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One Eye On OceanAsia: Travel bubbles come strumento geopolitico

Giulio B.
(@giulioenrico)
ASIA

Singapore

Oggi è il gran giorno in cui riapre. A fasi, ma riapre. La powerhouse regionale, centro finanziario ed economico, è la chiave per far ripartire tutto. I giornali locali riportano (e da sempre) le linee guida di ogni posto di lavoro, di studio, pubblico, come comportarsi e cosa aspettarsi. I contagi sono a zero da un po’ e son limitati ai lavoratori dei dormitories, ormai isolati da settimane, e il quadro in questa comunità darà molto lavoro da fare agli epidemiologi. Ci sono alcune notizie importanti, anzitutto la travel bubble (che vole dire influenza geopolitica, investimenti, etc.) con l’Asean per ora non ci sarà. Gli altri paesi, meno rischiosi, vengono prima. Interessante il riassestamento politico. L’hotel Uzbekistan, nell’omonimo stato Asiatico, un osceno massiccio hotel sovietico, è stato venduto ad una compagnia con base a Singapore. Potrebbe essere una pedina nei giochi politici del gruppo Eurasia a cui Singapore ha attivamente partecipato recentemente, dato che l’espansione centroasiatica della città stato è un punto molto interessante e molto poco considerato.

Giappone

Il paese del Sol Levante sta pianificando la riapertura dei confini con Thailandia, Vietnam, Australia e Nuova Zelanda, mentre un terremoto di magnitudo 5.3 colpisce la prefettura di Ibaraki. Un valore cosi basso per gli standard di sicurezza giapponese che viene rilevato solo come dato statistico. 
Direte voi “eh vabbè ma lo so sono sismici e costruiscono con senno”. Perché, l’Italia non lo è? Perché, studiare e sviluppare tecnologia antisismica ha applicazioni solo in costruzioni antisismiche?

Vietnam

Due cose dal paese che in realtà si chiama Viet Nam (il paese dei Viet), anzitutto la crescita forse inaspettata dell’export di legname nonostante il feroce lockdown messo in pratica dal governo di Hanoi. Un segno molto positivo, ma forse influenzato dal fatto che l’Indonesia ha messo ingenti restrizioni all’export del legname. Staremo a vedere. L’altra è la notizia che il mercato della birra, nel paese che è decimo consumatore mondiale, si appresta a qualche riassestamento. Ne avevo già parlato, molte marche provano ad entrare con microbreweries, ma il fatto che il giornale in inglese ne parli apertamente vuol dire che c’è qualcosa in ballo. Il mercato ovviamente fa gola a tutti.

Indonesia

l paese ‘is bracing for impact’, finita la settimana di vacanza post fine Ramadhan (visite familiari, soldi e regali), la gente si ritrova a dover tornare nelle grandi città perché senza soldi. Jakarta prevede l’arrivo di 2 milioni di veicoli (bus, macchine, etc) tra il fine settimana appena passato ed oggi. Ieri infatti era Pancasila Day, festa dello spirito nazionale (Pancasila). Per entrare a Jakarta ci vuole l’autorizzazione: chi non l’avesse, ossia il 99% delle persone, verrà messo in quarantena nelle arene sportivi. Eh sì, si rischia contagio di massa.

Thailandia

Mentre il partito di governo subisce un terremoto interno tra i suoi quadri più importanti, probabilmente orchestrato dall’attuale vice primo ministro, la vita riprende. Ciò che rimane chiuso è il confine con la Cambogia. Questo sta portando a manifestazioni di protesta da parte dei commercianti e lavoratori cambogiani dallo loro parte del confine. I due paesi, bisogna dirlo, hanno una turbolenta storia di vicinato, guerre e sfera di influenza sono argomenti millenari. Se in entrambi i paesi le persone hanno nomi molto lunghi e spesso simili, i diminutivi sono invece molto diversi. Usare le prime o le ultime sillabe di un nome thai o cambogiano può distinguerti come l’uno o l’altro ed, eventualmente, insultare. Bizzarrie. Ma ricordo anche che Anggkor Wat, Unesco World Heritage, si trova a Siem Reap, cittadina cambogiana cui nome vuole dire più o meno ‘la sconfitta del Siam’ dove il Siam è il vecchio nome esterno della Thailandia.

Malesia

In Malesia si rincomincia piano ma non tutti gli stati della federazione sono uguali. Sabah e Sarawak sono due stati nel borneo, isole che dividono con l’Indonesia e il Brunei. Sono i due stati malesi più poveri economicamente ed hanno una indipendenza molto marcata. Persino in voli nazionali (per esempio dalla capitale Kuala Lumpur ad un aeroporto di Sabah o Sarawak) bisogna passare un controllo immigrazione, una delle tante storture del federalismo malese che indispettisce i malesi stessi. Beh per potersi ricongiungere con familiari provenienti dagli altri stati malesi bisognerà prima ottenere l’autorizzazione delle autorità. Strano? Forse, ad ogni modo lo Stato di Johor, situato a sud della penisola e davanti a Singapore, fa chiaramente sapere (nuovamente) di volere la High Speed Rail. Per loro è fondamentale e l’importanza dello stato crescerebbe enormemente. Da notare che se il precedente primo ministro aveva fatto orecchie da mercante sulla questione, l’attuale è molto Singapore friendly: nella città stato si è anche recentemente curato da un cancro, ricevendo periodiche visite dalle autorità. C’è anche da dire che il prossimo Re della Malesia (carica a rotazione quinquennale tra i sultani) spetta al vulcanico Sultano di Johor. Una star, ricchissimo ma una star. E come tutti i sultani è proprietario di molti terreni.

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