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Militari al di sopra della legge: nuovi casi di Covid in Asia

In Thailandia ed in Giappone sta saltando fuori un problema non considerato da nessuno: i viaggi dei militari.

Questi non sembrano essere sottoposti agli stretti controlli, regole e ‘accountability’ a cui sottostiamo tutti. Se i problemi (che vi saranno chiari tra poco) siano un problema limitato alla Thailandia o a quell’aeroporto specifico è tutto da vedere. Il fatto che qualcosa sia saltato fuori anche in Giappone, seppure in maniera leggermente diversa, a me qualcosa da pensare la darebbe.

Il caso dei militari americani in Giappone

Ad Okinawa circa una quarantina di militari americani sono risultati positivi al Covid. Le loro interazioni con la popolazione sono sotto controllo ed ovviamente sono stati isolati nella base, base che probabilmente verrà isolata ben presto, ma è un problema politico non indifferente. Ad ogni modo a parte essere l’ennesimo problema che portano gli americani ad Okinawa, il fatto rivela che i soldati o il personale civile della base non parrebbero passare dai doverosi canali di screening. Okinawa, va detto, è il posto dove vive il numero più alto di anziani ultracentenari al mondo assieme alla Sardegna che ha una bella base Nato.

Thailandia

In Thailandia è successo qualcosa di parzialmente simile, con i militari che non sarebbero passati dagli screening doverosi.

Ecco la vicenda: un gruppo di militari egiziano, non meglio identificato da nessuna delle autorità (e non dico in identità ma neppure in numero), vola dall’Egitto agli Emirati Arabi Uniti, al Pakistan fino all’aeroporto di U-Tapao (Pattaya, Thailandia), facendo nei primi due posti solo dei brevi stop-over (o così viene riportato). A Pattaya arrivano, non sono stati controllati per Covid, ed una volta sistemati in hotel, senza alcuna quarantena, da lì sarebbero andati in giro: shopping mall, cena, etc.

La mattina successiva hanno preso l’aereo per l’ultima trance del viaggio, a Chengdu, in Cina. Sì, in Cina, paese da e per il quale i voli sono ancora bloccatissimi. E poi? La sera stessa, senza dormire a Chengdu quindi, hanno ripreso l’aereo per tornare a Pattaya in albergo e passare la notte. All’arrivo o alla ripartenza la mattina successiva uno dei soldati, mostrando i sintomi, sarebbe stato finalmente testato positivo.

Siamo tutti uguali di fronte al virus?

Ora, a parte l’incredibile viaggio (la cui natura andrebbe capita), mi pare abbastanza chiaro che per chissà quale motivo siamo davanti al fatto che i protocolli non paiono valere per certe persone.
Il motivo dietro a queste leggerezze possono essere molte: il senso di superiorità militare, il senso di ‘sto bene’ che molti credono di poter brandire come fosse un esame clinico, l’ovvia titubanza/sudditanza verso militari del personale aeroportuale (che deve in tutti i modi cercare di non scontentare i potenti e tenersi un posto di lavoro di questi tempi), lassismo nelle pratiche di screening, senso di sicurezza, etc.

I motivi sono davvero mille e probabilmente tutti complici seppure in diversa misura.

Rimane il fatto che probabilmente questi due casi stanno portando a galla una situazione che nessuno immaginava e che, a mio avviso, va considerata molto, molto presto. I militari NON possono essere considerati superiori al virus. No matter what.

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