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COLUMBUS: Le notti di fuoco degli States

Nella scorsa notte i manifestanti hanno continuato con le loro proteste in tutti gli Stati Uniti, giungendo fino ai cancelli della Casa Bianca

La protesta iniziata nei giorni scorsi a Minneapolis dopo la morte di George Floyd continua ad infiammare gli Stati Uniti, come vi abbiamo raccontato nell’articolo di qualche giorno fa. Non accennano infatti a placarsi la serie di manifestazioni che si stanno verificando ormai in molte delle principali città americane, ma soprattutto, non accenna a fermarsi la violenza.

Quando il vecchio continente europeo si sveglia, infatti, i video e le immagini che circolano sui social media farebbero rabbrividire chiunque. Vediamo ogni giorno manifestanti tra le fiamme e le vetrine spaccate, forze dell’ordine che abusano del loro potere e la politica che appare incapace di riappacificare le parti sociali. In questi giorni abbiamo potuto assistere anche ad alcune vittime. Un 19enne di Detroit ed un manifestante di Indianapolis sono rimasti uccisi durante le proteste e anche un poliziotto è stato accoltellato ad Orlando, in Florida.

La notizia di ieri è che a prendere una posizione in questa faccenda è Anonymous, l’organizzazione di hacker ha infatti deciso, attraverso un video pubblicato su Twitter, che interverrà con le proprie azioni a favore dei manifestanti della cosiddetta “Primavera Americana”.

Nel frattempo le indagini sull’omicidio di George Floyd proseguono e dai video sotto esame emerge che non era solo uno il poliziotto colpevole della violenza ma erano bensì tre. Dei tre agenti, Chauvin, l’unico arrestato, risulta aver tenuto premuto sul collo di George Floyd per nove minuti, di cui tre quando ormai non reagiva più. A fomentare la rabbia sono giunti anche i risultati preliminari dell’autopsia su Floyd. Si esclude l’asfissia traumatica e lo strangolamento concludendo che “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno probabilmente contribuito alla sua morte”.

Nelle ultime ore le immagini senza dubbio storiche arrivano da Washington D.C., dove i manifestanti sono riusciti a sfondare una delle barricate a difesa della Casa Bianca e spingersi fino ai cancelli del palazzo. In tutta risposta, la residenza presidenziale ha deciso di spegnere completamente le luci. Non accadeva dal 1989, per rendere più difficoltoso una eventuale avanzata verso il palazzo. Nel frattempo pare che il Presidente Trump si sia rifugiato all’interno di uno dei bunker della Casa Bianca.

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