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Calcio e razzismo dominano il palcoscenico ad oriente

Giulio B.
(@giulioenrico)
ASIA

Primissima cosa: come va questo weekend di Giugno? Pronti ed in attesa della ripartenza del campionato Italiano di calcio? 
Stadi vuoti, urla dei giocatori e delle panchine chiarissime a tutti. In Germania hanno ovviato aggiungendo gli audio del tifo delle partite con spettatori e con qualcuno in regia che cerca di maneggiare la cosa, cosa realistica se non si inquadrassero gli spalti.

Vietnam

In Vietnam invece, il cui campionato è iniziato da tanto, i tifosi sono persino rientrati negli spalti. Check di temperatura all’ingresso e richiesta di usare le mascherine, tutto qui. Vedremo.

Questi i risultati della due giorni:

Ven05/06/20Hai Phong0 – 0Ho Chi Minh City
Nam Dinh1 – 2Viettel
Sai Gon0 – 0Binh Duong
Sab06/06/20Song Lam Nghe An1 – 0Da Nang
Quang Nam2 – 1Thanh Hóa
Than Quang Ninh0 – 2Hồng Lĩnh Hà Tĩnh
Ha Noi3 – 0Hoang Anh Gia Lai

In testa L’Ho Chi Minh City a pari punti con il Viettel e il Son Lam Nghe An, tutte a 7 punti. In corsa a 0 punti il Da Nang e il Thanh Hoa, la prima con ben 5 reti al passivo in 3 gare e nessuno all’attivo. È crisi!
Che diamine farnetico? Niente ragazzuoli, è che l’astinenza è dura e il calcio fa bene alle ossa.

Vanuatu

Ora un altro paese che inizia con la V, Vanuatu. Anche se in Oceania. Ad Aprile è stato devastato da un ciclone, specialmente l’isola di Pentecoste. La notizia non arrivò ad alcun media internazionale se non come nota stampa, mentre noi eravamo tutti alle prese con il Covid. Loro pure eh, in più il ciclone. Ad ogni modo un giornalista inglese da tanto nel piccolo stato del Pacifico ha scritto un pezzo per il Guardian che merita la lettura.

Australia

Un piccolo sviluppo nel tentativo kangaroo di far abbassare la cresta geopolitica alla Cina. Quest’ultima ha avvisato i suoi connazionali di non andare in Australia causa razzismo: lecito ma patetico. Mi spiego: è vero che l’Australia ha una orribile storia di segregazionismo, human zoo con gli aborigeni fino a (forse) gli anni 50/60, è vero che prima della WW2 aveva la dottrina della White Australia, è vero che ora le condizioni in cui molti aborigeni vivono non sono degne, ma gli Australiani non sono tutti pezzi di sterco come lo son stati alcuni dei loro genitori e nonni. 
Vero, quando il Covid ha iniziato a far notizia razzistelli idioti hanno preso di mira chiunque sembrasse orientale ma non è successo solo li. Le dimostrazioni e proteste pro Floyd di questi giorni, assieme agli aborigeni, nonostante il rischio contagio, mostra quanto il tema del razzismo sia importante per gli australiani.

Inoltre: in Cina il razzismo verso chiunque non sia cinese è molto forte, specialmente verso i neri. In questo periodo, causa propaganda statale, molti africani (studenti, businessmen e diplomatici) che vivevano tranquillamente in Cina sono stati letteralmente cacciati di casa perché portatori del virus. Sì, il governo centrale ha favorito questa retorica per evitare di affrontare le proprie colpe. La Cina controlla i social media, se postaste una foto di Winnie the Pooh, durerebbe qualche nanosecondo e poi vi busserebbero a casa (è associato a mo’ di scherno al presidente Xi Jinping). Il fatto che il razzismo cinese sia stato sopportato e pompato dalla retorica del PCC fa molto schifo.

C’è un altro punto, background precedente a parte: il PCC può chiedere ai suoi cittadini di non andare in Australia quanto vuole ma non ci sono voli e non gli è permesso andare da nessuna parte.
Piace vincere facile eh?

Taiwan

Il Sindaco della seconda città Taiwanese, nome della città e del sindaco che non ha molto senso dirvi, è stato ‘licenziato’.
Cos’è successo? Nell’isola è possibile fare un referendum sugli amministratori locali durante il loro mandato, se si vuole che continuino oppure no. Il suddetto sindaco ha perso, e male, il suddetto referendum. Not a big thing?

Beh, il sindaco era anche il candidato presidenziale del KMT (il Kuomintang, il partito che aveva governato la Cina repubblicana prima della presa di potere Maoista e la fuga sull’isola di Formosa, alias Taiwan), partito che è per un approccio più soft con Cina. Corsa presidenziale persa nettamente.
E se è vero che i taiwanesi sono e si sentono taiwanesi e non cinesi se non puramente etnicamente (come quelli a Penang in Malesia o a Singapore) ed anche se il paese si chiama ufficialmente Republic of China (ROC) o nei giochi olimpici ‘Chinese Taipei’, si potrebbe pure legittimamente opinare che questi stessi cittadini lo avevano eletto (a sorpresa) a sindaco della seconda città, città che era sempre stata appannaggio del partito democratico. Si pensò ad un ritorno di passione per la Cina in alcuni giornali Europei, in realtà la cosa era un filino diversa.

Questo ormai ex sindaco è una figura molto ‘esuberante’, non ha una vera e propria carriera politica alle spalle. Non è Trump ma non è neppure una figura politica ‘normale’. Diciamo che il suo essere un filino fuori dagli schemi normali aveva contribuito alla sua fama e alla sua elezioni. I Taiwanesi han capito, molto più rapidamente di altri, che non si eleggono star in politica ma amministratori.

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