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Il Vietnam cerca la pace centroafricana mentre la Thailandia punta sul vaccino

Cosa si racconta in Asia di primo mattino Italiano?
A parte NokScoot (low cost Thailandese) che licenzia così come la Qantas?

Thailandia

Beh nel regno di Thailandia si promette il vaccino abbordabile in prezzo, circa 1000 baht, circa 32 dollari / 28 euro. Non è pochissimo per molte comunità. Il paese inoltre riapre, e piano piano permetterà l’entrata a businessmen e ad alcune altre categorie, tutte quarantenabili. C’è anche un inizio di discussione con il governo turco per dei certificati di ‘sana e robusta costituzione’, credo anche perché altro non avrebbe molto senso. Ma in Italia abbiam già avuto esperienza con governatori che vaneggiavano di passaporti sanitari.

Myanmar

In Myanmar ci sarà la quarta conferenza di Stato di gruppi ribelli, con un cessate il fuoco nazionale. Non tutti i gruppi, ovviamente, ma comunque 10. Si accolgono quelli che, finalmente, possono tornare da mezzo mondo, ma preme perché possano tornare in Thailandia. Benche’ in crisi da covid, il paese e’ ancora molto in via di sviluppo e le piccole comunita’ riescono ad autosostenersi meglio che citta’ grandi di altri paesi dipendenti da expat occidentali.

Vietnam

In Vietnam invece si pensa alle scommesse come risorsa di sviluppo. Mah. Ho Chi Min City (la vecchia Saigon) avrà la seconda linea di metro, ed è una bella notizia per una città piegata dai problemi di trasporto. Nel frattempo alle UN, il rappresentante vietnamita cerca di spingere per l’implementazione della pace nella repubblica centroafricana. Non capisco il nesso, onestamente. Invece regionalmente vogliono far sapere che il RCEP verrà firmato entro fine anno. Roba già sentita dai Thailandesi l’anno precedente e che continueremo a sentire, credo. L’RCEP è un accordo internazionale tra i 10 paesi dell’Asean ed altri. Tuttavia tra problemi di chi entra ed esce (India) e vari tentennamenti (molti preferiscono gli accordi bilaterali), credo che quando il TPP tornerà con Biden (if it will when he will) il mercato americano sarà troppo più appetibile e allora l’RCEP tornerà nel dimenticatoio come fu prima di Trump.

Ma il main focus dei giornali è un altro: i lavoratori migranti, il loro ritorno in patria, il loro possibile ritorno sul posto di lavoro e come questi rappresentino un doppio enorme problema. Vivendo all’estero le remittances permettevano alle famiglie di sostenersi e in molti casi di aprire attività, di mandare figli, fratelli e sorelle a scuola. Ora ciò non succede, i lavoratori migranti sono per lo più rientrati e oltre a mancare questa fonte di reddito diretta, manda indirettamente ad altri. Nonché, e basta pensarci per capirlo, costoro rappresentano una massa di disoccupati inaspettata.
Tale focus è presente in maniera diversa nei giornali della regione. In tutti. C’è coordinamento o il problema inizia a farsi sentire sempre di più? Credo l’ultima.

Cambogia

La Cambogia è in una situazione identica con il grosso vicino thailandese. I suoi lavoratori oltretutto premono alla frontiera. Forse la situazione del covid non è ben spiegata. Tuttavia il governo ha deciso di stanziare 125 milioni di dollari per cash ai più poveri, in aumento a causa del covid (meno turismo, meno investimento e il ritorno dei lavoratori migranti). Il problema del cash for poor people è che non esiste un vero censo e il come verra’ distribuito beh, è un ‘opera notevole. Spero ci riescano. E che evitino i cleptocrati.

Filippine

Nelle Filippine c’è preoccupazione per le condizioni in cui i lavoratori e le lavoratrici sono trattate all’estero. Soprattutto per mancanza di copertura sanitaria in alcuni paesi. Grossissima paura invece fanno le cliniche cinesi illegali, realizzate alla bene meglio per ‘curare’ con non meglio identificate intrugli i cittadini cinesi. Che cittadini? Cinesi? Non hanno i soldi per una clinica privata? Che expat sono? Sono ‘expat cinesi’. Le opere della belt and road initiative, o la via della seta come la chiamiamo in Italia, sono soldi del governo cinese che vengono dati per infrastrutture che vengono costruite da personale cinese di aziende cinesi. Il personale va dai coleltti bianchi ai lavapiatti. Quelli meno pagati non hanno copertura sanitaria.

Malesia

In Malesia invece la preoccupazione è data dalla mancanza di manodopera a basso prezzo, sia nei cantieri che devono e stanno ripartendo, come nelle case. I confini chiusi impongono ai malesi di impiegare manodopera locale, ma le condizioni di lavoro non sono sempre ben accette da una popolazione comunque più benestante di altre nella regione.

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