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Myanmar: colpo di stato e arresto di Aung San Suu Kyi

I fatti

E’ l’1 febbraio e in Myanmar l’esercito guidato dal generale Myint Swe arresta Aung San Suu Kyi, la leader del partito vincitore assoluto (85% dei voti) delle elezioni dello scorso novembre, mettendo lei e alcuni esponenti ai domiciliari. E’ stato eseguito il blocco di internet e della comunicazione via televisione e radio al fine di rendere difficoltosa l’organizzazione di proteste, che avverranno comunque e che sono ancora in corso per incitamento della leader stessa e per la voglia di libertà dei cittadini. Nel frattempo, a capo della transizione è stato messo Min Aung Hlang. Gli USA hanno imposto sanzioni e l’UE ha espresso contrarietà per l’accaduto, auspica un ritorno alla libertà e ha annullato gli aiuti finanziari a programmi del governo. Cina e Russia ritengono la faccenda affare interno.

Fonte: gadgets.ndtv.com

Il colpo di stato non deve essere una sorpresa, date le polemiche e le accuse di brogli che i militari rivolgevano a Aung San Suu Kyi, da settimane e data la storia dello stato: composto da più di 135 gruppi etnici, di cui almeno 20 armati, 10 dei quali tutt’ora in guerra tra loro, e che dall’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, ha conosciuto solo il regime militare, fino al 2011, quando Su Ki stessa riuscì a trovare un accordo con l’esercito per una transizione democratica, cosa che ha permesso di indire le elezioni nel 2015. Aung San Suu Kyi, era riuscita a trovare un accordo con i gruppi etnici armati per trasformare il Myanmar in una federazione, ma i suoi sforzi potrebbero essere vanificati dall’esercito.

Il processo democratico iniziato nel 2011 con l’accordo tra Aung San Suu Kyi, e l’esercito si basa su una Legge Fondamentale (2008) che prevede il 25% dei seggi parlamentari all’esercito, che tiene per sé i ministeri di Interni, Difesa e Controllo delle Frontiere, ossia di base controlla lo stato, garantendo ampia protezione dai processi per crimini di guerra. Aung San Suu Kyi, è stata criticata a livello internazionale per non aver cambiato la situazione dei Rohingya, tanto che l’UE le ha tolto il premio Sakhrarov, atto che probabilmente lascia pensare ai militari che l’occidente la stia abbandonando e dando quindi loro modo di peggiorare la loro condotta, nonostante abbiano nominato in un ministero rilevante quanto Economia e Finanza una donna che si presenta come anti-Suu Kyi, a partire dall’origine, ricca e imprenditrice nei settori immobiliare e pietre preziose (i due settori trainanti), per attirare investimenti stranieri e usarla come “faccia buona”. Ma si tratta di ipotesi, al momento.

La stessa Legge Fondamentale prevede che chi abbia figli con cittadinanza straniera non possa essere eletto Presidente né Vice Presidente del governo. Questo punto deve essere stato pensato contro Aung San Suu Kyi,, in quanto i suoi figli hanno cittadinanza inglese.

Chi è Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi, è figlia di un generale indipendentista ucciso un anno prima dell’indipendenza del Myanmar (allora fu chiamato Burma) dal Regno Unito, e durante il regime militare si è battuta per i diritti e la libertà, diventando un simbolo della non-violenza e passando 15 anni ai domiciliari. Questa sua attività pro-libertà le è valsa il premio Sakhrarov per la libertà di pensiero nel 1989 e l’anno successivo, 1990, il Nobel per la Pace. Da allora ha operato in politica tramite il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (LND), da opporre al partito dei militari, il Partito dell’Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo (USP).

Fonte: ISPI

Nonostante le critiche internazionali riguardo la situazione dei Rohingya, la lady è ancora considerata un simbolo per i diritti umani nella regione del sud est asiatico e riceve ancora consenso. L’ASEAN (organizzazione internazionale del sud est asiatico corrispondente all’UE) ha invitato alla calma in Myanmar per l’importanza degli investimenti cinesi nella Regione, anche in Myanmar. Le prossime mosse dei militari non sono certe, dato che la forte volontà di libertà dei cittadini si sente anche nelle giovani leve dell’esercito, che potrebbero voler scacciare gli anziani, come hanno chiesto già nel 2018. A dimostrazione di ciò, all’epoca dei 15 anni di domiciliari, grazie alla collaborazione estera e la capacità di dialogo di Aung San Suu Kyi, l’esercito non chiese ricatti per la sua liberazione.

Cosa ci importa degli avvenimenti di uno stato così geograficamente lontano da noi?

Ci sono varie ragioni per tenere d’occhio la situazione. Quella puramente economica è la quantità di pietre preziose di alta qualità che si commerciano da noi ma provengono dal Myanmar e stati limitrofi. Sono possibili rialzi di prezzo o ritardi dovuti ai blocchi imposti dai militari.

Il secondo motivo di interesse è la questione dei Rohingya, una delle etnie dello stato, che però da decenni sono trattati come i rom da noi: non hanno accesso ai diritti civili, a partire dalla cittadinanza, sono disprezzati e usati come capro espiatorio per le dispute dello stato. Dagli anni 70 ad oggi, 2,5 milioni di Rohingya sono scappati in Bangladesh e attualmente ci sono missioni ONU per verificare se gli incendi di massa dei loro villaggi, le esecuzioni sistematiche e gli stupri di massa abbiano il fine della pulizia etnica (genocidio).

Fonte: Anadolu Agency

La terza ragione è la posizione del Myanmar. Ricordiamo che il Myanmar confina con metà del mondo (Cina e India). L’ASEAN ha invitato alla calma in Myanmar per il peso degli investimenti cinesi nella Regione, anche in Myanmar. Questo o rende uno stato potenzialmente molto instabile: tra pressioni e soldi cinesi e la questione degli Uiguri da una parte, il confine con il Bangladesh che rischia di causare guerriglia al confine con l’India, ce n’è per scatenare mine a grappolo. Bisogna tenere i riflettori accessi a lungo per impedire che il Myanmar si trovi tra due fuochi. Ne va della stabilità dell’area.

Le prossime mosse

Le prossime mosse dei militari non sono certe, dato che la forte volontà di libertà dei cittadini si sente anche nelle giovani leve dell’esercito, che potrebbero voler scacciare gli anziani, come hanno chiesto già nel 2018. A dimostrazione di ciò, all’epoca dei 15 anni di domiciliari, grazie alla collaborazione estera e la capacità di dialogo di Aung San Suu Kyi, l’esercito non chiese ricatti per la sua liberazione.

Se l’occidente impone sanzioni sul Myanmar non ottiene gran che, dato che gli investimenti della Cina superano l’80% del totale. Quindi le sanzioni inasprirebbero i rapporti con i militari e isolerebbero la lady senza vero giovamento. Se l’occidente vuole avere davvero un impatto su questa faccenda, deve mediare con Cina, Corea del Sud e Giappone, i principali investitori in tutto il sud est asiatico.

Le prossime mosse dei militari non sono certe, dato che la forte volontà di libertà dei cittadini si sente anche nelle giovani leve dell’esercito, che potrebbero voler scacciare gli anziani, come hanno chiesto già nel 2018. A dimostrazione di ciò, all’epoca dei 15 anni di domiciliari, grazie alla collaborazione estera e la capacità di dialogo di Aung San Suu Kyi, l’esercito non chiese ricatti per la sua liberazione.

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