Press "Enter" to skip to content

Joe Biden a un passo dalla presidenza, per ora

Tra l’epidemia da COVID-19 e le manifestazioni Black Lives Matter, la campagna elettorale degli Stati Uniti si è fatta più accesa ed imprevedibile che mai, a soli 5 mesi dalle elezioni di novembre

Attualmente il Presidente Trump non sta vivendo il miglior periodo per la sua campagna: dopo la crisi sanitaria ed economica, la morte di George Floyd, di cui anche ExCentrico ha parlato, sembra aver fatto crescere la rabbia che l’elettorato democratico nutre nei suoi confronti. Vediamo un paese diviso, lacerato nel profondo, mentre le parole di Abraham Lincoln, legate a doppio filo agli avvenimenti della Guerra Civile, risuonano forti “United we stand, Divise we fall”.

Secondo i sondaggi, le proteste che sono divampate in tutto il Paese godono del supporto della maggioranza degli americani, che, nonostante condannino le violenze ed i saccheggi, hanno fiducia nel fatto che questo evento porterà ad un reale cambiamento. L’attuale candidato, che non ha ancora ottenuto la nomination dal partito democratico, Joe Biden, ha fatto sentire più volte la sua vicinanza alla causa, partecipando alle manifestazioni e incontrando di persona i familiari di Floyd. Ha tenuto anche un discorso di 20 minuti in cui ha annunciato che, se eletto, si occuperà di una massiccia riforma della polizia.

L’ex vice Presidente Biden è inoltre occupato con la scelta del vicepresidente. Durante l’ultimo dibattito delle primarie, rivelò che il suo vice sarebbe stata una donna. Ma sull’onda delle proteste che hanno infiammato il paese viene chiesto a gran voce che anche gli afroamericani vengano rappresentati dalle istituzioni e per questo motivo in pole position per la posizione di vice si troverebbe la popolare senatrice della California Kamala Harris, 55 anni, o la più volte citata ex first lady Michelle Obama, 56 anni. Inoltre, solo qualche giorno fa, Biden ha ottenuto formalmente i 1991 delegati del partito democratico per potersi garantire la nomination alla Convention.

Infatti, nonostante il ritiro di tutti gli altri candidati democratici, fino a che Joe Biden non otterrà la nomination del partito, non sarà ufficialmente il candidato per la corsa alla presidenza. Ma al momento è solo una questione di forma e Biden è a tutti gli effetti il candidato democratico pro pectore.

Per quanto riguarda lo scontro presidenziale, gli ultimi sondaggi vedono il silenzioso Joe Biden in testa in molti Stati, ottenendo, ipoteticamente parlando, 352 grandi elettori, contro gli attuali 186 di Trump, che porterebbe l’ex vice Presidente ad una schiacciante vittoria (ne servono 270 per assicurarsi lo Studio Ovale).

Secondo un recente sondaggio della CNN, Joe Biden sarebbe in vantaggio di 14 punti percentuali a livello nazionale. I responsabili della campagna di Trump hanno persino chiesto all’emittente televisiva di ritirare il sondaggio perché “errato” e “di parte” (richiesta che è stata respinta). Comunque sia, però, tutti gli istituti demoscopici statunitensi rilevano un vantaggio da parte di Biden a livello nazionale anche se nei singoli swing states (gli Stati in bilico che potrebbero essere decisivi), Biden detiene un vantaggio più ridotto.

Tra gli stati decisivi di queste elezioni troviamo la Florida, la Pennsylvania, il Michigan, il Wisconsin, l’Ohio, la Carolina del Nord, la Georgia, l’Arizona, e l’Iowa. Al momento, il Presidente Trump vincerebbe solo in Iowa e potremmo assistere ad un testa a testa in Ohio, mentre gli altri stati sarebbero vinti senza grossi problemi da Biden. Molti analisti ritengono che per quanto riguarda questa elezione la coalizione democratica sarà in grado di portare al voto una maggioranza più ampia di sostenitori di Bernie Sanders e che Biden potrebbe pescare consensi tra i repubblicani moderati. È inoltre di pochi giorni fa l’endorsement repubblicano fatto dalla famiglia Bush e da quelle del defunto John McCain, Mitt Romney e Colin Powell a sostegno dell’ex vice Presidente, a prova del fatto che anche nelle fronde più dure del partito repubblicano, il governo Trump non è stato molto gradito.

Dall’altro lato, il Presidente Trump, seppur artefice di molti successi in materia di lavoro, si trova ora ad affrontare alcune delle crisi economiche e sociali, tra le più pesanti nella storia degli Stati Uniti. Se infatti le proteste che stanno infiammando le strade americane sembrano aver risvegliato una parte dei non votanti americani (da anni l’affluenza al voto per le presidenziali si attesta intorno al 50%). Da un altro punto di vista, l’epidemia da COVID-19 sembra aver innescato una crisi economica molto pesante per i cittadini americani. Secondo la stampa statunitense 40 milioni di americani hanno perso o perderanno il lavoro a causa dell’epidemia, e ciò è dimostrato anche dall’incremento delle domande di disoccupazione.

Ma la campagna elettorale è ancora molto lunga, si vota a novembre, e gli esperti mettono in guardia coloro che danno per certa una vittoria di Biden. Trump, infatti, potrebbe giocarsi un’ultima carta. Entro ottobre dovrebbero essere rilasciati i dati sull’economia americana e secondo le prime stime l’economia potrebbe riprendersi molto bene nonostante il COVID-19. Se questo dovesse verificarsi, potrebbe diventare una spinta finale per Trump che potrebbe essere decisiva. Ogni colpo di scena è possibile, soprattuto in uno scenario cinematografico come quello americano.

One Comment

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.