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La resilienza del mondo della moda: ieri e oggi

È ormai chiaro che il mondo della moda sta affrontando importanti cambiamenti per fronteggiare la crisi che già stava vivendo e che la pandemia ha ulteriormente aggravato. Durante la Milano Fashion Week, che si è svolta dal 22 al 28 settembre 2020, perlopiù in versione digital, Moschino ha presentato la sua nuova collezione Primavera/Estate 2021 in scala ridotta, facendola indossare a delle piccole marionette.

Vestiti, scarpe e accessori sono stati creati su misura; una vera e propria sfilata con tanto di pubblico formato da altre marionette, tra le quali possiamo scorgere celebrità come Anna Wintour e Jeremy Scott stesso. È questo, probabilmente, il messaggio che ha voluto mandare il direttore creativo di Moschino: in un grande clima di incertezza e di crisi come quello che stiamo vivendo, bisogna ricominciare dalle piccole cose, soprattutto nel mondo della moda.

Inevitabile notare che l’incantevole sfilata di Moschino (il cui video integrale è disponibile sul sito del brand) riprende un po’ l’idea della collezione haute couture Autunno/Inverno 2020/2021 firmata Dior.

Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica di Dior, ha commissionato a Matteo Garrone il film dall’atmosfera fiabesca e mitologica in cui viene presentata la collezione: ispirati alle opere surrealiste delle artiste Lee Miller, Dorothea Tanning, Leonora Carrington, Dora Maar e Jacqueline Lamba, gli abiti e gli accessori sono confezionati anche in questo caso su misura di piccoli manichini, collocati poi in un baule il cui aspetto ricorda l’iconica maison Dior al numero 30 di Avenue Montaigne.

Sebbene ci siano delle notevoli somiglianze tra le due presentazioni, non possiamo essere sicuri che l’ispirazione sia la stessa per entrambi i direttori creativi. Ciò che sappiamo con certezza, però, è che la collezione di Dior è un tributo al Théâtre de la mode, un evento unico nel suo genere che durò dal 1945 al 1946. Il Teatro della moda, come si potrebbe tradurre in italiano, era una mostra itinerante di manichini grandi circa un terzo delle dimensioni di una persona, realizzati dai migliori stilisti di moda di Parigi.

L’idea di questa iniziativa fu di Robert Ricci, figlio della stilista Nina Ricci, importante personaggio del mondo della moda negli anni ’30: alla fine della seconda guerra mondiale scarseggiavano i materiali per realizzare le collezioni, così Ricci propose di utilizzare delle bambole come modelle e di realizzare vestiti e accessori in miniatura, riuscendo in questo modo a far bastare i tessuti. Circa sessanta stilisti francesi parteciparono al progetto, tra cui Nina Ricci, Balenciaga, Hermès, Pierre Balmain; la scenografia e le decorazioni che incorniciavano i manichini erano progettate da artisti come Christian Bérard e Jean Cocteau, mentre Henri Sauguet curò la colonna sonora.

Il tutto aveva lo scopo di mettere in risalto le magnifiche creazioni realizzate da innumerevoli sarti, cappellai, parrucchieri e gioiellieri che vi presero parte. Una volta finita la produzione, il Théâtre de la mode fece il suo tour internazionale, partendo dai paesi dell’Europa per arrivare a quelli degli Stati Uniti; attualmente fa parte delle collezioni permanenti del Maryhill Museum of Art a Washington.

Il Théâtre de la mode diventò così simbolo di speranza e rinascita della moda nel difficile periodo del secondo dopoguerra.

Fonte Wikipedia

Non è una coincidenza che il tributo a questo evento sia stato realizzato proprio quest’anno, nel corso di una pandemia che ha messo in ginocchio l’intera industria della moda.

Proprio come alla fine della seconda guerra mondiale, in questo momento il settore stilistico ha bisogno di reinventarsi: i processi produttivi sono ormai obsoleti e stanno costando caro a molte persone coinvolte; il Covid-19 non ha fatto altro che esporre e aggravare una situazione già molto critica.

La crisi che stiamo vivendo ha certamente cause diverse da quella provocata dalla seconda guerra mondiale, ma in entrambi i casi vi è un nemico comune da sconfiggere. È necessario rimanere chiusi in casa per evitare di correre ulteriori rischi, e mentre cerchiamo di andare avanti giorno per giorno senza sapere quando questo incubo avrà fine, in prima linea abbiamo i nostri eroi ed eroine a fronteggiare la situazione.

In entrambi i periodi storici cambia l’ottica con cui si guarda alla moda: la necessità di indossare indumenti protettivi, il maggiore apprezzamento degli abiti che già possediamo, una più attenta valutazione di ciò che compriamo (mi serve davvero o è solo un capriccio? Avrò occasione di indossarlo? Il tessuto è abbastanza resistente?), la condivisione e la cura nella conservazione.

Fonte Corriere della Sera

Il mondo della moda non è fatto soltanto di bei vestiti e riviste: è il riflesso di una società, di un periodo storico, di un cambiamento, di valori condivisi; è inventiva e adattamento, un mezzo di espressione e di rinascita; è uno strumento che può essere utilizzato per fini nobili, come la riconversione delle fabbriche tessili per la produzione di mascherine e abbigliamento per il personale degli ospedali e delle case di cura.

È sicuramente doloroso vedere il degrado a cui si sta lasciando andare in questi ultimi tempi; possiamo solo sperare che la moda riesca a rinascere come ha sempre fatto dopo i periodi di crisi, e che diventi lo specchio di una società nuova, più consapevole e meno consumistica.

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