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Il Festival del cattivo gusto

La morte dell’eleganza nel Festival dell’eleganza per eccellenza. Impressioni di una nostalgica del buon gusto.

Si è appena conclusa la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, uno degli eventi più attesi dell’anno. A causa della pandemia, il Festival si è dovuto svolgere in determinate condizioni, quali l’obbligo di indossare la mascherina, distanziamento sociale, assenza di pubblico durante la sfilata delle celebrità sul tappeto rosso; e quindi per ovvie ragioni, molti divi internazionali non hanno potuto partecipare.

In quanto esperta e appassionata in cultura della moda, in occasioni simili ho sempre aspettative piuttosto alte per quanto riguarda le scelte stilistiche dei personaggi famosi. Quest’anno a maggior ragione: la grande crisi provocata dalla pandemia nel settore della moda ha ulteriormente messo in discussione il sistema operativo (ormai obsoleto) che i marchi – di lusso e non – hanno adottato negli ultimi anni, ovvero quello del fast fashion, ritrovandosi così con le spalle al muro, in quanto saranno costretti a ripensare ai metodi produttivi se vogliono sopravvivere nell’industria nel lungo termine.

Molti eventi da red carpet sono stati posticipati o cancellati quest’anno, dunque la Mostra del Cinema, festival dalla risonanza internazionale, era l’occasione perfetta per mandare un messaggio forte all’industria della moda. Sarebbe stato molto apprezzabile vedere le celebrità invitate indossare splendidi abiti vintage, completi sartoriali fatti su misura, creazioni di brand sostenibili, o persino vestiti già sfoggiati in altre occasioni simili, dimostrando che è possibile avere delle alternative al fast fashion, alternative sostenibili per l’ambiente che non prevedono lo sfruttamento della manodopera e l’impiego di materiali di scarsa qualità.

Quello che invece abbiamo visto è un’accozzaglia di abiti scadenti, spesso inappropriati per gli alti standard dell’evento, indossati da personaggi altrettanto scadenti, presumibilmente invitati solo per fare presenza, per compensare l’assenza di molti divi del cinema. Più che il Festival del cinema sembrava il Festival del cattivo gusto, dove chiunque si può infilare in un succinto vestito fatto di poliestere e brillantini, e camminare sul tappeto rosso come se si trovasse a un ballo scolastico americano tenuto in una palestra fatiscente di un liceo collocato nella periferia di una qualche città malfamata del Michigan.

Per fortuna, però, ci sono state delle gradevoli eccezioni che spiccavano in questa imbarazzante transumanza di influencer e personaggi di dubbia rilevanza. Cate Blanchett, regina indiscussa di questo festival, ha riproposto alcuni meravigliosi abiti già sfoggiati durante altri eventi e ha optato per Giorgio Armani in numerose occasioni. Alcuni preferiti:

Il vestito di Esteban Cortazar indossato alla première di Carol nel 2015

Alcune celebrità si sono presentate con creazioni di Giorgio Armani, per esempio Anna Foglietta, Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak: è rilevante il fatto che abbiano optato per questo stilista perché è uno dei pochissimi, se non l’unico, che sin dall’inizio della pandemia e della conseguente crisi del settore della moda si è pubblicamente schierato a favore di un cambiamento radicale e lo sta effettivamente mettendo in atto, dando prova del fatto che i suoi non sono soltanto discorsi per raccogliere momentanei consensi. È di recente notizia la sua decisione di far trasmettere in TV e su alcune piattaforme online le sfilate delle sue collezioni durante la Milano Fashion Week (per la prima volta nella storia), garantendo così una maggiore sicurezza per chi è coinvolto nella realizzazione dello show, ma soprattutto aprendo metaforicamente le porte al pubblico del mondo intero.


Questa edizione del Festival lascia comunque molta amarezza, e probabilmente anche un po’ di rassegnazione nel constatare che ormai sono lontani i tempi in cui si contraddistingueva per la sua atmosfera elegante, azzarderei elitaria; un evento al quale era un onore partecipare. È palese che quest’anno non ci sia stata neanche una minima selezione degli ospiti: anche volendo sorvolare sul fatto che la maggior parte di loro avesse poco o niente a che fare con il mondo del cinema, è inevitabile domandarsi perché questa variegata “fauna locale” fosse perlopiù composta da ex concorrenti di reality show, politici che si sono presentati senza invito, ereditieri, influencer, conduttori televisivi, personaggi diventati famosi perché si sono ritrovati al centro di scandali sessuali… come accennato precedentemente, si può dare (parzialmente) la colpa alla pandemia e alle restrizioni che ne conseguono, rendendo impossibile la partecipazione di molti divi internazionali del cinema; ma era davvero necessario abbassarsi a così tanto? Non sarebbe stato meglio se fossero state presenti meno celebrità ma selezionate con più pertinenza all’evento? La disperazione si percepisce persino attraverso le foto; difficilmente la Mostra del Cinema di Venezia riuscirà ad acquisire di nuovo una dignità.

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