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Racconti dalla Palestina | Giorno 5

Ad At-Tuwani regna il silenzio. È mattina e fa freddo, il cielo è coperto da un fitto strato di nebbia e gli uccelli volano bassi, creando enormi disegni neri in aria. Siamo in un villaggio nelle colline a Sud di Hebron, a pochi chilometri c’è la città di Yatta, anche se qua sembra di essere su un altro pianeta.

At-Tuwani si trova a 500 metri dall’insediamento israeliano di Ma’on (costruito nel 1981) e dall’avamposto di Havat Ma’on, che sorge all’interno di una radura adiacente alla colonia. Nick ci spiega subito che, in teoria, entrambe queste colonie sono illegali per il diritto internazionale delle nazioni unite e per la legge israeliana, ma, in pratica, sono legittimate dal governo israeliano, che stanzia addirittura dei fondi per far si che gli ebrei vi si trasferiscano.

A sinistra il villaggio di At-Tuwani, centralmente l’avanposto di Havat Ma’on e a destra la colonia di Ma’on
FONTE: GoogleMaps

Il villaggio è costantemente sotto l’attacco dei coloni estremisti del movimento nazional-religioso, che hanno fissa dimora proprio nell’avamposto di Havat Ma’on.
Anche i bambini palestinesi che si recano a scuola subiscono queste violenze, ed è per questo motivo che molte associazioni pacifiche (Operazione Colomba) hanno volontari che operano sul posto tutto l’anno. Ma a volte anche questo non basta: nel 2004 furono feriti dei volontari dell’operazione colomba, nei pressi di Havat Ma’on, mentre scortavano i bambini lungo il tragitto per la scuola. Da quel giorno fu istituita una scorta armata dell’esercito israeliano per i bambini dei villaggi limitrofi che si recavano a scuola ad At-Tuwani, ma dopo pochi anni i soldati si tirarono indietro, smettendo di proteggere gli scolari.

Colonia di Ma’on. Sulla destra si intravede il bosco nel quale sorge l’avamposto.
FONTE: Divieto di sosta

Nonostante le continue violenze, gli abitanti del villaggio portano avanti una resistenza non violenta. Nick ci racconta che l’Operazione Colomba è un tassello fondamentale in questa lotta: i volontari si occupano di riprendere con le telecamere i soprusi e gli assalti quotidiani, per avere del materiale con il quale difendersi davanti a forze dell’ordine o durante i processi.

Nick ci presenta un giovane ragazzo, avrà circa quattordici anni, ma è difficile dirlo con certezza perché il suo volto è rimasto segnato durante un attentato e il suo sguardo è così duro che sembra abbia vissuto già gran parte della sua vita.

Ragazzo di At-Tuwani.

Veniamo poi ospitati da una calorosa famiglia che ci offre l’immancabile tè arabo per riscaldarci le mani. Ci raccontano che per loro la resistenza non violenta è un principio fondamentale, tanto che, con le evidenze delle brutali modalità israeliane, ci si fanno bellissime opere d’arte.

Affissione dei gas lacrimogeni usati dai coloni israeliani.

È difficile rimanere lucidi davanti a uno scenario simile. Una bomba durante la notte e la casa che crolla. I bambini da portare in salvo e tutti i propri averi andati distrutti. L’incertezza di quando sarà il prossimo assalto, la paura di sapere che i bambini non sono al sicuro neanche a scuola.
Si costruisce tutto in fango e sassi, le strade sono distrutte, come la maggior parte delle abitazioni.

Villaggio di At-Tuwani.
FONTE: Divieto di sosta

È difficile rimanere pacifici. Molto più di quanto mi immaginassi.

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