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ERROR – connessione stabilita – libertà persa

Con i social media l’uomo si è connesso con il resto del mondo, ma a quale costo? La libertà, il libero arbitrio e la democrazia sono in pericolo.

Sarebbe utopico pensare che il mondo in cui viviamo sia il riflesso di ciò cui aspiriamo come un corretto utilizzo dei social media. Purtroppo, la spettacolarità americana avvolge il tema di fantasia e immaterialità, portando la nostra mente a pensare che nella pratica questo fenomeno non esista. La realtà ci dimostra che il tema dell’influenza dei social nelle dinamiche politiche e sociali è un problema che ci riguarda molto più da vicino di quanto ci fanno pensare. Un tema, tra l’altro, ritornato in tendenza negli ultimi giorni con l’uscita su Netflix del docufilm “The Social Dilemma”.

Sembra passato molto tempo, ma ricordo ancora bene le parole di Carole Cadwalladr ad una Ted Conference. La giornalista del Guardian denunciava il comportamento ambiguo di Facebook per quanto riguarda lo scandalo di Cambridge Analytica, ma il discorso era estendibile ad altri big del digitale. Citando la stessa giornalista in un recente articolo, nel 2016 eravamo innocenti. Credevamo ancora che i social media ci connettessero e che le connessioni fossero buone. Quella tecnologia era uguale al progresso. E il progresso era migliore. Oggi le cose sembrano cambiate nella società. Sappiamo che i social media sono un fuoco di paglia e che il mondo sta bruciando. Ma è un po’ come la pandemia: capiamo a grandi linee come le cose potrebbero andare male, ma comunque rimaniamo irrimediabilmente umani, inesorabilmente ottimisti.

Gran parte della ricerca in merito, concorda che negli ultimi decenni si sia formato un regime di sorveglianza, operato da quelle grandi aziende del digitale. José Van Dijck chiama questo processo Dataveillance, ossia un monitoraggio reso possibile dalla continua raccolta di dati, estratti anche attraverso i social.

Shoshana Zuboff, sociologa presente anche in “The Social Dilemma”, con i suoi lavori ci ha spiegato che il capitalismo della sorveglianza nasce con alcune compagnie della Silicon Valley. Queste capirono che l’ultima cosa rimasta sulla Terra a poter essere trasformata in merce eravamo noi, la nostra esperienza umana, per tradurla in dati comportamentali. I dati vengono raccolti dalle azioni che compiamo ogni giorno e vengono inviati alle fabbriche, che abbiamo chiamato intelligenze artificiali. In questo modo si prevede il comportamento nel breve e lungo termine, utilizzabile per guadagnare.

Shoshana Zuboff in The Social Dilemma

data scientist non arrivano di certo con la pistola alla testa. Piuttosto, utilizzano gli strumenti del mondo digitale per cambiare il nostro comportamento e orientarlo a favore degli interessi delle aziende. Non è totalitarismo, non è il Grande Fratello, ma è l’ambiente tecnologico intorno a noi che viene preso in ostaggio da questa economia per manipolare il nostro comportamento. Per i capitalisti della sorveglianza noi siamo utenti anonimi da condizionare, ma la gente si sta accorgendo del grande potere che stanno esercitando su di noi acquisendo in modo illegittimo i nostri dati. È soprattutto la democrazia a essere a rischio. Infatti, che democrazia è quella in cui i suoi cittadini hanno perso la sovranità individuale e si fanno condizionare in tutti i comportamenti?

Ora più che mai è necessario lanciare un messaggio alle divinità della Silicon Valley. Infatti, ciò che molto spesso ci si potrebbe chiedere è se persone, come Mark Zuckemberg, Larry Page, Zhang Yiming o Tim Cook, davvero volessero arrivare a questa situazione. Sono stati questi imprenditori, infatti, a voler mettere in contatto la gente, ma si rifiutano di riconoscere che questa stessa tecnologia sta isolando l’uomo sempre di più e sta rendendo la sua vita solamente una serie di azioni da cui estrarre valore economico. Quello che forse non viene capito è che la questione va oltre la loro portata e quella di chiunque altro. Riguarda il fatto che l’uomo non sa più se esisterà ancora una reale libertà, se potrà prendere ancora delle decisioni di proprio pugno o se saranno manipolate dalle intelligenze artificiali.

Quello che è a rischio è la nostra dignità e la nostra umanità. Ma la parte più difficile da accettare è che siamo arrivati a vivere in questo mondo devastato partendo dalla manipolazione di un individuo, di un altro e di un altro ancora. Per cui non posso fare a meno di chiedermi: e io che mi permetto di denunciare e predicare di fronte questo fenomeno freddo e meccanico? Qualche giorno fa come ExCentrico, abbiamo voluto pubblicare un articolo uscito sul Guardian scritto da un’intelligenza artificiale. Quindi, io che mi impegno a scrivere sono essenziale? Io che mi impegno a votare sono essenziale? Io, individuo, posso essere manipolato?

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