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In Congo la violenza non si ferma

Il 22 febbraio sono stati uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo Baguma, a seguito di un agguato progettato proprio per colpire il diplomatico, sulla strada per Kanyamahoro, nell’est della Rds (Repubblica Democratica del Congo).

Il convoglio delle Nazioni Unite era in viaggio per espletare le funzioni della missione Monusco, un progetto della UN per la stabilizzazione del territorio congolese. L’ambasciatore Attanasio si stava recando in una scuola quel giorno. La missione Monusco è nata nel 2010 a seguito della Risoluzione 1925 per garantire una presenza militare e diplomatica fissa delle Nazioni Unite.

Si ritiene che gli attentatori avessero come obiettivo la cattura dell’ambasciatore italiano, al fine di chiedere un riscatto. La vicenda è finita nel più tragico dei modi. La zona est della Repubblica Democratica del Congo non è estranea ad atti di guerriglia, tanto che le autorità locali si sono sorprese che un ambasciatore in missione per conto delle Nazioni Unite viaggiasse senza scorta in uno dei territori più instabili del Paese. L’instabilità politica della zona est della Rds inizia con la fine del conflitto in Ruanda tra le etnie Hutu e Tutsi. Nel 1994, le milizie dell’etnia Hutu massacrarono circa 800.000 persone Tutsi in circa 100 giorni. Oggi, questa guerra viene ricordata come un vero e proprio genocidio. A seguito della formazione di un governo stabile, circa 1.2 milioni di ruandesi Hutu fuggirono in Congo, in particolare nella zona est del Paese, nella regione di Kivu.

Altre milizie si insediarono nella regione, alcune provenienti dal Burundi, altre dalla Repubblica Centroafricana e altre dall’Uganda. Negli ultimi 5 anni, le violenze nella zona est della Rds si sono intensificate e le vittime sono quasi tutte congolesi. Secondo fonti della Kivu Security Tracker, a marzo 2020 circa 450 persone sono state uccise a causa delle guerriglie dei ribelli Hutu e delle altre milizie straniere.

Sebbene i governi del Ruanda e dell’Uganda abbiano promesso e inviato delle milizie per stabilizzare la zona di Kivu, c’è chi accusa questi stessi governi di trarre vantaggio dai gruppi armati che hanno un piede in Congo. Secondo un articolo di Forum des As pubblicato sull’Internazionale, la Rds è un territorio estremamente ambito per l’abbondanza di risorse e materie prime, come l’oro, diamanti, rame, uranio, cobalto e coltan, indispensabile per la produzione di apparecchi elettronici. Inoltre, il territorio presenta vasti giacimenti di petrolio e gas naturali. Tutto ciò rende il territorio congolese molto appetibile ad un’interferenza straniera e contribuisce a rendere più instabile la geopolitica del Paese.

In tutta questa violenza, Luca Attanasio era capomissione in Congo dal 2017. Dopo essere entrato al Ministero degli Esteri a 26, Attanasio si era specializzato nelle tematiche dell’Africa Sub-sahariana. Non è facile intraprendere la carriera diplomatica. Bisogna essere svegli, e tanto anche. Ci sono circa 9 materie da preparare che spaziano dalla conoscenza delle lingue, all’economia internazionale, dal diritto internazionale alla storia delle relazioni internazionali. E se si riesce a superare i test scritti e la valutazione orale, iniziano 9 mesi di prova all’interno del Ministero degli Esteri durante i quali i candidati vengono sottoposti ad altri esami per verificare se riusciranno a sopravvivere nel mondo della diplomazia. Al termine del periodo di prova, iniziano 8 anni di gavetta nelle ambasciate di Paesi in via di sviluppo e/o del terzo mondo, per apprendere sul campo quanto studiato tra le pagine dei libri. La sola passione non basta. Deve essere una vocazione, non meno di voler entrare in un ospedale o in un edificio in fiamme. Non è un lavoro per uno stipendio e Attanasio lo sapeva bene. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona estremamente intelligente e dotata di grande empatia verso gli innumerevoli problemi dell’Africa Sub-sahariana.

Una simile vocazione l’aveva Vittorio Iacovacci, del 13/mo Reggimento dei Carabinieri del Friuli Venezia- Giulia. Distintosi nel reparto del GIS, era stato trasferito nella Rds nel team della “close protection”. Diventare un Carabiniere non è più semplice che diventare diplomatico. Innanzitutto bisogna entrare nell’Esercito, superando le prove scritte, psico-attitudinali, fisiche e gli accertamenti sanitari. Se si sopravvive alla disciplina militare, si ha la possibilità di partecipare a dei concorsi interni per scegliere il percorso più adatto all’interno dell’Arma. Se si accetta di fare il soldato, si accetta di mettere la propria vita al servizio e a protezione degli altri. Si accetta di prendere una pallottola al posto di qualcun altro e di morire per questo, se serve.

La missione Monusco deve andare avanti per rispetto di tutte le vittime di qualsiasi nazionalità che hanno sofferto e tutt’ora soffrono a causa di conflitti che si stanno trascinando da decenni. Nelle scuole di Kivu, ogni bambino ha diritto allo studio e alla speranza di rendere la Rds un grande Paese.

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