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One Eye On OceanAsia: Oggi 31 anni fa iniziava tutto

Oggi è il 3 Giugno, il 4 di 31 anni fa ci fu il massacro a piazza Tiananmen. Non erano ribelli, non era nulla di più che cittadini (ed in particolare studenti universitari) che chiedevano diritti in più per loro e per i minatori.
Non c’era nulla di sovversivo, non nel senso che intendiamo noi, erano e volevano stare all’interno di un processo di riforme che ritenevano giusto e necessario ed in linea con i principi del paese. Non ottennero che un massacro.

Piazza Tananmen. FONTE: ABC NEWS

Le vicende le potete leggere tranquillamente in qualunque pagina di wikipedia. Oggi le autorità thailandesi e di hong kong hanno proibito le usuali veglie. Tristissimo momento per tutti.

Parliamo ora di altro. No, non dei documenti dell’inchiesta AP, documenti dell’OMS che mostrano come già da fine Dicembre sapessero del corona virus, della sua pericolosità e dell’insabbiamento dei cinesi. Per quello c’è l’AP (Associated Press).
Vediamo cosa succede geopoliticamente.

Asia

Giappone

Il paese è in piena, attività internazionale. La costanza di Shinzo Abe, la giapponesissima calma e pianificazione a medio e lungo termine (unita alle travel bubbles) sta favorendo l’influenza del paese del Sol Levante. Vediamo come stanno le cose dai semplici giornali in lingua inglese. In Indonesia il governo avrebbe chiesto con insistenza ai Giapponesi di subentrare o di cooperare con i Cinesi per l’alta velocità tra le città di Jakarta e Bandung. Il bisogno di un altro partner può voler dire molte cose, ma sicuramente lo spostamento dell’asse geopolitico è netto e sbandierato, un fatto da non sottovalutare.
Infatti l’amministrazione che aveva approvato e dato il progetto ai Cinesi è la stessa di adesso, come pure è la stessa che aveva dato ai Giapponesi l’incarico di pianificare e realizzare la metro a Jakarta. Lo spostamento dell’interesse dall’influenza cinese a quella del mondo occidentale è sempre più marcato. Difficile che ci stiano a fare un project sharing, per questioni di apparenza, di tecnologia e mille altre ragioni. Invece col Vietnam il governo di Abe pensa di creare la travel bubble e creare specifici corridoi di investimento, cosa che al Vietnam piace e che sostiene. Una nota dolente viene dal rapporto sempre burrascoso con la Corea del Sud, che parrebbe intenzionata a tornare all’Organizzazione Mondiale del Commercio per le ormai solite questioni di tech. In Myanmar invece, partner ormai storico ed assodato, la JICA (Japan International Cooperation Agency) ha in mano la missione di fare uno studio su un porto in una Special Economic Zone. Il porto suddetto sarebbe ad alta profondità. Il pescaggio delle navi entranti nei porti dell’ex Birmania è stata e rimane un problema enorme.

Myanmar

Mentre Aung San Suu Kyi ricorda a tutti i suoi diplomatici che è un dovere costituzionale dello Stato, oltre che morale, avere cura e riportare sani e salvi i lavoratori myanmaresi all’estero – cosa che il nostro ministro degli affari esteri, il trottolino Di Maio dovrebbe capire, visto lo schifo con cui tratta gli Aire (vedesi puntata di striscia la notizia) – alcuni gruppi ribelli (nel Rakhine e nel Chin) chiedono all’esercito regolare (Tatmadaw) di sottoscrivere la tregua unilaterale. Sono in difficoltà.

Vietnam

Del desiderio apertamente mostrato di partnership con il Giappone ho detto prima, merita solo ricordare che il Viet Nam News, quotidiano in lingua inglese (ve ne sono altri in francese) mostra quasi una piena pagina sulla partnership strategica con l’Italia, marcando il tutto con una bellissima foto. È un articolo scritto dall’Ambasciata Italiana, ma l’ospitata è un bel segnale.

Cambogia

Hun Sen, il primo ministro, è dovuto correre ai ripari dopo aver concesso l’accesso ad una base navale alla marina Cinese. Ora la offre anche a chiunque altro. I partner regionali, immagino la Thailandia in primis e l’India, ed extra regionali, leggisi probabilmente USA e Australia, non avrebbero affatto gradito.

Thailandia

Buon compleanno alla Regina! E i giornali sono pieni di auguri! A parte questo particolare, si ipotizza che l’e-learning potrebbe essere un asset educativo molto a lungo.

Malesia

Il prezzo del durian è passato da 35 ringgit malesi a 66 centesimi. Il cambio non ha importanza, quanto la scala della differenza di prezzo. Il durian è un puzzolentissimo frutto equatoriale molto amato dai cinesi. La Malesia, come la Thailandia, sono i due maggiori produttori ed anche il settore produttivo dell’ex Siam ha incontrato un tracollo. Cosa voglia dire è chiaro: mancano gli acquirenti, ossia i compratori cinesi. Perché? Perché la classe media cinese sta stringendo la cinghia.

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