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Milan: il controverso rinnovo di Pioli è la scelta migliore

In settimana è finalmente arrivata la notizia che i tifosi milanisti attendevano da tempo: Stefano Pioli sarà l’allenatore del Milan anche per la prossima stagione. Il comunicato della società é arrivato subito dopo la vittoria – l’ennesima – sul difficilissimo campo del Sassuolo. Al “Mapei Stadium” decisiva la doppietta dell’eterno Zlatan Ibrahimovic.

Paradossalmente il comunicato tanto atteso ha esito inatteso, perché anche se il tecnico parmense – soprattutto dopo il ritorno in campo dalla quarantena – ha mantenuto un ruolino di marcia da scudetto, gli accordi presi, a questo punto possiamo dirlo, troppo prematuramente, con Rangnick, sembravano potersi concludere da un momento all’altro a favore del tedesco, il quale avrebbe avuto il controllo a 360 gradi anche del mercato rossonero, vestendo sia i panni di allenatore che di dirigente.

Niente Rangnick e niente rivoluzione

L’arrivo del tecnico ex Lipsia avrebbe escluso la possibilità di una permanenza dell’altro, o meglio, del più grande beniamino della tifoseria: Zlatan Ibrahimovic, che non avrebbe trovato spazio nel nuovo progetto della nuova società, dal quale si sarebbe sicuramemte distaccato anche il dirigente Paolo Maldini.
Con la conferma di Pioli i tifosi sognano, o meglio, vedono in maniera concreta la possibilità di poter ammirare lo svedese anche il prossimo anno.

Pioli è la scelta migliore

Ma tornando a Pioli, non resta altro che dirsi favorevoli a questa decisione di prolungare la fiducia al tecnico per altri due anni: arrivato in punta di piedi e tra lo scetticismo e il nervosismo generale – in quanto lo stesso Pioli si era detto tifoso interista – il tecnico ex Fiorentina, Inter e Lazio é riuscito a portare l’ambiente dalla sua parte, a suon di prestazioni convincenti, in cui ha dimostrato di essere un vero e proprio leader silenzioso, poiché senza mai rilasciare dichiarazioni ed avere comportamenti fuori dagli schemi, ha di fatto stravolto la realtà rossonera, risollevando e dando un’identità di gioco ben definita ad una squadra precedentemente demotivata e confusa.

La semifinale di ritorno pareggiata mantenendo la rete inviolata contro la Juve nonostante l’inferiorità numerica subita nei primi minuti; il poker rifilato al Lecce; le vittorie contro Roma, Juve e Lazio in meno di due settimane; il pareggio a Napoli e i successi convincenti contro le emiliane Parma, Bologna e Sassuolo rappresentano uma testimonianza importante di un gruppo unito in cui tutti i giocatori, dal più giovane al più esperto, danno tutto per il proprio mister. E a questi numeri va ad aggiungersi anche la crescita esponenziale dei singoli giocatori: l’incredibile rendimento di Bennacer, sempre più top player; l’esplosione del giovane classe ’99 Saelemaekers, arrivato da sconosciuto e diventato pedina fondamentale; il “ritrovamento” di Calhanoglu e Kessie, giocatori letteralmente rinati grazie alla fiducia che in lui ha riposto Pioli; la forma devastante di Rebic, che sta strappando anch’esso il riscatto a suon di gol; la condizione invidiabile di Ibra, che con Pioli ha instaurato con il tecnico un rapporto di stima e fiducia.

Che dire, esonerare un allenatore del genere per affidarsi ad un’ennesima scommessa come Rangnick avrebbe rappresentato un evidente ed assurdo autogol, che i tifosi del Milan, prima contro e adesso dalla parte di Pioli, avrebbero fatto molta fatica a digerire.

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