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Dominic Cummings: quando i media attaccano la destra

Davide P.
(@Devilmath)
Expat a Londra dal 2010. Scrivo del cinema che mi piace e della politica che non mi piace.  Sempre cercando una risposta alla domanda fondamentale dei nostri tempi: siamo in un film di Alberto Sordi?  
LONDON

Colto con le mani nel sacco, il braccio destro del Primo Ministro è un pugile suonato che non sa più che bugie inventarsi per coprire quelle già raccontate. La soddisfazione c’è, ma è fine a se stessa: ora chiediamoci piuttosto cosa nasconde. 

L’ultimo scandalo che sta imbarazzando i Conservatori britannici ha avuto l’impensato esito di far conoscere a tutti la sfuggente figura di Dominic Cummings, consigliere fidato del Primo Ministro Boris Johnson e Rasputin del governo di Sua Maestà. Considerato come il suo machiavellico zampino, sia onnipresente nelle recenti vicende della politica d’oltremanica, è davvero un mistero come fino ad oggi sia miracolosamente scampato all’attenzione dei media.

Chi è Dominic Cummings?

Dominic Cummings è l’artefice della vittoriosa campagna per Brexit, nonché del famoso slogan “Take Back Control” e “Get Brexit Done”, che tanta fortuna elettorale hanno portato a Johnson. Una figura mefistofelica che da più di un decennio frequenta la scena politica, dove ha riscosso l’appellativo di “career psychopath” (parole dell’ex Primo Ministro Cameron) e una causa civile per bullismo sul luogo di lavoro, poi patteggiata.

Secondo la giornalista Carole Cadwalladr, Cummings era al centro di quello che  è stato definito, carte della commissione elettorale alla mano, il “più grande caso di frode elettorale perpetrato in Gran Bretagna nell’ultimo secolo”, ovvero il referendum su Brexit. Ma neanche questo è bastato ad accendere un riflettore sul personaggio. Anche dopo che Cummings si rifiutò di rispondere alle domande del Parlamento: silenzio. 

Payback

Fast forward al giorno d’oggi, e finalmente Cummings è davanti alle telecamere. Non in quanto ideatore del piano sulla famigerata “immunità di gregge”, la scellerata strategia inizialmente considerata dal governo Johnson contro il Coronavirus. No, Cummings è assediato per una infrazione dei regolamenti governativi anti-pandemia. Una leggerezza che, realisticamente, avrebbe potuto scontare pagando una multa, nella peggiore delle ipotesi.

Cummings, dimostrando una sbalorditiva presunzione, ha invece cercato di farla franca allestendo una ragnatela di goffe macchinazioni e bugie, in cui l’unico a rimanere invischiato è stato lui. Quando anche i più spudorati e servili tabloid inglesi lo hanno scaricato, le dimissioni sembravano inevitabili. Ma Cummings non si è arreso, arrivando a indire una sconsiderata conferenza stampa… che non ha tardato a ritorcerglisi contro.

Il viaggio di 260 miglia da Londra a Durham dove ha una seconda casa? 
“Era per assicurarsi che mio figlio potesse stare coi nonni, visto che io e mia moglie avevamo i sintomi del Covid”
E il successivo viaggio in una località turistica della zona?
“Avevo problemi alla vista e volevo capire se riuscissi a guidare”

Sono bastate poche domande per far crollare il ridicolo castello di carte, e costringere Cummings ad alzare la posta e inventare un secondo livello di fandonie, e poi un terzo, e via dicendo.

Affrontare il personaggio ai tempi di Brexit richiedeva troppa preparazione, e anche un certo coraggio. Adesso che i media hanno fiutato la ghiotta opportunità di farlo a pezzi per l’intrattenimento collettivo, si sono tutti fiondati come squali su una foca ferita. “Se avessi problemi alla vista a causa del Coronavirus, l’indicazione ufficiale del governo sarebbe di mettermi alla guida coi bambini in macchina?”, chiedeva ieri mattina Kay Burley su Sky News a un ministro. Fin troppo facile. 

Non sembra vero neanche ai commentatori più di sinistra, sempre pronti a denunciare la parzialità dei media quando il bersaglio è il Labour party: finalmente la destra riceve una dose della stessa medicina – e meritatamente.

Perché nessuno fa nulla?

Una soddisfazione a cui è arduo resistere, ma che sta già mostrando i propri limiti. Mentre i commentatori si affannano a sparare ai pesci in un barile, dissezionando la lacunosa versione dei fatti di Cummings, non molti stanno chiedendo: perché Boris Johnson è disposto a pagare un prezzo politico così alto, invece di sbarazzarsi di Cummings, più semplicemente? 

Si tratta solo di incompetenza? Boris Johnson ha davvero un bisogno disperato del genio politico di Cummings, e non sarebbe in grado di governare senza che il suo fidato consigliere gli regga la mano? O forse c’è una più generale preoccupazione per gli scheletri nell’armadio di cui è a conoscenza? Cummings sa “dove sono stati sepolti i cadaveri”, per usare un’espressione britannica un po’ lugubre? 

I Conservatori, forti di una maggioranza schiacciante in parlamento, hanno deciso di affrontare la crisi calcolando che sarebbero riusciti a lasciarsela alle spalle sostanzialmente indenni. Ma sembrano aver sottovalutato quanto un dramma politico così ridicolo potesse scuotere i media inglesi da settimane di torpore da pandemia. Risultato: tv, giornali e social media non parlano d’altro, accendendo ogni giorno nuovi riflettori sulla sfuggente e scomoda figura dell’ombroso Cummings.

Ma paradossalmente, l’aver saturato l’etere con aggiornamenti sull’affaire potrebbe proprio avere l’effetto di sfinire gli ascoltatori ed esaurire le loro scorte di indignazione. In quel caso subentrerà l’inevitabile apatia del “sono tutti uguali”, Johnson tornerà a gongolare, e i giornalisti si complimenteranno per il proprio contributo – in attesa della prossima preda da sacrificare.

Oppure, da qualche parte, prima che sia troppo tardi, qualcuno potrebbe alzare finalmente la mano e cominciare a chiedere se Cummings, magari, ha voglia di raccontarci dove sono nascosti i cadaveri.

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