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La corruzione asiatica: seconda piaga del mondo orientale

Cosa sono le piaghe di cui leggerete a seguire? Le piaghe da decubito non ve le consiglio e se potete vivere senza conoscerle, meglio. Le piaghe d’Egitto le conosciamo, o le dovremmo conoscere dal catechismo o, quantomeno, dai polpettoni cinematografici pasquali. In generale le piaghe sono intese come cose che massacrano, cose endemiche che non possono che fare del male e non solo estirpabili dall’environment. E nel caso asiatico? Qua, la corruzione gioca un ruolo fondamentale.
Ma facciamo un passo indietro alla prima piaga asiatica (o almeno quella che io ritengo tale), quella dell’oppio e del triangolo d’oro.

Triangolo d’oro tra Myanmar e Thailandia

Il caso della corruzione tra Myanmar e Thailandia

In quest’ottica un piccolo aggiornamento: il Myanmar continua a tenere il confine con la Thailandia chiuso. Svantaggio: i thailandesi hanno bisogno di manodopera cheap per lavori che i connazionali non vogliono fare e, ovviamente, le remittances di questo lavoro sarebbero oro colato per la ex Birmania. Ci sarebbe poi il rischio che i thailandesi si rivolgano altrove per la manodopera; in fondo ci sono state proteste al confine cambogiano, ma è difficile che succeda (non solo per vecchia animosità tra thailandesi e cambogiani).

Secondo molti questa continuata chiusura del confine è coordinata tra i due paesi e verrà alleggerita solo grazie al piano di riapertura e schema di visa per i low skilled workers che la Thailandia sta mettendo su. Questo confine chiuso ha anche un vantaggio: tagliare i rifornimenti e il traffico di droga, così come le fonti di approvvigionamento finanziario e militare dei gruppi ribelli. Forse proprio in questa ottica si può vedere il fatto che ormai quasi tutti i gruppi vogliono partecipare al Panglong, una grande assemblea di discussione tra i governi (e quindi anche l’esercito, il temuto Tatmadaw che mantiene per costituzione alcuni ministeri).

Anche se, viste le elezioni e la chiusura delle liste elettorali prima di questa mega assemblea, potrebbe essere che tutti questi eventi (chiusura del confine, calo degli approvvigionamenti e traffici, tregue, Panglong, chiusura delle liste prima di questo) siano ben interconnessi e tutti siano sia causa che effetto degli altri.

Partecipanti alla conferenza di Panglong

Un occhio al Giappone

Il punto del discorso è che la seconda piaga asiatica è la corruzione. Per capire perché la cito oggi bisogna andare in Giappone, dove un regional director condannato a 18 mesi sospesi per aver fatto pagare una mazzetta per un impianto energetico in Thailandia, ha avuto una commutazione di pena. Ora, nella cultura popolare asiatica, africana, araba, americana e, sì, anche europea, la mazzetta esisteva, esiste e molto probabilmente esisterà sempre. La vittoria contro la corruzione è data dal limitarla a pochissimi casi, ostracizzandola moralmente. Così che la piaga diventi un problema occasionale e non una cosa da affrontare quasi quotidianamente.

Anzitutto, saltiamo il fatto che i termini usati per spingere una mazzetta siano simili quasi ovunque (pagare un caffè, un the, oliare…) nel mondo e concentriamoci sull’espressione che adottano i turchi per riferirsi a questo concetto: “il pesce inizia a puzzare dalla testa”. Cosa vuol dire? Che se in molti posti per poter fare qualcosa bisogna allungare una mazzetta, magari nel passaporto se si è stati più a lungo del dovuto, o per poter passare un posto di blocco anche se non si colpevoli di nulla, è perché la testa, quelli in alto, i potenti, ma anche la società e il modo di pensare ed agire, sono quelli che sono marciti per primi. Proprio del fatalismo turco, quell’espressione implica che non ci si possa fare nulla, che il marcire è irrimediabile. Ma è davvero così? Forse no.

La corruzione come parte del business

In Asia, dalla Cina (o pensate che i progetti BRI siano passati in certi paesi senza arricchire nessuno dei politici/amministratori locali?) in poi escludendo Giappone, Corea (del Sud), Singapore, Taiwan e poco altro, c’è il costante rischio di imbattersi in questuanti poliziotti per poter continuare un giro turistico. Ci si imbatte in gente che si aspetta “un’aggiunta” al business che si sta facendo, come se fosse un gesto di gratitudine, e per questo ricorre alla corruzione. A noi sorprende, ma bisogna capire la cultura di fondo. Ciò che per noi è moralmente sbagliato, in molti posti è assolutamente normale. “Qui si usa cosi”: in quest’ottica, benché assurda, va vista l’azione del regional director giapponese.

Rifiutare una mazzetta è persino un’offesa, precludendo i risultati del lavoro di molti, gli obbiettivi aziendali e rischiando, quindi, non solo di venire cacciati per scarsi risultati, ma anche di inficiare il lavoro altrui. Ma legalmente puo’ essere considerato un crimine? Certo, lo è, ma il modo di fare business è quello e le tradizioni, soprattutto in Asia, sono la cosa più importante. Quello che ci si aspetta è parte del deal.

Tassi di corruzione in Asia

Se non volete stare al gioco, sappiate allora che molti dei paesi in via di sviluppo non fanno per voi. Ma se questo vale per il business, la cosa è molto più profonda e permea anche la vita quotidiana, dove si incontrano piccoli casi di tangenti.

La polizia non è da meno

Capita che la polizia faccia irruzione in discoteche “bene”, dalle quali i ragazzi sanno di default di dover scappare, perché a quel punto la polizia metterà la droga nelle loro tasche durante la perquisizione per poter avere la mazzetta e lasciarli andare. E lo diranno chiaro e tondo il prezzo. Se siete in un posto turistico dove seppure la droga sia vietata e ci sia la pena di morte, non sorprendetevi se questa vi venga offerta ad ogni angolo di strada. Dall’altra parte c’è quasi sicuramente un poliziotto che segue la scena, magari in borghese.

Se, nonostante le leggi, decideste di prenderla, magari anche solo di fumarvi una canna in spiaggia con amici, sappiate che il venditore avrà certamente informato un poliziotto che, seguendovi, vi chiederà la mazzetta per non sbattervi in una galera del terzo mondo. E non ci volete finire certamente. Purtroppo, spesso, avete sentito e sentirete ancora di occidentali che vengono comunque sbattuti in galera per una canna. Questo perché per principio, stupidità o all’essere troppo sballati, si rifiutano di pagare.

Ma perché la polizia di certi posti si comporta così? Spesso per cultura, ma anche perché mal pagati. Che senso ha quindi avere quel lavoro? Proprio quello di arricchirsi per vie traverse. E non è raro che per ottenere un posto pubblico, anche mal pagato, si debba allungare la mazzetta. Si compensa così.
Cosa comporta questa endemicità? Che le mazzette sono un dramma sociale che blocca lo sviluppo morale, etico e soprattutto economico.

Il fatto che tizio che paga abbia accesso a quel posto, quel privilegio o quella fornitura (alzandone poi il prezzo per compensare la mazzetta) comporta uno squilibrio verso il libero mercato e la libera competizione, fattori che permetterebbero ai paesi in via di sviluppo di progredire.
Considerate che in paesi dove lo stato è debole o pressoché assente, l’inventiva del singolo è sempre il top. Senza la maledizioni dei “regalini” molti paesi avanzerebbero molto più velocemente.

Poliziotto che riceve una banconota da un civile

Cosa fare?

Ma quindi bisogna rassegnarsi? No, per fortuna. 

Il mondo cambia e l’occidentalizzazione dei paesi asiatici ha permesso lo sviluppo di Giappone, Corea, Taiwan e Singapore a velocità estreme. Le mazzette non sono chieste né se ne sente parlare. Non esistono? Certo, esistono, ma non sono un problema endemico come altrove. Ed è proprio grazie all’esempio occidentale che certi paesi stanno cercando di cambiare la cultura di fondo. L’Indonesia si è dotata di uno strumento fortissimo, chiamato KPK, ovvero un’agenzia anti corruzione con poteri spaventosi che non guarda in faccia a nessuno. Gli effetti? Notevoli.

Imam e monaci buddisti stanno spingendo incredibilmente perché la mentalità del “pagare un caffé” sparisca dalla quotidianità. E se sparisse (col tempo) dalla normalità, se normale non venisse più considerata, allora sì che lo sviluppo di certi paesi andrebbe avanti rapidamente. 
Ma la mentalità cambia con le generazioni e con l’occidentalizzazione del mondo. Aspettarsi che le cose cambino da un giorno all’altro, che domani non sia più necessario allungare soldi al burocrate perché faccia il suo lavoro, che non sia più necessario pagare soldi per avere il delivery da Amazon bloccato alla dogana, sarebbe irreale.

Tempo al tempo.

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