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È spiacevole, ma le proteste sono anche violenza

La storia umana è stata più una storia di guerre, rivolte e saccheggi, che di momenti di pace e serenità. Oggi stiamo vivendo un altro momento storico ed è giusto analizzarlo

Negli ultimi giorni ogni agenda mediatica si sta concentrando, chi più chi meno attentamente, sulle proteste che infiammano gli Stati Uniti. Anche ExCentrico in alcuni suoi articoli si è soffermato più volte su questo momento che, al di là delle divisioni, ha senza dubbio una portata storica.

L’incendio di New York appiccato dai rivoltosi americani durante la Rivoluzione Americana (1776)

C’è però, come già detto, un elemento di divisione nel dibattito pubblico intorno a queste proteste, forse più di uno. Ma una di queste particelle di divisione è sicuramente quella del saccheggio (che in questi giorni preferiamo chiamare “looting” per chissà quale motivo).

Al fine di non scadere nell’opinionistica di parte, vorrei portare all’attenzione del lettore, alcune conclusioni tratte dal lavoro di Russel Dynes ed E.L Quarantelli. Entrambi sono stati sociologi all’Ohio State University ed hanno portato avanti alcuni studi sulle rivolte popolare, che hanno segnato gli Stati Uniti negli anni 60. Nel 1968, la coppia di studiosi pubblica uno studio sulle motivazioni del saccheggio all’interno dei disordini o dei disastri naturali.

Le catastrofi naturali e i disordini civili offrono alle persone la possibilità di aiutarsi con i beni altrui, anche se il saccheggio è molto più comune nei disordini civili che nelle catastrofi. Inoltre, i tipi di beni presi durante queste due crisi sono diversi e il disprezzo pubblico per l’atto varia. A volte prendere oggetti di proprietà di altre persone durante una crisi comunitaria non è nemmeno considerato saccheggio.

La parola “saccheggio” ha radici militari. Implica che gli eserciti invasori prendono proprietà con la forza, in genere quando il legittimo proprietario non può proteggerlo. Allo stesso modo, nei disordini civili gli “eserciti invasori” saccheggiano la proprietà lasciata incustodita quando il proprietario è costretto a uscire con la violenza o con la minaccia della violenza. In un disastro c’è un accordo generale tra i membri della comunità sugli obiettivi, in particolare sul salvataggio di vite umane. Di conseguenza, di comune accordo, tutte le risorse sono messe a disposizione dell’intera comunità fino a quando non vengono soddisfatte le esigenze di emergenza. Un disturbo civile, d’altra parte, rappresenta un conflitto, non un consenso, sugli obiettivi della comunità. La rivolta stessa rappresenta un disaccordo sui diritti di proprietà all’interno della comunità. L’accesso alle risorse esistenti è discutibile e spesso c’è una sfida aperta alla proprietà precedente.

Non c’è alcun dubbio che il saccheggio nei disordini civili sia un comportamento criminale, ma le leggi che lo rendono criminale si basano su concezioni dominanti dei diritti di proprietà che durante una sommossa popolare possono essere messe in discussione. Il saccheggio diffuso, quindi, può forse essere interpretato come una specie di massa protesta contro le nostre concezioni dominanti di proprietà. La protesta di massa non è nuova nella storia. Secondo un’analisi di George Rudé, nel suo libro The Crowd in History, si dimostra che i le sommosse popolari dal 1730 al 1848 in Inghilterra e in Francia erano tipicamente composte da persone locali, rispettabili, impiegate piuttosto che da poveri, disoccupati o “furia” dai bassifondi.

La domanda di base ora è se i leader delle comunità americane possono o riconoscono che tale saccheggio è più che un comportamento “inutile” o “criminale”. Se lo faranno, allora si potrà segnare l’inizio di un nuovo dialogo politico, in cui gli estranei nelle comunità urbane possono esprimere i loro desideri in modo non violento agli addetti ai lavori che avranno finalmente imparato ad ascoltare. Altrimenti, negli anni a venire molti uomini e donne della crescente popolazione urbana potrebbero continuare a chiedere una ridefinizione dei diritti di proprietà attraverso il disordine e la violenza.

La questione che si intende muovere in questo breve articolo è però quella di comprendere le motivazioni per cui molte persone sono disposte ad osservare un solo lato della medaglia, probabilmente a seconda della migliore comodità. Infatti, sia negli Stati Uniti, ma anche in Italia, possiamo osservare una parte della popolazione che rimane neutrale di fronte a questa protesta proprio perché gli atti criminali che vengono commessi dai protestanti abbassano la protesta ad una mera sommossa popolare che intende solo distruggere e saccheggiare.

In un’altra parte del mondo, però, che oggi non viene trattata con la giusta importanza, i protestanti di Hong Kong vengono schiacciati e dominati da un governo che intende utilizzare la forza per reprimere la domanda di libertà e di diritti della regione di Hong Kong. Ciò che è necessario comprendere è che anche qui, come in tutte le grandi proteste in tutto il mondo, troviamo degli elementi di devianza che saccheggiano e distruggono, approfittando della situazione di disordine per avvantaggiarsi.

Occorre quindi comprendere come si siano accesi due focolai di rivolta popolare nel mondo. Due focolai che hanno come protagonista un ingiusto sistema di governo: quello degli Stati Uniti che opprime quella parte del proprio popolo che vuole meno disuguaglianza e la Cina che opprime un’altra popolo, sulla base di una conquista territoriale. Due colossi che dominano il mondo con diverse concezioni della società, spesso in conflitto tra loro. Per questo motivo spesso alle persone risulta difficile riuscire ad appoggiare o ad andare contro ad entrambe le visioni allo stesso tempo. Ma quindi, ha senso sostenere la battaglia per i diritti di alcuni ed ignorare, anche solo rimanendo neutrale, quando altre persone, che vivono nella disuguaglianza, lottano per i propri?

Nota bibliografica: Russel Dynes, E. L. Quarantelli, WHAT LOOTING IN CIVIL DISTURBANCES REALLY MEANS, University of Delaware, Trans-Action 5, 9-14, 1968.

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