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ONE WALLET IN ASIA: Hong Kong effect(s)

Giulio B.
(@giulioenrico)
ASIA

Abbiamo letto tutti la dichiarazione del Dipartimento di Stato USA su Hong Kong e il suo status riconosciuto rispetto alla Cina. Molti penseranno: vabbè tutta fuffa elettorale di Trump che magari avrà pure chiamato Xi per annunciarglielo. In fondo è lecito aspettarsi che tra politici queste cose si facciano; di fatto sono tutti consapevoli di avere elettori e lobbisti a cui rispondere, e chi è al potere in paesi potenti non se la prende mai realmente, in pubblico sì, ma è il modo per rigirare la frittata… per un win-win di tutti.

Ma questa mossa è molto Pompeo e molto meno Trump. La storia personale di Pompeo e gli ‘accomplishments’ (necessari per avere un CV degno) dell’attuale Secretary of State, sono abbastanza grami, stile Conte per capirci, ma in proporzione. Negli States l’ormai dimenticato Rex Tillerson era ritenuto il peggiore SecState, ora in molti han capito che era molto meno peggio di quello che si immaginasse e che era la padella, non la brace.

Il SecState di origini italiane ha una molto turbolenta storia recentissima con attorney ed investigators che avrebbe chiesto a Trump di rimuovere. DJT che, come al solito, alla richiesta di commentare perché l’avesse fatto (licenziare tizio e caio) ha scaricato sul fido con un ‘Mike asked me’, cosa palesemente irregolare per essere leggeri.

Le strategie di coordinamento estero per il COVID non funzionano, le pressioni per avere il vaccino no matter from where non vanno, l’Iran fa il cavolo che gli pare pur essendo sotto enormi pressioni… e no, la morte di Al Baghdadi è dell’esercito, non sua. L’influenza americana all’estero poi è ai minimi storici e in generale l’amministrazione americana si muove in blocco con linee guida, non è sul pezzo né sui dettagli, un tipo di amministrazione differente da quella Obama e da quella Bush-Cheney.

Aggiungiamoci trade war Cina-USA e la storiaccia delle fake news sul COVID che hanno usato entrambe le amministrazioni, che sembrano giocare felici a ‘poliziotto buono poliziotto cattivo’ alternandosi l’uno per l’altro. Perché lo fanno? Per autolegittimarsi internamente (gli USA) e nell’area (la Cina nel sud est asiatico e Asia in generale). Perché autolegittimarsi? Elezioni a parte gli USA di Trump se ne stanno andando da quelle aree, anzi sono già praticamente scappati dall’Asia, lasciando un’autostrada, anzi un’autobahn, senza limiti al regime di Pechino.

Se gli Usa avessero voluto influire in Asia, il TPP faceva per loro: c’erano già tutti e la Cina non era ammessa. Tutte le nazioni asiatiche sbavavano per entrarci, avevano fatto mille concessioni su diritti dei lavoratori, libero mercato, etc. Trump ne usci e il tutto morì, o meglio diciamo che è nel congelatore fino all’arrivo dell’amministrazione Biden. Perché gli USA rimangono il mercato più attraente del mondo, e infatti con lo stop del TPP, la Cina pensava di poter portare a chiusura l’RCEP, il TPP a guida cinese: non ci sono ancora riusciti né ci riusciranno.

Con questa ottica di isolazionismo americano, espansionismo cinese e di mille cose bisogna vedere la vicenda Hong Kong. Chiariamo, hanno ragione gli Hong Kongini, hanno diritto a scegliersi la vita e non essere lasciati in pasto ad un paese non democratico e pericoloso. Detto questo hanno ragione anche i cinesi dal loro punto di vista e gli americani dal loro. Quindi? 

Personalmente la vedo male, molto male, per HK.
Ma dovevo dirvi degli effetti. Eccoli.

Le pressioni di questi anni hanno portato moltissimi a scappare, Taiwan e Singapore per molti, ma anche gli altri paesi del Commonwealth britannico, a cui possono ancora accedere ancora facilmente con il loro passaporto di HK.

Sì, hanno un passaporto diverso da quello cinese.

Passaporto di Hong Kong

Questo implica un impoverimento enorme del substrato giovane, talentuoso ed affidabile: la capacità critica è infatti essenziale per la creatività e la presenza di un regime la riduce a quasi zero per effetto sociale. Un esempio: la Cina prova da almeno un decennio ad essere hub di sviluppo tech, ma non ci riesce nonostante abbia passato decenni a copiare prodotti ed idee occidentali ed è costretta a continuare a farlo. Il Giappone anni ’70 passò attraverso una fase simile, copiava tantissimo, ma creò facilmente un background fertile per l’innovazione. E quando togli ad una città-stato i talenti, richiesti altrove, non togli solo la spinta umana indigena ma rendi l’environment arido, se non tossico, per gli investimenti esteri. Hong Kong sparira’ per come la conosciamo magari non perché passeranno questa ed altre leggi cinesi, ma perché la gente, stanca, scapperà. È un peccato, e sta già succedendo.

Ci sono forse due o tre speranzelle, una e’ che la Gran Bretagna si faccia sentire. Penso lo farà ma non ho ben chiaro come questo possa aiutare invece che solo posporre la morte della loro ex colonia. Giochini USA e Cina a parte, un’altra è che la situazione interna per Xi peggiori. Probabilmente si crede un semidio, o perlomeno agisce da tale e vuole tutto subito. La leadership cinese nei decenni non era mai stata cosi accentrata (l’ultimo era stato Mao e il macello lo conosciamo tutti) e questo ha inaridito il politburo del PCC (Partito Comunista Cinese, n.d.r.) ora fatto da yes men. Il crollo di Xi, anche se nessuno sa come, avrà un devastante effetto domino sulla Cina, ma libererebbe Hong Kong dal giogo.

Ma queste attuali decisioni americane che ripercussioni avranno nell’area? Che gli accordi internazionali con HK verranno più o meno rallentati (effetti sul business facilmente immaginabili). Singapore già l’anno scorso per le ultime proteste invitò esplicitamente tutte le compagnie a muoversi da loro e moltissime lo fecero; quelle già presenti nella città-stato fecero uno scaling down delle sedi di HK che divennero local branches: un massacro.

E le borse come rispondono oggi? Il Nikkei di Tokyo è per ora oltre il 2%, anche se rientra il fattore riapertura, c’è molto dei problemi cinesi ed americani. Così pure lo stock market Australiano che e’ in netto positivo.
Singapore stabile ma in positivo, come quello Thailandese, mentre quello Coreano in negativo ma non di molto. Invece Hong Kong è in rosso di quasi 1 punto percentuale. E se questo dato non appare molto, bisogna guardare alla risposta del mercato da dopo l’ultimo crollo di marzo. Si è ripreso ma mentre gli altri salgono, il trend di HK è verso l’abisso. Shanghai regge.

Per concludere, pensate di essere un investitore. Pensate di avere un certo capitale da investire in Asia. Lo fareste ad Hong Kong?

Chiosa: Pechino sta strozzano piano piano HK. In Asia l’hanno capito e, come sciacalli, ne stanno approfittando. Qualunque esito vi sia nel parlamentino di HK per questa ed altre leggi pro Cina, presenti passate e future, non ha molta importanza, Pechino sta raggiungendo il suo obbiettivo: mettere in ginocchio la città. Hanno tempi cinesi e lo stanno facendo solo un po’ più velocemente per manie di Xi. Gli Hong Kongini non possono fare altro che fare il gioco di Xi, protestare. In ogni caso Xi sembra vincere, ma la storia non è mai lineare. Vedremo.

P.S. a Settembre ci sono elezioni legislative a HK. Se vanno come le ultime, i partiti pro Cina spariranno e, nonostante i membri nominati direttamente da Pechino, le opposizioni avranno la maggioranza.

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