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La Marina Militare Italiana e il ruolo delle donne nella forza armata

La Marina Militare Italiana raccontata attraverso le sue operazioni, il ruolo delle donne in Marina e un’intervista esclusiva con la Tenente di Vascello Giuseppina Maria Greco

La nostra Marina Militare nasce nel 1860 nella città di La Spezia, un piccolo comune di marinai che, grazie alla costruzione dell’Arsenale da parte dell’Ufficiale della Regia Marina Domenico Chiodo, cresce rapidamente fino a diventare, ad oggi, il più grande porto militare italiano. In 160 anni, la Marina si è sviluppata notevolmente, diventando attiva su quattro fronti principali: in Italia, nell’Unione Europea, nella NATO e all’estero.

La Marina Militare in Italia

Per quanto riguarda le missioni italiane in Marina, possiamo menzionare le seguenti operazioni attive:

Operazione Mare Sicuro: nata nel 2015 a seguito della crisi politica in Libia, l’Operazione Mare Sicuro (OMS) ha come scopo la sorveglianza e la sicurezza marittima nella zona del Mediterraneo centrale e nello stretto di Sicilia. Dal 2017 inoltre, l’OMS è fondamentale per il soccorso in mare dei migranti africani e Nordafricani e per contrastare il fenomeno dei trafficanti di esseri umani in mare.

Vigilanza Pesca: è l’Operazione più vecchia, classe 1959. La Vigilanza Pesca (Vi.Pe) consiste nella sorveglianza dell’attività di pesca dei pescherecci italiani nelle acque internazionali dello Stretto di Sicilia in comunicazione con le Isole Pelagie e la Tunisia. Per questa missione decennale, la Marina ricopre il ruolo di Polizia Giudiziaria in acque internazionali.

Strade Sicure: sebbene questo incarico sia prevalentemente svolto dall’Esercito e dalla Polizia, la Marina ha messo a disposizione 70 marinai della Brigata di San Marco per rafforzare il controllo e la sorveglianza della sicurezza e ordine pubblico su tutto il suolo nazionale. Obiettivo dell’Operazione Strade Sicure è la protezione di alcuni siti politici, sociali e religiosi, la lotta al terrorismo, la vigilanza presso i centri di accoglienza dei migranti, la prevenzione di reati ambientali e il pattugliamento delle strade.

Constant Vigilance: una delle attività di punta della Marina, ossia la sorveglianza marittima. Questa Operazione prevede il controllo e la salvaguarda delle vite in mare e dei flussi migratori.

La Marina Militare nell’Unione Europea

La Marina Militare prende attualmente parte alle seguenti operazioni, anche se in futuro le missioni delle Forze Armate Italiane in Europa potrebbero essere ampliate con la creazione di un sistema di difesa europeo centralizzato.

Eunaford Med – Operation IRINI: questa Operazione nasce dalla Risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite (UNSCR) del 2011 e del 2016 per il controllo e il sequestro di armi provenienti dalla costa libica in transito nelle acque mediterranee. Oltre a ciò, l’Operazione IRINI si prefigge anche di controllare i flussi illeciti di petrolio provenienti dalla Libia, di addestrare le risorse marittime libiche e di controllare la tratta di esseri umani in mare.

Eunavfor – Atalanta: scopo dell’Operazione è la lotta alla pirateria nella zona del Corno d’Africa, soprattutto nelle aree comprese tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e parte dell’Oceano Indiano. La lotta alla pirateria consente alle imbarcazioni mercantili di svolgere i propri affari nel rispetto delle leggi marittime e della sicurezza in mare.

Altri progetti: la Marina prende parte ad altri progetti europei, tra cui il Fondo Sicurezza Interna per la lotta alla criminalità in Europa, il programma Interreg Adrion per lo sviluppo di progetti di innovazione culturale, regionale e ambientale e il Fondo Europeo per la Difesa.

La Marina nella NATO

La nostra ubicazione nel cuore del Mar Mediterraneo ci rende degli alleati preziosi agli occhi della NATO. In particolare, il ruolo della Marina nella NATO si articola in tre operazioni.

Sea Guardian: questa Operazione, nata nel 2016, si articola in sette fasi: Situational Awareness marittima, la libertà di navigazione, interdizione marittima, lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, la protezione delle infrastrutture, lotta al terrorismo in mare e sviluppo delle capacità marittime regionali

Secondo Gruppo Navale Permanente della NATO (SMEG2): le navi della SMEG2 (Standing Nato Maritime Group) svolgono i compiti contenuti nell’Operazione Sea Guardian, con particolare focus sulla lotta al terrorismo.

Secondo Gruppo NATO di Contromisure Mine (SNMCMG2): conosciuta anche come Standing Nato Mine Countermeasures Group 2, il personale dell’Operazione SNMCMG2 è addestrato alla lotta alle mine navali e opera generalmente nel Mar Mediterraneo.

La Marina a livello internazionale

Per quanto riguarda le altre Operazioni militari, la Marina è particolarmente attiva in Medio Oriente, con tre missioni militari per la sorveglianza della situazione geopolitica tra Israele e alcuni paesi Arabi.

Multinational Force & Observes: scopo della MFO è quello di mantenere la pace tra l’Egitto e Israele basata sugli accordi di Camp David del 1978. L’Operazione coinvolge 12 paesi inclusa l’Italia, che partecipa con un contingente militare per controllare la libertà di navigazione nello Stretto di Tiran tra il Golfo di Aqaba e il Mar Rosso.

United Nations Interim Force in Lebanon: nata nel 1978, la UNIFIL si prefigge di stabilizzare le ostilità tra il Libano e lo Stato d’Israele, spesso minate dalle attività del gruppo terroristico libanese Hezbollah e dalle conseguenti rappresaglie israeliane. La Marina ha preso parte attivamente all’Operazione di stabilizzazione con l’invio delle seguenti unità: Garibaldi, San Marco, Espero, San Giusto, Fenice, Scirocco, Bettica, Cassiopea, Cigala Fulgosi, Foscari, Artigliere e Andrea Doria.

Combined Maritime Forces: è una forza militare marittima che riunisce 29 stati nel tentativo di garantire la sicurezza marittima nelle zone del Mar Rosso, Oceano Indiano e Golfo Persico. L’Operazione comprende tre task forces: la CTF 150, la CTF 151 e la CTF 152 per la sicurezza in mare e la lotta alla pirateria e terrorismo rispettivamente in Mar Rosso, Golfo di Aden, Oceano Indiano, Mar Arabico e Golfo di Oman, nel Golfo di Aden e nel Bacino Somalo e nel Golfo Persico.

Forza Anfibia Italo-Spagnola (SIAF-SILF): è la terza alleanza anfibia presente nella NATO dopo quella statunitense e quella anglo-olandese. La SIAF interviene nei contesti di peace-keeping, peace-enforcement, aiuto umanitario e presenza strategica, mentre la SILF è chiamata per le operazioni anfibie a terra.

Le donne in Marina

L’opportunità per una donna di arruolarsi in una forza armata parte con la legge 380 del 1999, anno in cui l’Italia consentì alle donne di entrare nei corpi armati, allineandosi con gli altri paesi della NATO. Attualmente, le donne in Marina sono circa 2600, ossia il 6% circa dell’organico, ricoprendo vari ruoli e gradi e aprendo la strada all’inclusione femminili in contesti di affari pubblici un tempo esclusivamente maschili. Per raggiungere tale obiettivo, la Marina ha puntato su un addestramento che contrastasse alcune differenza ideologiche tra uomo e donna, in modo tale che sia i marinai che le marinaie ricevessero un addestramento molto simile. Il risultato è che le donne prestano servizio su tutte le unità navali della Marina, inclusi i sommergibili, nei reparti di volo e quelli anfibi al pari dei colleghi maschi. Inoltre è solo dal 2008 che anche le donne possono raggiungere i gradi di punta della Marina.

Martina Petrucci, Guardiamarina corpo Stato Maggiore, in tirocinio sommergibili 2^ fase, futuro incarico addetto operazioni. Francesca De Filippis, Comune, in tirocinio sommergibili 2^fase, futuro incarico addetto radar e carteggio. Fonte IoDonna

Se da una parte la Marina ha cercato di annullare alcuni stereotipi di genere attraverso un addestramento equo tra uomini e donne, una delle sfide del futuro è la gestione della maternità delle unità femminili. Con il trend di donne arruolate in aumento, la Marina potrebbe essere la pioniera nella confluenza di attività di madre e attività lavorativa. La questione delle madri lavoratrici è infatti scottante in tutto il paese e spesso si risolve con licenziamenti illeciti (e illegali), mobbing, ricatti e pressioni psicologiche che spingono le donne a licenziarsi. La Marina si sta attrezzando. I primi asili nido interni sono stati aperti in alcune basi navali, per permettere alle donne la continuità di impiego senza minare le loro esigenze come madri. La filosofia che guida la Marina è racchiusa nelle parole del capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe Cavo Dragone che ha recentemente dichiarato che “il capitale umano è la risorsa primaria che abilita in maniera imprescindibile ed insostituibile” le varie realtà della Marina.

Intervista al Tenente di Vascello Giuseppina Maria Greco

Qui di seguito riporto l’intervista a Giuseppina Maria Greco, Tenente di Vascello e riserva selezionata della Marina in qualità di giornalista professionista. Dopo aver svolto numerosi incarichi per diversi uffici stampa, Il Tenente di Vascello Greco entra nell’Ordine Nazionale dei Giornalisti nel 2008 e diventa riservista in Marina nel 2015, per cui attualmente lavora. Nel 2017 inoltre, diventa giornalista per la testata Report Difesa, rivista online di geopolitica e sicurezza internazionale.

Che cosa l’affascina della professione del giornalista?

Ho sempre amato scrivere, quindi sicuramente la passione per la scrittura mi ha portato a scegliere questa professione, perché ritengo sia un mezzo insostituibile per lasciare una traccia di ciò che accade, raccontare e partecipare alla vita, agli eventi. Ma ci sono sicuramente elementi in più che hanno determinato tale scelta, mia e di tanti colleghi che hanno seguito questa strada, ed è la ricerca della verità. Ho iniziato con la carta stampata, mi sono occupata di cronaca, per poi approdare in radio e successivamente in tv. In seguito mi sono occupata di uffici stampa e comunicazione per grandi aziende. E lo spirito che ha mosso le mie scelte è stato sempre lo stesso, caratterizzato da grande dedizione e spirito di abnegazione. Non ho mai pensato di svolgere un mestiere come tanti altri, ma ho sempre percepito il valore morale di questa professione, il dovere di raccontare i fatti, di ricercare il vero, di garantire al lettore la pubblicazione delle notizie che ha il diritto di conoscere. Potremmo definirla una vocazione. Proseguire la scelta nella Marina Militare, poi, è stato il completamento di un percorso per diversi motivi, per la mia passione per il mare, per le attività correlate, e per ciò che la Marina Militare ha sempre rappresentato in quanto custode di alti valori e antiche tradizioni.


Chi è una riserva selezionata delle forze armate?

Un Ufficiale della Riserva Selezionata è un professionista proveniente dal mondo civile in possesso di competenze di particolare interesse per la Forza Armata. Oltre ai giornalisti, ci sono medici, ingegneri, architetti ed esperti in lingue straniere. Io sono una riserva selezionata dal 2015, nominata con un decreto a firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inserita nel Corpo di Stato Maggiore dopo aver superato un iter di selezione. Il primo fu Guglielmo Marconi, inventore della radio e premio Nobel per la fisica nel 1909. A lui fu intitolato infatti il regio decreto n. 819 del 16 maggio 1932 che ha consentito le prime nomine a Ufficiali di quei cittadini che per particolari competenze dimostrarono “ampio affidamento di prestare opera proficua alla Regia Marina”. Entrare a far parte della Riserva Selezionata significa dunque mettere a disposizione le proprie capacità di specialista e vestire l’uniforme per determinati periodi di impiego.


Quali sono i suoi compiti in qualità di Tenente di Vascello della Marina Militare?

Essendo giornalista, continuo a svolgere questa professione per la Marina Militare durante i miei periodi di richiamo, occupandomi prevalentemente di ufficio stampa e realizzazione di videonews che raccontano i tanti eventi che vedono la Forza Armata protagonista nelle varie città italiane. Un professionista che viene richiamato porta con sé un bagaglio di competenze prezioso per i vari settori, significa essere di supporto agli uffici già competenti, rafforzandoli, e proprio per questo, continuamente aggiornati e sempre caratterizzati da grande entusiasmo. Così come assolutamente prezioso è per un Ufficiale richiamato, confrontarsi con un’organizzazione militare di grande solidità.

Quali servizi/reportage da Lei realizzati le sono rimasti più impressi e perchè?

Il primo evento a cui penso e che mi ha arricchito professionalmente è stato l’undicesimo Regional Seapower Simposium di Venezia, un evento biennale che ha visto la partecipazione di oltre cinquanta Marine mondiali. In quella occasione ho realizzato una serie di servizi video che hanno documentato l’importante forum marittimo internazionale, affrontando temi quali il contrasto alle attività illegali, l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della cooperazione nel settore della sorveglianza marittima. L’altro evento che ha lasciato il segno, soprattutto sotto il profilo emotivo, è stato il varo di Nave Cabrini a Messina. Il battesimo del mare di una unità navale è sempre un momento emozionante, ma quella volta c’è stato qualcosa in più. Madrina del varo è stata Anna Accardo, madre dell’incursore Nicola Fele deceduto in servizio nel dicembre del 1992, mio concittadino.

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