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Il controllo cinese sul Mekong e il potenziale idrico asiatico

L’acqua è sempre stata una delle più importanti forze motrici di tutte le civiltà: grazie all’enorme potenziale idrico dei terreni, sono state possibili molte migrazioni ed è stata favorita la creazione di società mercantili.

Dalle siccità alle irrigazioni per inondazioni, fino ai diritti costituzionali dell’acqua potabile (Uruguay) e ai mille referendum su acqua pubblica o meno del nostro suolo natio, l’importanza di questo bene primario è nota a tutti.

Anche se qualcuno pensa che noi si sia delle angurie fatte al 90% d’acqua.

Oggi giorno molti credono che le guerre del futuro si combatteranno per il controllo delle risorse idriche, ma le guerre per l’acqua sono sempre esistite e sempre esisteranno. Si tratta, ora, di capire dove come e quando queste potrebbero iniziare.

Fonte Fanpage

Il caso più conosciuti agli osservatori internazionali è certamente quello delle dighe sul Nilo (circa 26), la più nota della quali ha portato alla traslazione del tempio di Abu Simbel.

Ora, vi sono alcuni problemi tra Etiopia (da cui nasce il Nilo Blu), Sudan ed Egitto, in quanto il primo di questi tre paesi sta riempiendo progressivamente una sua diga a monte. Ciò rischia di azzerare l’approvvigionamento idrico degli altri paesi paesi, ma anche di tenerli con una sorta di pistola alla tempia. Il rischio di dominio etiope e di continue estorsioni è incombente. Aspettate solo che Sud Sudan e Uganda facciano lo stesso con il Nilo Bianco e auguri all’Egitto.

Ma cosa succede in Asia?

Anche nel sud-est asiatico possiamo trovare problematiche simili: il rifornimento idroelettrico, le dighe e l’acqua in generale, nella penisola indocinese come taluni l’hanno studiata, che vede diversi paesi fare uno sharing di diverse risorse idriche.

Fonte Aboutenergy

L’approvvigionamento per l’irrigazione e l’uso domestico e industriale, la capacità di produzione elettrica e di evitare i danni per i monsoni sono fattori che entrano in gioco quando si parla di Mekong e Irrawaddy, due fiumi che è lecito definire enormi. Ma, mentre il secondo è principalmente in Myanmar, il primo (che come l’altro si approvvigiona di acqua direttamente e non dalla catena himalayana) passa per Cina, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, dove sfocia.

E se avete ben presenti i problemi geopolitici dell’area e ripensate a Etiopia, Sudan ed Egitto, capite che qui siamo nelle mani del dragone cinese, che costruisce dighe su dighe senza tenere di conto di convenzioni internazionali e gruppi di studio, ma prendendo per la collottola svariate decine di milioni di persone che vivono lungo le regioni attraversate direttamente dal fiume e un numero ancora più grande di coloro che vi dipendono economicamente.

Il controllo sul Mekong

Il Mekong è per molti tratti navigabile. La Cina avrebbe un numero di dighe idroelettriche variabile tra 10 e 11 con diverse altre in costruzione. Il Laos aspira a diventare la batteria idroelettrica della regione.

Fonte La Stampa

Escludendo la Cina, il potenziale idrico e idroelettrico del basso Mekong è di 30 TW, mentre l’alto Mekong di 28.93 TW. Per il basso Mekong sono stati realizzati progetti per 3.235 TW, altri 3.2 TW in fase di completamento e 134 progetti sono in attuazione o pianificati. Come si vede, la situazione è incredibile da un punto di vista energetico.

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Fonte Wikipedia

La tabella mostra la superficie del bacino del Mekong per paese, i bacini idrografici (che raccolgono l’acqua da altre fonti) e il flusso percentuale.

Cosa dobbiamo, o possiamo, aspettarci?

E cosa succederebbe se la Cina decidesse arbitrariamente (come già fa) di bloccare il flusso per strozzare la produzione idroelettrica degli altri paesi? Cosa ne sarebbe degli ecosistemi e di coloro che vivono di Mekong? Non esiste una vera risposta, solo il tempo dirà come si comporterà il dragone, ma l’esperienza non suggerisce un futuro roseo e collaborativo.

Vi starete chiedendo come mai non citi dissapori o minacce tra gli altri stati. Sebbene ci possano essere screzi, la collaborazione per il potenziale idrico tra i paesi del bacino del Mekong è notevole, ci sono istituzioni per regolare e discutere e, soprattutto, un interesse comune, con fondi e divisioni di costi e output elettrico.

Come mai? perché i paesi elencati (Cina esclusa) fanno parte dell’Asean, un’associazione di paesi del Sudest Asiatico.
Parlarsi per capirsi e progredire insieme è sempre nell’interesse di tutti.

La costruzione di dighe non è sempre semplice e i coffee money di cui vi ho parlato in precedenza possono portare a disastri come quello del crollo di una diga il 23 Luglio del 2018 in Laos.

Il futuro dell’energia idroelettrica nel Mekong sembra roseo come un’alba, ma potrebbe essere all’improvviso un tramonto nero, qualora la Cina deciderà di esercitare il suo potere.

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