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La rivoluzione dello street style. Dalla strada alle passerelle

Argomento molto popolare, attuale e posto sotto i riflettori in qualunque momento dell’anno è lo street style.

Dagli anni ’90 la moda è stata rivoluzionata e condizionata dallo streetwear, un fenomeno caratterizzato da un approccio più vicino alla quotidianità e alla strada, come dice la parola stessa.

L’influenza hip hop sullo street style

Il movimento che ha accompagnato lo street fashion nella sua scalata è stato l’hip hop. I rappers, forse anche inconsapevolmente, hanno fatto totalmente distogliere l’attenzione dai blazer Dior e dagli iconici tailleur Chanel, portando il focus su uno stile preso da ghetti e carceri con tute acetate, pantaloni cadenti, sneakers e catene d’oro. Questa tendenza è stata dettata dalla necessità da parte degli individui di trovare e formare una loro identità, scavando in stili di vita alternativi.

Personaggi famosi e fotografi importanti sono stati rapiti da questa nuova scena e, in particolare un pezzo grosso appartenente a quest’ultima categoria, Bill Cunningham, ha detto che secondo lui la migliore sfilata di moda stava prendendo vita ogni giorno per le strade.

Bill Cunningham per le strade di New York. Fonte The Guardian

Diversi paesi e continenti hanno aiutato a definire questa tendenza che, pur restando invariata nella sua essenza, si è differenziata da città a città.

Più recentemente sono nati dei brand interessanti, high end o più accessibili, che hanno portato sulle passerelle e sulle riviste il concetto di street style. Quelli di cui tratteremo saranno cinque, uno sicuramente a voi noto, gli altri un po’ meno ma tutti molto validi.

Off-White

Primo della lista è Off-White, creato nel 2012 a Milano dal designer statunitense Virgil Abloh. Insieme a Jil Sander è stata la marca che ha dato il via alla scuola street che conosciamo ora. Blazer, trench e cappotti oversize, pantaloni e jeans wide leg, righe e stampe particolari rappresentano la casa di moda che sfila a Parigi.

La collezione significativa che porta tutte le caratteristiche appena descritte è quella della fall 2019 ready-to-wear. Una delle particolarità di questo fashion show è stato il pavimento a scacchi giallo e grigio. Molti hanno pensato che si riferisse al suo lavoro da Louis Vuitton ma lui non aveva nemmeno pensato a questa ipotesi, tant’è che quando è stato intervistato da Vogue ha spiegato che voleva alludere alla “crash derby race car culture”. “One of the things I grew up with in suburban America that’s been on the periphery of my vision. The streetcar I rolled in was streetwear. But now it’s commonplace. I’m intrigued by the empowered woman who wants to dress in a feminine but in a chic way.”, continuò.

Ancora una volta ritroviamo asimmetrie, avvolgimenti e drappeggi negli abiti e, a questo punto, è chiaro che l’influenza di Margiela è arrivata anche in questo settore.

Fonte Vogue Runway

Acne Studios

La seconda è Acne Studios, fondata a Stoccolma nel 1996 da Jonny Johansson e Jesper Kouthoofd. Fino ad oggi ciò che ha caratterizzato il brand sono state le linee semplici e pulite, sempre apprezzate e contemporanee. Una presentazione dell’essenza di Acne è data dalla spring 2018 menswear. È una collezione delicata e travolgente nella quale si riconosce perfettamente lo stile street. Per Johansson, in questo caso, è stato importante mostrare qualcosa di bello, da cui si può trarre ispirazione ma senza essere pretenzioso.

Fonte Vogue Runway

Casablanca

Terza nell’elenco è Casablanca, pensata da Charaf Tajer nel 2018. Tajer era già co-founder di Pigalle e da tempo amico di Virgil Abloh ma sentì comunque la necessità di creare qualcosa di suo. Scelse questo nome per la maison perché i suoi genitori si innamorarono di un atelier a Casablanca, in Marocco. Ciò si riflette in tutte le sue collezioni, caratterizzate da motivi mediterranei e stampe dai colori caldi e morbidi. L’ultima, in particolare, presentata online a luglio con un video-lookbook accattivante, si intitola “After the Rain Comes the Rainbow”.

Vi chiedete forse il perché di tale nome? Il designer ha passato un periodo di isolamento nelle Hawaii e quasi ogni giorno riusciva a vedere arcobaleni e paesaggi paradisiaci che hanno riacceso la sua positività e lo hanno stimolato per la realizzazione di capi a tema. I look ci trasportano nel mood dei club tennistici anni 70 e l’ispirazione sartoriale questa volta viene da Napoli con costruzioni più leggere, spalle sfoderate e un taglio più corto del normale in cashmere, pensato per essere comodo; i completi da tennis, invece, sono in pura seta. Possiamo concludere che la vibe di Casablanca è street ma allo stesso tempo elegante e anche un po’ retrò.

Fonte Vogue Runway

1017 Alyx 9sm

Penultimo brand di cui tratteremo sarà 1017 Alyx 9sm, fondato da Matthew Williams e Luca Benini a Ferrara nel 2015. Metthew Williams forse l’avete già sentito nominare perché proprio quest’estate è diventato il direttore creativo di Givenchy ma la storia più affascinante e personale è sicuramente quella del suo marchio. Perché ho usato l’aggettivo personale? Suddividendo 1017 Alyx 9sm scopriamo che il 17 ottobre è la data di nascita del fondatore, Alyx è il nome della sua figlia maggiore e 9sm è il luogo in cui è stato fondato il brand, in Saint Mark’s Place, a New York.

Come per tutte le altre case, anche 1017 Alyx 9sm prende spunto dal mondo dello skateboard e da qualsiasi sottocultura. Valore aggiunto è la sostenibilità, non scontata di questi tempi, fortemente voluta da Williams che, adottando una procedura chiamata “recover”, recupera i pezzi di tessuto rimasti inutilizzati e li ricicla. In seguito vengono tagliati e intrecciati insieme alla plastica fino ad arrivare ad un prodotto privo di acqua e pronto per il processo di tintura.

Solo nel 2017 lancia la prima collezione fall/winter maschile; ma è l’ultima, a mio parere, a rappresentare a pieno la maison. Con tratti eleganti e, allo stesso tempo street, la spring/summer 2021 racchiude l’essenza della filosofia di Williams e ci fa entrare nel suo mondo dalle linee pulite ma indiscutibilmente riconoscibili.

Fonte Show Studio

Brain Dead

Ultimo, ma non per importanza, è Brain Dead, un progetto che raccoglie vari artisti e designer provenienti da tutto il mondo, con base a Los Angeles. È uno dei più creativi tra i brand emergenti, specialmente dal punto di vista concettuale. L’esempio più limpido lo ritroviamo nella fall/winter 2019. Un lookbook nel quale ci si immerge nell’identità più pura di Brain Dead, scattato negli interni del Complesso Olivetti di Ivrea.

Ciò che hanno voluto fare gli stilisti è stato qualcosa di innovativo e originale: hanno unito l’architettura modernista e lo street style, rendendoli complementari. Quello che vediamo in questa collezione sono felpe e pantaloni decorati con grafiche all-over, camicie zip-up e giacche e cargo pants in corduroy, il cosiddetto velluto a coste.

Brain Dead, come scrivono nel loro sito, “is not one person, nor is it one idea. It sits in the space between people.”

Fonte Hypebeast

In conclusione l’intento di questo articolo era quello di farvi esplorare nuovi orizzonti del mondo street, di farvi scoprire brand più particolari e di nicchia e di coinvolgervi nella storia di alcuni dei designer più all’avanguardia del momento.

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