Mani del Sud: la coolness degli accessori tradizionali

Le Mani del Sud, le mani di Raffaele Stella Brienza, sono quello che ci serve oggi per modernizzare e reinventare la classica concezione dell’accessorio da uomo. La sua conoscenza è stata l’esplorazione di una parte della moda che non avevo mai avuto l’occasione di scoprire in maniera approfondito. Intervistato da Vogue, Vanity Fair ed espositore a Pitti Uomo di Firenze, il fondatore del brand sta prendendo sopravvento su territorio internazionale facendosi conoscere anche da artisti del calibro di J-Ax.

Dove nasce la passione per gli accessori?

Ho studiato fashion design al Polimoda, quindi abbigliamento donna, e un buon know-how sulla costruzione e progettazione degli abiti mi ha aiutato molto con gli accessori perché sono proprio il completamento di un outfit secondo me.

È una parte della moda che mi ha sempre affascinato ma tutto nasce nel 2000 quando ho incontrato Patrizia Pepe. All’epoca cercavano un direttore creativo per una linea di accessori, che ancora non esisteva, per cui ho iniziato con loro. Incominciando con Patrizia Pepe ho rispolverato quelle che erano delle passioni segrete: calzature, pelletteria. 

Nel 2008 inizio a sperimentare e a creare una mia linea di borse e scarpe da uomo e arrivo a una delle prime edizioni del programma “Who is on next” ma poi per quel periodo era particolarmente impegnativo, difficile da portare avanti e quindi l’ho lasciato. Finché nel 2013 creo Mani del Sud che nasce solo con papillon ed è stato come consacrare l’amore per l’accessorio perché è stato come ricostruire un legame e annodare qualcosa che si era un po’ separato. È stata una connessione vera con la mia famiglia e soprattutto con mia sorella, con la quale tuttora lavoro costruendo con lei questo progetto. I primi papillon li abbiamo realizzati manualmente io e mia mamma ed erano proprio le nostre mani all’opera; questa idea mi piaceva tantissimo e anche quando studiavo, una delle cose che mi affascinava maggiormente, era il drappeggio, il costruire su un manichino, il mettere a contatto il visivo con la realtà. 

I nostri papillon e i cappelli sono arricchiti da filigrane ed elementi decorativi ricamati a mano e sono una sorta di fogge un po’ barocche, per cui il nome dei modelli sono, ad esempio, King o Prince. Abbiamo voluto dare una sorta di legame araldico per descrivere la semplicità di un oggetto nella ricchezza della manualità che c’è dietro. Il nostro processo creativo penso che sia sempre evolutivo, nasce un po’ come un’esigenza perché abbiamo bisogno di cambiamento, di respirare, guardare e vivere determinate esperienze ed emozioni.

Qualche particolare influenza ti ha spinto a creare quello che fai oggi?

Penso che il mio percorso professionale mi abbia influenzato molto; avendo lavorato sempre per il settore della donna, ho sentito il bisogno di riavvicinarmi alla parte più mascolina di me, quindi è stato molto naturale. Cercavo un elemento da uomo nel quale riconoscermi e questo mi è sembrato il giusto compromesso tra il maschile e un tocco elegante e più femminile. 

Mia mamma poi è stata la mia icona, che con le sue camicie di pizzo con i fiocchi, fin da bambino mi faceva sognare portandomi ad amare la moda, l’abbigliamento e, ancora di più, l’accessorio.  

Come sei riuscito a trasmettere il significato del tuo progetto ad un pubblico così grande?

Il significato l’ho raccontato all’edizione dell’ “Who is on next?” del 2015 e devo dire che quel concorso mi ha portato molta visibilità e quindi in automatico è stato rivelato su riviste del settore e in alcune interviste. Sono dell’idea che indipendentemente dalla grandezza dell’azienda o del progetto bisogni sempre raccontare quella che è l’essenza per non perdere quello che è l’heritage, l’autenticità e le più svariate sfaccettature della storia del brand. 

Ci sarebbe un brand in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

Saint Laurent è sicuramente uno dei miei preferiti; il mondo di questo Dandi un po’ tormentato che guarda al passato però è sempre proiettato nel futuro. Trovo le due ideologie molto affini e darebbe uno sprint di irriverenza e meno tradizionale a quello che siamo oggi. 

È in un momento come questo, di rinascita, in cui i brand e le grandi firme affermate cercano di vendere perdendo heritage e autenticità, che necessitiamo di freschezza e designer emergenti come Raffaele Stella Brienza. Il suo gusto elegante e sopraffino combinato a modernità, ricercatezza, accuratezza e passione per il Made in Italy fanno di lui un buon candidato per rimescolare le carte in gioco.