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In Africa i paesi uniti per lo sviluppo dei diritti umani

Dalla nascita della Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli al Tribunale Penale Internazionale per la Ruanda: come l’Africa ha trasformato i diritti umani

Il continente africano è senz’altro una delle aree dove si registra il più alto numero di gross violations e rappresenta l’area geografica nella quale le Nazioni Unite è stata più attiva tramite le sue missioni di peacekeeping. Benché l’Africa continui a presentare una sfida dopo l’altra per istituzioni e organizzazioni che tutelano i diritti umani, di fatto il continente ha costituito una delle voci più decisive nello sviluppo del diritto internazionale umanitario.

Questa affermazione sembrerebbe un paradosso, eppure la difficoltà nell’implementare delle politiche contro le violazioni dei diritti umani ha portato le istituzioni regionali ad essere maggiormente incisive. Va poi evidenziata la natura particolarmente “occidentocentrica” delle prime convenzioni internazionali sui diritti umani, che poco si adattano nelle definizioni e negli obiettivi a quella che è la situazione dell’Africa. Il continente ha dovuto dunque sviluppare mezzi più “autoctoni”, che hanno poi effettivamente portato innovazione nel diritto umanitario.

Il primo di questi mezzi si identifica proprio nella Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (firmata nel 1981 e ratificata da 53 Paesi), nella quale è individuabile una differenza sostanziale cominciando dal titolo: l’essere umano si situa in due dimensioni, quella individuale e quella di membro di una collettività. E questa bidimensionalità nella quale gli uomini si collocano è nuovamente evidenziata dall’esaltazione della famiglia definita come the natural unit and the basis of society e dall’elenco dei duties, i quali sono nominati già nel Preambolo. Questo elemento non è presente in nessuna delle precedenti convenzioni sui diritti umani, alle quali la Carta africana è ispirata.

È poi d’obbligo evidenziare come la Carta Africana riconosca i diritti di terza generazione non sottolineando alcuna suddivisione di importanza. Il Preambolo stesso afferma che civil and political rights cannot be dissociated from economic, social and cultural rights, non vi è dunque alcuna preferenza o priorità nell’implementare alcuni diritti piuttosto che altri. Questa concezione “unificata” dei diritti appartenenti alle diverse generazioni si contrappone con quanto fatto precedentemente dalle Nazioni Unite, le quali, dopo la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, hanno prodotto ben due Convenzioni contenenti i diritti civili e politici, considerati dai Paesi occidentali prioritari da implementare, e  i diritti economici, sociali e culturali, concepiti come meno importanti.

Ma ad un livello più pragmatico i Paesi africani hanno contribuito in maniera significativa in due contesti specifici. Il primo fa riferimento alla Convenzione sugli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa  (1969), ispirata e allo stesso tempo contrapposta alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati. La sostanziale contrapposizione sta in un elemento chiave fondamentale: la definizione di rifugiato. Le Convenzioni di Ginevra del 1951 parlano di rifugiato come “Chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, […] non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi. ” e pone anche un limite temporale (avvenimenti anteriori al 1951) ed uno geografico (gli Stati contraenti potevano decidere di dare lo status di rifugiato solo alle vittime di avvenimenti anteriori al 1951 in Europa).

Foto della negoziazione delle Convenzioni di Ginevra del 1951

Gli Stati africani hanno interpretato questa convenzione come uno strumento ad uso esclusivamente europeo, facendo pressione per l’abolizione sia del limite temporale che del limite geografico, e riuscendovi tramite la produzione di un Protocollo successivo (benché i limiti geografici non sono del tutto decaduti). In seguito, il continente africano si è dotato di una propria Convenzione, definita più brevemente la OAU Refugee Convention, nella quale è chiaramente definito come rifugiato non solo chi fugge da persecuzioni politiche, ma “ogni persona che, a causa di una aggressione esterna, occupazione, dominio straniero o gravi turbamenti dell’ordine pubblico in tutto o in una parte del Paese di origine o di cittadinanza, è obbligata ad abbandonare la propria residenza […]”. Questa nuova definizione permette di allargare le fattispecie nelle quali è concesso lo status di rifugiato anche a catastrofi naturali o siccità e carestie.

Il secondo contesto fa invece riferimento all’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, il primo tribunale penale internazionale finalizzato a giudicare crimini commessi all’interno di uno Stato. I principali accusati furono Kambanda e Akayesu e vennero prodotte delle sentenze storiche senza ombra di dubbio. In particolar modo, durante il processo, fu la prima volta in cui lo stupro collettivo venne identificato come strumento finalizzato alla distruzione di una etnia e come crimine contro l’umanità. Sexual part was an integral part of the process of destruction, specifically targeting Tutsi women, dice la sentenza.

africa
Kambanda

Nonostante le significative innovazioni che i Paesi africani hanno apportato nella definizione dei diritti umani e lo sviluppo di molteplici strumenti regionali, i governi nazionali trovano estrema difficoltà nell’implementare queste direttive. Probabilmente è proprio questo stesso struggle – come è stato definito da diversi studiosi del diritto umanitario – a funzionare da motore e da stimolo per l’elaborazione di strumenti nuovi e specifici, e la resistenza attuata dai diversi popoli al fine di poter finalmente ottenere una completa ed efficace applicazione di tutte le convenzioni.


 FONTI

  • “Africas contribution to the development of international human rights and humanitarian law’by Frans Viljoen
  • Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli”
  • “Convenzione relativa allo status dei rifugiati”
  • “Convenzione sugli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa”
  • Sentenza a Jean-Paul Akayesu

2 Comments

  1. […] entrato al Ministero degli Esteri a 26, Attanasio si era specializzato nelle tematiche dell’Africa Sub-sahariana. Non è facile intraprendere la carriera diplomatica. Bisogna essere svegli, e tanto […]

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