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Fleets, le stories arrivano anche su Twitter

Ora anche il social dei riflessivi vende la sua dose di narcisismo.

Se ne parlava da tempo ma il giorno fatidico è arrivato: Twitter ha rilasciato ai propri utenti la funzionalità Fleet, ovvero le stories versione uccellino.
Per i meno pratici le stories sono un’invenzione di Snapchat prima, adottata da Instagram poi, che permette di pubblicare contenuti di varia forma che durano 24 ore, dopodiché spariscono dalle relative piattaforme. Inoltre, tali contenuti hanno la peculiarità di non poter essere commentati pubblicamente; infatti, per rispondere si deve per forza, salvo limiti aggiuntivi imposti dall’utente, mandare un messaggio privato, togliendo quindi definitivamente il dibattito dalla piazza pubblica.

Sia chiaro che Fleet è ancora in beta e Twitter stesso ci tiene a precisare che si tratta solo di test, quindi in qualunque momento potrebbe essere richiamata. Ma la scelta del social azzurro di buttarsi su questo mercato denota un’esigenza del pubblico che non può passare inosservata, a prescindere dall’esito di questo test.

L’essenza persa di Twitter

Twitter per sua conformazione è un social che, in condizioni di uso “normale”, promuove il dialogo e lo scambio pubblico tra i vari utenti (profili privati permettendo). Tale confronto si rivela spesso costruttivo dato che permette di imparare nuove cose e confrontare punti di vista differenti per vedere ogni argomento con una prospettiva diversa.

Ma questo grande vanto di Twitter negli anni è andato sempre più sfumando, in concomitanza con il proliferare dei tuttologi che sempre più spesso si sono trovati smentiti sul 99% degli argomenti che andavano a coprire. In Italia tempo fa eravamo tutti allenatori guardando la nazionale sbagliare qualche scelta tattica, ma ultimamente siamo anche tutti ingegneri, piloti di Formula Uno e virologi.
Ma sempre più spesso, dopo un bel thread in cui il tuttologo di turno si esprime su argomenti di cui ha ignorato l’esistenza fino al giorno prima, arriva il vero esperto cui tocca l’arduo compito di riportare il nostro eroe con i piedi per terra. Quest’ultimo, però, non ci sta e si vede l’ego ridotto in frantumi, e quindi risponde con l’arma più potente che gli rimane nella cintura: il blocco.

Così facendo ogni utente si costruisce una platea di visitatori che gli permetterà di non essere mai contraddetto, facendo passare il falso messaggio che dato che nessuno si è espresso contrariamente in merito, allora il concetto è giusto. E questo diventa il mezzo più appetibile per le fake news, uno dei problemi più grandi della società moderna.

La politica insegna

Politicamente parlando non mancano gli esponenti che fanno uso di questa tattica, primi fra tutti i due esponenti della Lega Claudio Borghi ed Alberto Bagnai. Entrambi si rendono protagonisti di gaffe ed inesattezze quotidiane ma, dato che dopo anni di “click” (il loro modo di riferirsi al blocco su Twitter) si sono costruiti la loro fanbase devota, a tale fanbase sembra che tutto ciò che viene detto è giusto, data la mancanza di contraddittorio con un qualunque altro economista (la maggior parte di loro è bloccata a sua volta dato che i due non sbagliano un colpo).

La società virtuale è quindi finita in questo vortice di fragile narcisismo nel quale si è chiusa a riccio, data la paura matta del confronto e dell’eventualità di aver torto e quindi, come il malato che non va dal medico per non rischiare di scoprire di essere malato, il narcisista su tastiera si chiude al confronto per non scoprire di non essere competente in materia o di aver perlomeno fatto un passo falso.

Riscopriamo il confronto e il pensiero elaborato e lasciamo da parte le finte convinzioni.

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