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COLUMBUS: l’America nella morsa del virus

Stati Uniti

Durante il discusso tour di Trump e del suo entourage in alcune fabbriche americane della Rust Belt, il presidente americano ha avuto modo di accennare all’eventualità di una seconda ondata della pandemia di coronavirus. Trump ha inoltre affermato che in questo caso lui ed il suo governo non hanno intenzione di chiudere una seconda volta il Paese per evitare un aumento di contagi.

Ricordiamo che attualmente gli Stati Uniti sono il Paese maggiormente colpito dalla pandemia da COVID-19 con più di un milione e mezzo di contagiati e quasi 100 mila morti. Nel frattempo il Presidente ha annunciato su Twitter che il prossimo lunedì sarà posta la bandiera a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici degli Stati Uniti in memoria delle numerose vittime che il Paese ha sofferto durante questa crisi.

Messico

Anche la nazione più grande del Centro America si ritrova nella morsa della pandemia di COVID-19 e si registra in questi giorni un continuo aumento dei casi che non sembrerebbe far sperare nell’essere il picco dei contagi messicani. Con un morto ogni tre minuti il Messico ha registrato più di 6000 morti e più di 60 mila contagiati.

La notizia è che da questo lunedì hanno riaperto parzialmente i cosiddetti “comuni della speranza” circa 300 su un totale di 2500 mentre il resto del Paese rimane ancora in una fase di lockdown fino a lunedì prossimo, data in cui ripartiranno i cantieri, la produzione automobilistica, di birra e mineraria, assetti molto importanti per il Messico. Il governo, aspettandosi di raggiungere il picco dei contagi il 3 giugno, con 10 mila casi in più, conta di avviare una fase di riapertura a partire dal 15 giugno, con lo sblocco delle attività di ristorazione, i grandi magazzini, gli studi legali, cinema, teatri, lo sport, banche ed uffici governativi. Il team di esperti che ha assistito il governo in questa crisi guidato dal virologo Malaquías López, ed affiancato dal sociologo Christian Ascencio, ha in ogni caso affermato che se dovessero aumentare di nuovo i contagi, la fase di riapertura sarà prontamente bloccata.

Brasile

Solo la scorsa settimana abbiamo assistito alle dimissioni del ministro della salute brasiliano Nelson Teich, 62 anni, dopo poche settimane dall’inizio del suo mandato, per via di polemiche relative ad un eventuale lockdown del Paese in contrasto con il presidente Jair Bolsonaro, 65 anni. La politica sanitaria attuata dal presidente brasiliano ha portato nelle scorse settimane ad una dura tensione tra il governo centrale e le comunità regionali che richiedevano a gran voce un lockdown generale del Paese.

Il Brasile si attesta, infatti, ad essere una delle nazioni maggiormente colpite dall’attuale pandemia toccando ad oggi la quota dei 20 mila morti per coronavirus e solo nella regione amazzonica del Paese si contano più di 200 mila persone infettate dal virus.

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