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ONE EYE ON ASIA: OceanAsia

Cosa sta succedendo dall’altra parte del mondo? Tanto come al solito. Intanto, qui potete trovare tutte le edizioni scorse.

Oceania

Le Fiji affrontano il caos di un partito che si spacca. Tutto il mondo è paese. Ma la notizia più importante viene dalla Nuova Zelanda. Il paese è notoriamente molto sismico, se avete voglia potete cercare su internet le immagini dei terremoti a Christchurch. Terribili. Questa volta molti meno danni ma c’è un video online della premier Jacinda Arden che nel mentre di un discorso si accorge del terremoto. Sorride, tesa, ma conscia della sua posizione istituzionale tiene duro. Il video, benché faccia sorridere, la dice lunga sulla responsabilità di una leadership. La Arden la ha.
In merito al tracollo e alla bancarotta della Virgin Australia, il Bain Capital è alla seconda fase di dialogo e trattative. Ora ricorderete che anche la Thai Airways è andata in amministrazione controllata, perché non pare fare gola quanto la Virgin Australia? Discorso complesso, sia per la struttura dei mercati asiatici ma anche per le più occidentali regole Australiane. La stabilità del paese (e quindi delle leggi) sono fattori importantissimi.

Asia

Asia ora. Che si dice di bello anche se in ritardo sul solito?
Poco in generale (e non parlerò di Hong Kong, ne potrete leggere ampiamente altrove), ma sicuramente molto Vietnam. Il paese sta sfruttando l’essere fuori dalla crisi COVID, vero o meno che sia. Anzitutto riportano a casa 300 dei loro connazionali, mentre da noi il ministro incaricato ha detto a Striscia che degli Italiani all’estero si ha paura che potrebbero portare il virus. A parte la cosa vergognosa di lasciare gente in mezzo mondo, neppure sa che gli italiani comunque possono rientrare.
Torniamo al Vietnam… cos’altro c’è di interessante? I giornali continuano a parlare, e sempre bene, di Israele, una cosa veramente inusuale per la regione indocinese. C’è anche un fortissimo dibattito se la nazione dovrebbe o meno strizzare l’occhio alle compagnie che escono dalla produzione in Cina (leggisi USA), diversificare, etc. Già ieri si parlava molto di cloud (e direttamente dall’Assemblea nazionale eh, mica solo sui giornali!). C’è anche una crescente attenzione al blocco delle acquaculture ed import di gamberi. In Cina da Febbraio c’è un virus che ne sta massacrando la produzione; ad Hanoi tagliarono i ponti con la Cina per il COVID già alle prime avvisaglie: vedersi in ginocchio anche nel settore ‘seafood’ a causa dell’ingombrante vicino no, non fa per loro.

Myanmar: due piccole cose. Una capo regionale è stata giudicata colpevole di corruzione. 30 anni di condanna. Bravi. Hanno anche ricevuto un’estensione della deadline per prestiti dell’Asian Development Bank, banca a guida e fondi Giapponese. Tra il paese del Sol Levante e Yangoon c’è sempre un’ottima intesa.

Singapore ieri parlava chiaramente che 9 lavoratori su 10 vorrebbero continuare lo smartworking; non per forza da casa eh, non capite male. Che implicazioni possa avere questo per il mercato immobiliare, di spazi di coworking, sulla sicurezza informatica industriale e delle varie compagnie si puo’ solo iniziare ad immaginare: è una cosa che potrebbe cambiare enormemente il paradigma lavorativo mondiale e Singapore è spesso rapida e decisa nel cambiare strategie. Se la Silicon Valley già implementa cose del genere, potremmo vedere uno stravolgimento totale che non riguardi solo il settore dell’high tech. Sarà rivoluzione? Io dico di si, anche perché era un articolo a tutta pagina, che va nelle direzioni del governo.

Le Filippine invece hanno la prima fregata con capacita’ missilistica. Poco al confronto della Cina. Ma pur sempre qualcosa.

In Thailandia un ex vice primo ministro formerà un nuovo partito, abbastanza classico nella politica Thai: quando un partito viene illegalizzato o bandito, si raggruppano e ne formano un altro, nulla di particolarmente inusuale.
È invece interessante che si continui (nonostante la chairmanship Asean della Thailandia sia finita da 5 mesi) a parlare di RCEP, ma detto in breve dovrebbe essere il TPP ma dominato dalla Cina. Tuttavia le cose non vanno come dovrebbero: la stagnazione dei tavoli di discussione non promette, l’India esce e poi rientra ma solo in parte. Insomma, manca l’attrattività e la forza che gli USA avevano nel TPP e che avranno con Biden al comando. Il TPP, si badi bene, è ciò che porterà la Cina ad abbassare la cresta, quella che sta sventolando con tutti. 

Un appunto finale. Tanto sui giornali Thailandesi che di Singapore sono apparsi articoli e discussioni sulla tracciabilità dei pagamenti digitali e in cripto che la Cina sta promuovendo per controllare: sono allarmi chiarissimi.

Giulio B. (@giulioenrico)

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