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La lobby dei genitori

I gruppi online hanno creato una vera e propria politica scolastica. Alleanze di genitori col forcone contro il lavoro degli insegnanti che si ritrovano menomati del loro valore

L’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di ricorsi dei genitori contro gli insegnanti, vuoi per voti troppo bassi, bocciature o note. Questo dato ci fa comprendere che c’è qualcosa di sbagliato nel rapporto tra genitori ed insegnanti.

Mi permetto di lanciare un’ipotesi che meriterebbe l’attenzione dei ricercatori sociali. Questo articolo si propone di introdurre il lettore al fatto che i media digitali abbiano creato e fomentato una sorta di “lobby dei genitori”. Ovviamente sono d’accordo col fatto che sono sempre esistiti questi genitori particolarmente intrusivi che volevano osservare e criticare il lavoro degli insegnanti. Ma negli ultimi anni la cosa si è modificata e si è universalizzata.

In molti settori i social media (in particolare quelli che permettono la creazione di gruppi di discussione) hanno il merito di aver creato nuove masse. Infatti, in questo contesto si sono messe in moto delle dinamiche sociali, in particolare sui gruppi Whatsapp e su quelli di Facebook, che hanno modellato un nuovo movimento di “genitori uniti nella protezione ossessiva nei loro figli, difendendoli dalle grinfie incompetenti degli insegnanti”.

La realtà è molto più generale di quella che ora vi sto presentando, poiché sappiamo bene che i social media “hanno dato voce agli idioti”. Ma quello che è successo in questo particolare ambito è uno degli aspetti più gravi. Si è rotto il meccanismo di rispetto che dovrebbe esistere tra genitori-alunno-insegnante. E questo allarme è già stato lanciato da molti presidi ed insegnanti.

Il fatto che i figli vedano i propri genitori mettere i piedi in testa ad un insegnante per ogni tipo di futile motivazione, va ad cancellare inevitabilmente quel compito che è della scuola di insegnare fin da bambini cosa significhino i ruoli e le gerarchie. Mancare di rispetto ad un insegnante significa non riconoscere il valore della scuola, significa non considerare educativo un brutto voto, un rimprovero o una nota.

Nelle giornate che inaugurano questa ripartenza scolastica ho voluto impegnarmi in questo messaggio che credo sia importante. Ma non è importante solo per la scuola e per l’educazione dei più giovani. Il fenomeno delle masse e della cultura online ha influenzato molti settori. Alcuni vanno dal medico avendo già sentito la diagnosi del Dottor Google. Altri scoprono complotti di levatura internazionale navigando tranquillamente su Safari.

La verità è che i media digitali ci inondano di informazione. Informazione che però non siamo in grado di processare, ma che il nostro egocentrismo ci fa credere di poter maneggiare con grande competenza.

In particolare, in Italia ci ritroviamo spesso con 60 milioni di insegnanti, virologi, allenatori, economisti. Forse dovremmo imparare a conoscere l’umiltà di capire che “uno non vale uno”. Se una persona ha speso degli anni per formarsi e giungere a determinate posizioni, forse dovremmo semplicemente ascoltare ed imparare.

E in merito agli insegnanti, forse più genitori dovrebbero smettere di allearsi in massa contro il loro lavoro che è uno dei più importanti e preziosi, ma che in questo Paese non vogliamo riconoscere né professionalmente né umanamente.

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