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Kamala Harris: il punto di incontro tra Biden e l’India

La nomination di Kamala Harris come candidata democratica alla vicepresidenza della Casa Bianca è molto ben vista in India. Vediamo il perché e quali possono essere gli effetti in caso di vittoria

Avrete sicuramente letto che Joe Biden ha scelto come vicepresidente Kamala Harris, avente padre giamaicano (non il classico giamaicano stereotipato canna e musica ma un docente a Stanford) e madre indiana. La VP di Biden è una ricercatrice sul cancro al seno che ha studiato prima in India e poi in USA, e lavorato tra Canada e USA.

La giovane Kamala ha ancora tantissimi parenti in India (famiglie indiane numerose eh, mica padre, madre e 1 figlio), quindi potete ben immaginare i titoli dei giornali indiani per la ‘Figlia di Chennai’, che a Chennai sarà stata qualche volta, ma sorvoliamo. Interviste a parenti, amici, conoscenti gente che l’ha incrociata, si sprecano, sia nei media USA che ancora più in quelli indiani.

Perché questo è estremamente importante per l’India? Orgoglio nazionale (anche se molto indiretto), ma non quello hindu, perché la piccola Harris era solita andare al tempio hindu prima di diventare una battista. Questo è però un dettaglio che Modi e tutti gli indiani eviteranno di sottolineare, perché in ogni caso i possibili vantaggi sono enormi. Già il primo ministro Modi era in ottimi rapporti con Trump, ora, Trump o meno, l’India si è garantita uno spazio nel cuore del potere americano. Sebbene questo collegamento possa sembrare irrilevante, beh è sempre meglio averlo che non.

Se Biden dovesse venire eletto e fare un solo mandato, la Harris sarebbe automaticamente la candidata nel 2024 e potenzialmente anche nel 2028. Potrebbe stare nelle stanze del potere fino al 2032, cosa che in ottica anti cinese sarebbe importantissimo per entrambi i player, indiano ed americano. Quel posto nel cuore di Pennsylvania Avenue sarà molto grande, più grande di adesso e durerà a lungo. In tutto questo l’India intravede la possibilità di prendere il posto della Cina nella supply chain americana, un’enorme leva per l’amministrazione americana per ‘normalizzare’ il nazionalismo hindu di Modi. Vedremo tante cose cambiare.

Effetti?

Dimenticatevi di vedere l’India nel RCEP (il TPP della Cina in Asia), la partnership economica asiatica molto cara a Pechino. Non ha mai avuto intenzione di entrarci ed ora, con Biden e Harris potenzialmente alla Casa Bianca, ne avrà ancor meno.

Come reagirà la Cina a questo fortissimo cambio geopolitico sarà tutto da vedere. Il dragone è ferito e le mosse disperate ad Hong Kong sono segno di un’enorme debolezza. L’asse USA-India potrebbe dare il colpo di grazia.

Piccola curiosità

Un paio di giorni fa un ministro indiano ha detto che Gandhi e Buddha sono stati tra i 2 più grandi indiani di sempre

Scoppia il caso: Buddha (o Siddharta Gautama) non nacque in quella che ora chiamiamo India, nacque in Nepal, nella città di Lumbini, vicina al confine con l’India ma pur sempre in Nepal. 
Capite bene che i ministri Nepalesi sono insorti. Sebbene il paese dipenda dall’India, l’orgoglio nazionale (per il fondatore di una filosofia/religione di amore e comprensione) ha scatenato un putiferio. Gli Indiani hanno ritrattato, dicendo che in effetti era Nepalese ma che ha ‘esercitato’ perlopiù in India.

Il fatto che nessuno dei due paesi esistesse al tempo porta un pochetto a sorridere (anche se noi non siamo da meglio eh), ma il turismo è pur sempre turismo.

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