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La Colombia indigena marcia unita per i propri diritti

In Colombia, le comunità indigene marciano la minga per discutere dei loro diritti fondamentali e far sentire la loro voce

Lunedì 19 ottobre circa ottomila persone hanno marciato in Colombia dal dipartimento di Cauca fino alla capitale Bogotà, per poter incontrare il governo di Ivàn Duque riguardo alla questione indigena. Questa marcia infatti ha un nome ben specifico: viene chiamata “minga“, la marcia indigena viene utilizzata anche in altri Stati dell’America Latina, per sollevare preoccupazioni e chiedere ai governi centrali maggiore attenzione riguardo alle tematiche delle popolazioni indigene presenti in tutto il continente americano. Secondo il quotidiano spagnolo El Paìs, la marcia si è svolta pacificamente e secondo programma, con circa dieci associazioni indigene e civili, che dalle 9:30 alle 18 hanno marciato dal Palazzo dello Sport a Cauca fino alla Plaza de Bolìvar.

La manifestazione non ha causato ingorghi stradali né complicanze di altro genere al trasporto pubblico, né episodi di violenza o scontri con la polizia colombiana. Persino il funzionario distrettuale di Cauca ha riconosciuto i meriti degli organizzatori della minga e i loro sforzi per mostrare e dimostrare cosa sia una vera marcia pacifica. Tuttavia, le diverse organizzazioni indigene e civili non sono bastate per garantire un incontro con il capo del Governo. I rappresentanti dei gruppi indigeni si sono riuniti per quattro ore con alcuni funzionari del Governo, ma dell’incontro con il Presidente Ivàn Duque non si è fatta menzione.

Diamo un occhio alle cause

Sono svariate le ragioni per cui la minga si è recentemente svolta in Colombia. Secondo il quotidiano colombiano El Espectador, questa marcia è la risposta a settimane e settimane di richieste al Governo centrale, per la chiarificazione di numerosi questioni: dagli assassinii di attivisti civili, alla violenza da parte della polizia e alla protezione delle loro terre da coltivazioni illegali. Inoltre, il 2020 è stato caratterizzato da numerosi episodi violenti diretti contro le comunità indigene del dipartimento di Cauca: 36 morti ufficiali e 47 leader indigeni uccisi solo nell’ultimo anno. El Espectador cita l’Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia (ONIC) secondo la quale il Governo di Duque sarebbe direttamente responsabile di non aver mostrato alcun interesse nell’affrontare il problema della violenza contro le comunità indigene colombiane. Inoltre, il Governo di Duque ha recentemente annunciato di voler ricorrere all’irrigazione aerea delle coltivazioni illegali di coca presenti nelle regioni di El Tampo e El Naya.

A queste ragioni, in un certo senso, storiche le popolazioni indigene hanno risposto con la minga, per chiedere tre cose fondamentali: in primis, l’impegno del Governo affinché si faccia carico dell’ondata di violenze contro le comunità indigene; un dibattito diretto e aperto con il Presidente per discutere riguardo alcune minacce alla salute, alla terra e allo stile di vita indigeno, come il fracking (usato per estrarre il petrolio dalle rocce con un altissimo dispendio di risorse idriche); il perseguimento di un disegno di pace volto alla serena e stabile convivenza tra esigenze indigene e bisogni dello Stato colombiano. È anche opportuno ricordare che le comunità indigene hanno avuto pochissimo supporto dal Governo durante la crisi di Covid-19 che tuttora dilaga in modo allarmante in tutta l’America Latina.

Non sono pochi e hanno diritti

Con circa 87 gruppi etnici e 65 lingue differenti, la Colombia è il secondo paese dell’America Latina per diversità etnica, dopo il Brasile. Secondo il portale nazionale del turismo colombiano Colombia Co, la popolazione indigena rappresenta circa il 3,5% della popolazione totale colombiana, con 1,45 milioni di persone. I loro diritti sono maggiormente rappresentati dalla ONIC, fondata nel 1982 per conciliare interessi del Governo ed esigenze indigene.

Secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti delle Popolazioni Indigene (UNDRIP), adottata nel 2007, è compito del Governo centrale garantire la sicurezza, l’accesso alle risorse e la salvaguardia delle popolazioni indigene da attacchi razzisti, pericolo di estinzione e pericoli diretti ed indiretti, che possano mettere a repentaglio la sopravvivenza delle comunità indigene. Da un punto di vista legale, il Governo di Duque è responsabile di aver violato l’articolo 2 che garantisce la parità di diritti tra popolazioni indigene e abitanti dello Stato (le comunità indigene sono state lasciate per lo più da sole durante la pandemia), l’articolo 7.1 che sancisce il diritto alla protezione fisica e gli articolo 17.2 e 18 riguardo alla buona volontà del Governo di intavolare dialoghi e trattative con le comunità indigene per uno sviluppo economico concordato da entrambe le parti.

A queste possibili accuse, le comunità indigene hanno reagito con la minga, dimostrando al contrario di Duque la loro volontà di chiarire le questioni vis-a-vis e non attraverso l’aula di un tribunale nazionale e forse internazionale. La marcia è conclusa, ma la voglia di parlare e di giustizia non si può fermare.

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