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Il triangolo d’oro e il traffico di oppio nel sud est asiatico

Negli ultimi giorni ho citato spesso il “golden triangle”, o triangolo d’oro. Cos’è? Beh, è un segno del tempo che viviamo, dei suoi mille problemi e anche, se non soprattutto, che i problemi non sono quasi mai nuovi, quanto un’eredità. Li nascondiamo, li dimentichiamo, li ignoriamo, ma ci sono cose nella natura umana che non cambiano. Mai. Una di queste è la passione per le droghe. L’oppio è una di quella droghe che nel mondo ha mietuto vittime a uffa. Dall’oppio si ottiene infatti l’eroina.

Piantagione di oppio nel distretto di Zhari, nella provincia Kandahar, in Afghanistan

Fintanto che la vita umana aveva un’aspettativa breve, vuoi per fame e carestie, l’effetto sulla popolazione che ne faceva uso ed abuso era limitato. Molti shamani, stregoni e profeti assortiti hanno fatto uso di sostanze allucinogene proprio per entrare in contatto con mondi ‘spirituali’. Con il benessere l’uso ed abuso di queste sostanze è aumentato senza una vera e propria coscienza della situazione.

Ma con il benessere cresceva l’importanza della produttività, dell’aspettativa di vita, dei nuclei familiari, etc., sicché gli effetti dell’eroina e dell’oppio in generale si son fatti sentire. Ma dato che la popolazione aumentava, e lo stress pure di pari passo, anche il mercato si allargava significativamente. Così se la domanda aumenta, aumenta anche l’offerta.

La causa di molte guerre

Nei secoli tantissime guerre si son combattute per il dominio della produzione della droga, un tempo (le guerre dell’oppio su tutte) come oggi; vari gruppi armati ribelli si (e si sono) finanziano con le droghe, dalle FARC in Colombia ai gruppi nel sudest asiatico o i ben più noti talebani. Ed eccoci ad un punto fondamentale, l’oppio come prodotto di export per finanziarsi (alcuni guerriglieri e ribelli magari credono davvero al male minore per una grande causa, ma i grandi trafficanti e capi guerriglia no, credono al dio dollaro). Lo capivano gli inglesi che nei loro domini asiatici hanno costruito o semplicemente riverdito le opium houses, ovvero case dove la gente si sdraiava e fumava oppio.

L’oppio in sé è sempre stata una droga prerogativa dei cinesi, questo fino all’arrivo di Mao e dei comunisti. Questi, scacciando il Kuomintang (il partito nazionalista cinese, n.d.r.), hanno reso illegale la droga e spedito tutti i dipendenti in case di riabilitazione (campi di lavoro eh, nessuna comunità stile occidentale). Il Kuomintang si stanziò nella sua lotta nel sud est asiatico, vicino allo Yunnan (sì, la zona del maledetto pipistrello del Covid), tra Thailandia, Myanmar e Laos. Lì iniziò a trafficare con l’oppio.

Elettori del Kuomintang attuale, il partito nazionalista cinese con una solida base nella Repubblica autonoma di Taiwan

Come funziona? In realtà si impone all’agricoltore di coltivare, arrivare a certe quote e ci si fa pagare pure una protezione… suona tipo mafia? Eh sì, perché se il Kuomintang è sparito dal nord Myanmar/Thailandia, i gruppi sono per lo più in business con le triadi. Cosa sono le triadi? Sindacati di spietati mafiosi cinesi, spesso di base ad Hong Kong e Macao (dove il gioco d’azzardo ripulisce molti proventi). E se tutto questo sembra un casino, beh c’è anche da dire che la produzione nel triangolo d’oro, una zona tra Myanmar Thailandia e Laos, unifica varie etnie cinesi, è internazionale e transconfessionale. Non importa se sei cinese, musulmano (non huiguri, quelli sono da tutt’altra parte) o cinese buddhista mezzo laotiano, il dollaro è un collante.

Il triangolo d’oro oggi

E quindi arriviamo al giorno d’oggi. Nel triangolo d’oro la tradizione della coltivazione dell’oppio continua da secoli, tuttavia gli sforzi dei governi sono notevoli, soprattutto in questi tempi di Covid, dove i confini sono chiusi e ci sono mille modi aggiuntivi per bloccare produzione e traffici. Il Myanmar ha negli ultimi mesi fatto una ferocissima stretta, enormi traffici sono stati bloccati, scoperti e distrutti. Si potrebbe dire che così si lascia spazio ad altri player, magari i vecchi erano caduti in disgrazia o non avevano pagato la mazzetta giusta, ma penso che questo sia pure qualunquismo. La regione Myanmarese del triangolo d’oro è dominata molto da etnie che parlano cinese, vivono in mandarino o altri dialetti e, soprattutto, lavorano con testi cinesi e con il fuso orario di Pechino. Sono luoghi di perdizione perché si parla anche di schiavitù industriale infantile (dove le industrie sono in stile medioevale e, ovviamente, includono i vari processi necessari per creare eroina e altre droghe sintetiche) e i relativi problemi (alcolismo, dipendenza da droghe, morti per droghe economiche mal tagliate e molto turismo sessuale, anche infantile). I racconti di chi c’è stato sono molto agghiaccianti. 

In India a Maggio è stato fermato un traffico di 355kg di oppio, trasportato con i camion recanti i beni essenziali in tempo di Covid.
Fonte: Deccan Herald

Ovvio che il governo stia provando a cambiare le cose. In ciò deve inserire i militari, il Tatmadaw, che non sono proprio proprio angioletti, magari qualcuno con i traffici di droga ci ha fatto anche molti soldi, ma non comandano più e vedere i ribelli (che comunque usano in parte o anche il traffico per rifornirsi) vincere non gli aggrada. No, decisamente no. Così, con la chiusura drastica dei confini, il passaggio di camion pieni di merda è finito. La guerriglia ne ha fortemente risentito e si è seduta  a parlare con il governo nazionale; forse questa sarà un’eredità positiva del Covid.

Va detto che Xi Jinping andò in Myanmar e fece un’enorme pressione per riaprire quel confine, fallendo. Rimane valida l’obiezione che altri gruppi prenderanno il posto di quelli che sono stati arrestati o che non possono più trafficare, vero, ma intanto il Myanmar ha fatto non un passo ma svariati ‘giant leap for mankind’. E gli altri paesi? Beh la Thailandia sta fortemente coordinando gli sforzi per distruggere questi gruppi e i loro traffici, sicuramente il coordinamento con il Myanmar c’è stato ed è stato sia militare che di intelligence.

Xi Jinping in visita ufficiale in Myanmar a gennaio 2020.
Fonte: Wall Street Journal

La questione oppio nel Laos

Rimane però il Laos, uno stato con una struttura molto, molto debole. Due giorni fa, con grande sorpresa, la Thailandia ha reso pubblico l’appello al Laos per controllare meglio le sue montagne e i suoi confini, ed ovviamente di fare uno scale up significativo nella lotta alla coltivazione dell’oppio. Senza uno sforzo da parte di Ventianne, gli sforzi Myanmaresi e Thailandesi potrebbero solo aver messo l’enorme macchina per soldi in pausa.

E se pensate che ciò magari è dovuto a collusione governativa con questo o quel trafficante, beh probabilmente avete visto troppe serie televisive. Forse qualcosa c’è, a livello locale, ma il Laos non è la Colombia o il Messico. Non è uno stato fallito, ma è un paese molto sottosviluppato.
E con questo chiudiamo l’heritage moment di questa settimana. Dubito che l’Unesco metterà mai il triangolo d’oro nella lista dei siti.

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