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Kamala Harris: cosa significa la sua vittoria?

La vittoria di Kamala Harris ha segnato un passo decisivo per la storia delle donne?

A 18 anni affrontai la mia prima scelta di vita: la carriera universitaria. Nel pieno della crisi e della confusione, mi affidai ad ogni tipo di consiglio e suggerimento potessi trovare. Parlai con amici e docenti, visitai campus, lessi classifiche e statistiche, consumai il sito del Censis.

Aspettavo un’illuminazione su quale fosse la scelta calibrata al meglio sui miei interessi, ma anche coerente col mondo del lavoro in corsa. Dopo poche ricerche, mi resi conto che, sulla base delle mie – certamente poche, ma intense – esperienze, io volevo “fare politica”, nella sua accezione più filosofica.

Agli occhi di una neodiplomata al liceo classico, fare politica significava esercitare la libertà e la volontà di immaginare un futuro migliore, partendo dalla consapevolezza del peso di ogni contributo alla vita pubblica e dal potere della partecipazione attiva.

Fonte Bresciaanticapitalista

Ma a volte, il “reality check” dei grandi sogni rischia di essere avvilente. E fu così per me, donna nel 21esimo secolo.

I dati raccolti da un’indagine del Parlamento Europeo ci raccontano di un mondo in cui solo il 7.3% dei capi di governo e il 6.6% dei capi di stato a livello globale è donna. Un mondo in cui, seppur con un incremento percentuale notevole rispetto a due decadi fa, la partecipazione femminile nei parlamenti mondiali è ancora del 24.1%, con il Rwanda, che conta il 56% di donne in Parlamento, come unica felice eccezione. Sarebbe stato possibile per me fare ciò che sognavo di fare? Il mondo mi avrebbe mai offerto una possibilità, seppur dotata degli strumenti adatti?

Nel 2020, nel pieno del ciclone dell’emergenza Covid-19, un solo paese su otto mette in atto misure per proteggere le donne dall’impatto sociale ed economico del lockdown (che è ancora un privilegio di classe, e di conseguenza anche un privilegio di genere). La pandemia, infatti, come ha detto Katrin Jakobsdottir, primo ministro donna islandese, ha reso ancora più evidente quanto abbiamo bisogno di una leadership diversificata. Parlare di genere e di inclusività è fondamentale, ora più che mai.

Fonte Jacobin

È per questo che ogni modello positivo rappresenta certamente un piccolo passo, ma anche una grande vittoria. La vicepresidenza di Kamala Harris dopo le presidenziali del 2020 è importante. Conta due primati straordinari: la prima donna nella storia ad essere vicepresidente degli U.S. e la prima donna nera nella storia ad essere vicepresidente degli U.S.

Occuperà un ruolo per il quale, nell’anno della sua nascita, il 1964, alle donne nere non era concesso neanche votare. Le elezioni americane hanno un impatto e una risonanza innegabile sulla geopolitica internazionale, anche, e soprattutto, in Europa: Kamala Harris è una vittoria anche per me, da spettatrice delle presidenziali americane.

Che si condivida o meno il muscolarismo adottato come procuratrice generale della California, che la si consideri o meno abbastanza progressista nelle idee politiche, è oggi fonte di speranza e orgoglio per tante donne che guardano in alto in cerca di modelli. E’ giusto non gioire se Kamala Harris non rappresenta l’optimum per una certa visione politica, com’è giusto riconoscere le criticità del suo operato. Ma un’analisi critica non deve sfociare nel disfattismo né delegittimare una vittoria epocale, quella di una donna nera Vicepresidente degli Stati Uniti d’America dopo 231 anni, senza interruzioni, di uomini bianchi ad occupare questo ruolo.

Fonte TheGuardianNigeria

Uno studio di Pippert e Comer sull’empowerment femminile ha rilevato che, tra le conseguenze positive di una rappresentanza diversificata, c’è una tendenza da parte delle giovani donne a sviluppare un maggior senso di coinvolgimento e partecipazione alla vita politica del paese.

Abbiamo tutt* bisogno di modelli, proprio come ne avevo bisogno io a 18 anni. E oggi ne abbiamo sicuramente uno importante oltreoceano.

La vicepresidenza stessa di Kamala Harris è quindi già un grande passo, affinché si realizzi quanto ha detto nel discorso di accettazione della vittoria, citando la madre: Kamala Harris sia la prima, ma non l’ultima.

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