Singapore ha come unico sbocco aereo per il suo settore quello internazionale (travel bubble col paese) e quello di operare come hub di transito. Ma mentre le altre compagnie non volano internazionalmente o transcontinenti, la Singapore Airlines sì. Nel gran gioco di riorganizzazione mondiale del settore aereo si stanno posizionando molto molto bene.

Indonesia

Rinizia la costruzione della seconda linea di metro a Jakarta. E il Covid? Eh, bella domanda. Ma la notizia che merita attenzione è che mantiene le prime pagine la notizia del maltrattamento dei marinai indonesiani nei battelli da pesca cinesi. I due paesi, Cina e Indonesia, sono ai ferri corti per lo spazio marino e il governo indonesiano ha ormai messo da parte tutti (o quasi) gli aiuti cinesi. La situazione marinara è importante: gli Indonesiani sono un popolo orgoglioso delle loro tradizioni e quelle marine sono tra quelle. Il fatto che sia saltato fuori un video abbastanza truculento dove i corpi di alcuni marinai indonesiani sono buttati in mare da un peschereccio cinese ha solo esacerbato la diatriba e continua a mantenersi ben visibile nei social.

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