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Me contro Te e l’ignobile bombardamento pubblicitario

Partiti da un canale YouTube, i Me contro Te sono diventati il nuovo fenomeno del momento. Ma come hanno fatto?

Nel Capitolo XII di Pinocchio, fanno l’apparizione il Gatto e la Volpe. Personaggi controversi, arcigni ma che agli occhi di Pinocchio non sembrano poi così male, essi tenteranno di rubare le monete del povero burattino tramite artificiosi piani: il primo tra tutti, quello di convincerlo a sotterrare i suoi cinque zecchini d’oro nel Campo dei Miracoli perché – a detta loro – in questo modo sarebbe cresciuto un magnifico albero colmo di monete. Un po’ per ingenuità, un po’ per la fiducia che Pinocchio aveva iniziato a provare per loro, i due alla fine la fanno franca e riescono a scappare con il bottino, lasciando il povero Pinocchio senza un soldo.

Edoardo Bennato ci ha addirittura fatto un concept album sulla storia di Carlo Collodi nel 1977, ottenendo un enorme successo proprio con la canzone “Il gatto e la volpe”. Quante volte ritorna in testa il versetto “Lui è il gatto ed io la volpe, siamo in società / di noi ti puoi fidar”, anche se la canzone non la si riascolta da anni? Un versetto che è molto simile all’introduzione presente in quasi tutti i video su YouTube dei Me contro Te, che fa “Ciao a tutti / lui è Luì e lei è Sofì / e insieme siamo i Me contro Te!”.

Nel meraviglioso articolo di Alice Valeria Olivieri per Link Idee per la TV, viene citato il sentimento di Unheimlich (parola tedesca che significa “perturbante, sinistro”, ripresa da Freud) per descrivere la sensazione che si prova guardando un video dei Me contro Te. Non c’è espressione migliore, attualmente. Non tanto per il tipo di intrattenimento per bambini che cercano di evocare, ma per il fine ultimo che è tutto tranne che educativo.

Facciamo un passettino indietro. Chi sono i Me contro Te? Canale YouTube aperto nel 2014 da Luigi Calagna e Sofia Scalia – una giovanissima coppia della provincia di Palermo – i video proposti trattano prettamente di scherzi e challenge tra i due, spesso anche prendendo spunto da video di altri canali o pagine social. Con il passare del tempo, video dopo video, hanno capito che le loro performance venivano visualizzate principalmente dagli Under 12, portandoli quindi a radicalizzarsi sempre di più verso questo pubblico utilizzando un linguaggio sempre più semplice e un intrattenimento spensierato.

Una formula vincente che, a distanza di 6 anni, li ha portati ad avere più di 5,6 miliardi (sì, avete letto bene) di visualizzazioni e 5,5 milioni di iscritti sul canale YouTube. Questo nel loro canale principale. Per non citare gli altri canali associati (uno con le loro canzoni, uno con i video fatti in altre occasioni e addirittura uno con i loro video del canale ufficiale doppiati in spagnolo). Come ci sono riusciti? Facendo un video al giorno dalla durata di circa 10 minuti e pompando il loro canale sempre di più con contenuti che fanno impazzire i bambini italiani.

C’è della genialità in tutto questo, c’è da ammetterlo. Anche perché seguendo la stessa formulina ripetitiva, ogni giorno, sono riusciti ad arrivare ad un punto tale che li ha portati addirittura a produrre un film “Me contro Te. La Vendetta del Signor S”, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 17 gennaio – che nella prima settimana dall’uscita ha superato gli incassi del film di Checco Zalone “Tolo Tolo”. Evento impensabile, anche perché questa è stata la prima occasione che i Me contro Te hanno avuto per farsi conoscere tra gli adulti senza figli. Un successo che vogliono sfruttare, giustamente, tant’è che è già stato annunciato l’uscita di un secondo film per il prossimo inverno.

Quindi, cosa è che rende Unheimlich il lavoro dei Me contro Te? Non è tanto il tipo di intrattenimento infantile che sono riusciti a creare e che, seppur discutibile, i Millennial hanno poco da commentare in quanto anche loro sono cresciuti guardando cartoni e programmi osceni. Anzi, secondo le opinioni di alcune mamme intervistate da ExCentrico, è un tipo di intrattenimento indubbiamente migliore rispetto ai video YouTube che spesso si ritrovano a guardare i bambini di oggi (un esempio, i gamer che si registrano mentre mostrano i loro mirabolanti gameplay dei videogiochi del momento). Altri genitori invece li ritengono diseducativi perché con i loro scherzi sono andati ad influenzare i bambini, portandoli ad imitare le loro gesta a scuola. Diciamo che si sono create delle fazioni, anche piuttosto forti, dove da una parte assistiamo al Movimento Italiano Genitori che ha premiato i Me contro Te per il loro servizio “particolarmente educativo”, dall’altra invece troviamo genitori che sui social si lamentano spesso dei due ragazzi. Non è un caso che Luì e Sofì hanno dovuto mettere il blocco dei commenti sui loro video YouTube.

Quello che li rende altamente sinistri è il fine ultimo che traspare dai loro video. Come il gatto e la volpe di Pinocchio, i Me contro Te si son ritrovati in una posizione di potere nei confronti dei bambini che li osservano giorno e notte andando a mirare la loro ingenuità. Sì, perché seguendo il loro modus operandi, si sono resi conto che per guadagnare qualche soldino in più (oltre a quelli recepiti con le visualizzazioni su YouTube) avrebbero potuto iniziare a vendere il loro merchandising direttamente all’interno dei loro video delle loro mirabolanti avventure.

Non sono i primi, né saranno gli ultimi, certo. I product placement all’interno dei video degli youtuber vengono attuati e sponsorizzati da aziende di un certo calibro da moltissimi anni. Anche i Me contro Te inizialmente hanno capito che potevano guadagnarci qualcosa utilizzando qualche bibita di marchi famosi nei loro scherzetti, indossando capi firmati mettendoli in mostra assiduamente. Ma quando questo processo si è evoluto, capendo che sarebbe stato più remunerativo piazzare nei loro video direttamente qualche prodotto con il loro marchio, allora la cosa pare essergli sfuggita di mano.

Esistono principalmente due tipologie di video in cui vengono esposti i loro merchandising: i video tutorial, dove insegnano come produrre dei giocattoli tramite il loro merch (come per esempio lo slime, un loro cavallo di battaglia che spunta periodicamente e che consiste in una sorta di poltiglia appiccicosa); e i video challenge/avventura, dove dedicano uno spazio di circa un paio di minuti alla vendita molto poco velata dei loro prodotti.

Prodotti che nel corso degli anni sono diventati tantissimi: si va dalle spazzole e i trucchi per le bimbe, all’abbigliamento per entrambi i sessi; dai set festa ai set merenda; dalle scarpe in collaborazione con altri marchi di moda, agli orologi da polso. Per non parlare di tutti i gadget in vendita nelle edicole: oltre ai prodotti da cartolibreria, troviamo giocattoli e riviste, ombrelli e borse: ci sarebbe una lista infinita di altri prodotti da citare, ma magari potreste dare un’occhiata direttamente al loro sito eCommerce per capire i prezzi di vendita e di cosa stiamo parlando. Sito che, tra l’altro, contiene una minima parte di quei prodotti ufficiali, anche perché i negozi fisici partner devono pur racimolare qualcosa. Non è un caso che, se si entra in questo periodo dentro un’edicola qualsiasi, sembra quasi di sentirsi dentro ad un Me contro Te Shop Ufficiale per la quantità di prodotti associati che si possono trovare dentro.

Cosa c’è di male? Verrebbe da pensare. D’altronde, anche negli anni ’90 e nei primi anni 2000 – ma anche adesso, in quanto la tv viene guardata sempre di più dai bambini – subito dopo i cartoni veniva piazzata la pubblicità del prodotto del momento associata al cartone animato appena trasmesso. Indimenticabili quelle dei Pokémon, per esempio. Solo che questo è ed è stato un fenomeno che si è tentato di arginare in qualche modo: da citare il Decreto Ministeriale 30 novembre 1991 numero 425, il quale per tutelare i minorenni spettatori di messaggi pubblicitari televisivi proibisce
– l’esortazione diretta all’acquisto, che sfrutti l’inesperienza o la credulità dei bambini
– l’esortazione a convincere i genitori all’acquisto
– lo sfruttamento della fiducia che i bambini ripongono nei genitori o negli insegnanti.

Tutte indicazioni che però non sono applicabili al mondo di internet proprio perché lo stesso decreto si riferisce ai messaggi pubblicitari televisivi e non ad altri mezzi mediali nati dopo gli anni ’90. Ed è così che si è venuto a creare questo enorme buco nero dove essenzialmente chi fa intrattenimento per bambini su YouTube può effettivamente fare quello che vuole, bombardandoli con pubblicità a non finire con esortazioni esplicite all’acquisto. Qui, spesso i due ragazzi aggiungono anche ai loro spezzoni promozionali di non comprare le copie non certificate.
Nelle immagini proposte qualche riga più su, si può notare la cadenza regolare in cui avvengono queste pratiche (e sono stati presi solo i video più recenti, se si scavasse più a fondo si possono trovare pubblicità in un video sì e un video no, che pubblicati con una cadenza quotidiana vanno a creare circa 4/5 video a settimana dove si trova adv puro).

Quindi si denota come il film (e i prossimi che verranno) sia stato prodotto per portare più bambini a guardare i loro video su YouTube e come i video su YouTube siano diventati un mezzo per far portare i bambini all’acquisto di nuovi prodotti. Pubblicità che adesso si ritrova anche in televisione, prodotta da agenzie esterne, tra un cartone animato e un altro. Questo fa capire una cosa: che la pubblicità per i Me contro Te alla fine è diventato il loro mezzo più remunerativo, e non più le visualizzazioni su YouTube. Di conseguenza, il loro non è più intrattenimento ma una televendita continua con spettatori i bambini. Verso quegli individui che ancora non sono in grado di discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato, portandoli in questo modo a dipendere completamente da loro. La creazione di una moda, si direbbe. Un’ipnosi, come invece racconta un’altra mamma ad ExCentrico, rimasta completamente esterrefatta da come le sue due figlie tuttora rimangono incollate agli schermi quando guardano i video e il film dei Me contro Te. Una mamma che spesso riceve suppliche dalle sue stesse bambine per l’acquisto del prodotto sponsorizzato nell’ultimo video visto.

Un processo che quindi porta l’infante a compiere i primi passi verso il sistema capitalistico e a capire i meccanismi di esso: comprare un prodotto perché ce l’hanno tutti, comprare un prodotto per identificazione e per far notare la propria appartenenza. Un qualcosa da sfoggiare fieramente a scuola. E da questo processo l’infante non è salvaguardato, anzi: l’infante diviene prodotto stesso, mercificato e considerato quindi come un mero numero. Tanto ci sono i genitori che pagano. E l’accontentare il bambino supplicante diviene una priorità per i genitori quando si sentono alle strette.
Ed è qui che si ricava il guadagno, è così che vengono seppellite le monete d’oro nel Campo dei Miracoli, con le lacrime e il lamento dei figli dopo l’ennesime scariche di dopamina rilasciate dai video in loop dei Me contro Te.

I due ragazzi della provincia di Palermo ne sono consapevoli: in un’intervista rilasciata per il Fatto Quotidiano dopo l’uscita nelle sale del loro film, alla domanda “È cambiato qualcosa nel vostro percorso?” la loro risposta è stata:

“Quello che è veramente cambiato non è tanto il contenuto, ma è la responsabilità che mettiamo nelle storie perché sappiamo che a casa rifanno quello che facciamo noi. Quindi vogliamo trasmettere messaggi più positivi, cercando di curare al massimo i contenuti e non dare per scontato alcune cose”

Una consapevolezza che, secondo i dati ufficiali della Camera di Commercio, nel 2019 ha portato un fatturato di 4.028.200 euro nei bilanci della loro azienda Me contro Te srl. Con un incremento del 43% sul fatturato del 2018, 2.821.993 milioni di euro. Il loro conto economico evidenzia un’azienda in ottima salute, con un’EBITDA (il margine operativo lordo, in poche parole un indicatore che evidenzia il guadagno dell’azienda senza considerare interessi, imposte e ammortamenti) di 4.476.785 euro.
C’è da aspettarsi un bilancio del 2020 molto più sostanzioso, considerando che l’incasso del film è di circa 9.500.000 di euro, per non parlare di tutte le nuove visualizzazioni che esso ha portato sui loro video su YouTube.

Ciò ci fa capire quanto è fondamentale ora come ora – ma anche da sempre – l’importanza di un intrattenimento per bambini più ragionato. Non dal punto di vista dei contenuti: se un bambino ride guardando un video di una persona che cade dalle scale o di una persona che viene presa in giro per un abbigliamento strambo, non c’è nulla di male. I gusti alla fine si cambiano con il tempo, sarà lo stesso bambino a capire poi cosa guardare durante la sua crescita in base anche allo sviluppo della sua sensibilità. Ma resta fondamentale anche una regolamentazione dell’advertising all’interno dei video su YouTube – come è stato fatto con la televisione – perché questo continuo bombardamento dall’informazione consumistica li rende facilmente manovrabili.

Scrivere e fare intrattenimento per l’infanzia è una sfida difficilissima, serve empatia ed intelligenza e lasciarla nella mano di tutti può creare danni irreparabili. Quello dei Me contro Te è un esempio, in molti stanno già seguendo e seguiranno le loro orme nei prossimi anni cercando di emulare e/o migliorare il loro modello di business. Nulla di male, se fatto in modo responsabile, anche perché quello che loro guadagnano in parte avviene anche grazie all’aiuto di tante persone che producono e vendono i loro prodotti, che si occupano del lato web e grafico dei loro contenuti e così via, facendo campare quindi tanti lavoratori. È per questo che regolare la loro attività deve essere una priorità per la protezione dei bambini di oggi che diventeranno adulti responsabili un domani.

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