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Asia tra svolte antidemocratiche e ripartenza economica

Ed eccoci a Lunedì, il primo lunedì di orsi in borsa. Venerdi il Dow Jones ha recuperato un po’ i crolli dei giorni precedenti, mentre le borse asiatiche hanno chiuso prima in perdita. Oggi? Oggi ci si aspettava cosa? Nulla, il crollo di Wall Street è nell’aria e le borse asiatiche non sembrano aver fatto loro il rimbalzo del weekend. Oggi tutte in rosso, sopratutto il Nikkei. Pronti alla botta?
Comunque andiamo a vedere cosa succede in Asia e in Oceania, tra svolte antidemocratiche e ripartenza economica post Covid contenendo i contagi per evitare una seconda ondata.

Giulio B.
(@giulioenrico)
ASIA

Australia

I problemi con la Cina continuano: quest’ultima ha arrestato una ex star tv australiana per traffico di droga, dichiarato colpevole e beh, ora rischia la pena capitale. È una star tv? Sì e no, lo è stata ma poi ha partecipato a strani corsi ed è sparito per 7 anni. Il governo si muoverà? Chissà.

Filippine

Una giornalista è stata condannata e mandata in galera. Ne leggerete ovunque, spero. Altre news? Boracay riapre, non tanto e non a tutti. Cosa sarebbe? Allora control-T e digitate ‘Boracay’ e guardate le immagini. Ah! Infatti. Bella eh?Ad ogni modo la grossa questione è la tassazione dei business online. Come? Quanto? E chi? Discussione non nuova a nessun paese. Il tutto mentre Duterte deve decidere se alleggerire il lockdown o inasprirlo. I dati infatti non sono affatto incoraggianti.

Malesia

Il paese riprende la vita, più o meno organicamente, con possibili elezioni in vista. Nei giornali sbuca una notizia, abbastanza rilevante. Tutti i capi missioni diplomatici vogliono rientrare nel paese, servendo la quarantena etc. Sembra che molti ambasciatori siano andati via, ma che le ambasciate non abbiano mai chiuso. Cosa vuol dire? Vuol dire che Europei e Statunitensi vogliono ritornare con tutto lo staff che era stato evacuato. È un punto importante per la Malesia, vuol dire fiducia. Ma c’è timore a fare le cose troppo velocemente, male e creare problemi a personale ‘delicato’.

Laos e Vietnam

Ricordate che avevo detto che i Giapponesi si erano impegnati con 12 milioni di dollari alla lotta al Covid? Sono per il miglioramenti delle strutture sanitarie e verranno gestiti con il UNOPS, organo dell’ ONU. Mentre ad Ho CHi Minh City (la vecchia Saigon), e sul giornale a pagina 3, appare la notizia che un caffè letterario scambia un caffè per un libro la domenica. Articolo a tutta pagina. I Viet vanno orgogliosi della loro cultura e la commistione con quella francese. I bar bistrò in molte città vietnamite ricordano la Francia.

Indonesia

Nonostante i dati non siano assolutamente incoraggianti in prima pagina del Jakarta Post, un giornale che non le manda a dire, c’è il rischio dei wet market e di come siano centri di diffusione del virus, per il menefreghismo dei venditori rispetto ai protocolli igienici minimi. Questo porta molti a rivalutare le quarantene per aree, e la provincia del West Java, che arriva a Jakarta ma questa fa ‘regione’ a se’, ha dichiarato che estende il lockdown. E si parla anche dell’attesa smodata verso la English Premier League. Tutti la vogliono e per ora si sono beccati un mese di Bundesliga. In Indonesia sono 250 milioni, molti sotto la soglia di povertà, ma capite cosa vuole dire per gli sponsor e la geopolitica? Considerate che gli Indonesiani venerano la Germania.

Thailandia

Il paese ha deciso di permettere agli stranieri di entrare. All’inizio saranno solo quelli con business nel paese. Travel bubble? In realtà molto è ricerca di manovalanza (cambogiana e myanmarese) che preme per rientrare. Interessante che a pagina 2, non 20 eh, a pagina 2 l’ambasciatore del Kosovo a Bangkok faccia mezza pagina. Ci si chiede anche che fine abbia fatto l’attivista in auto-esilio in Cambogia e sparito.

Singapore

La powerhouse regionale torna alla quasi normalità. Molte precauzioni e tanti piccoli errori evitabili. Uno su tutti il 72enne che lavorava nella gestioni dei dormitories. È positivo. Nel frattempo i dormitories, sempre chiusi isolando le persone dentro, riniziano piano piano a fornire la manodopera per le varie opere infrastrutturali. Ci vorranno mesi perché i contagi si azzerino in questi ecosistemi chiusi, ma molti possono già tornare al lavoro. Nel frattempo il ministro del commercio, detto CCS, una figura giovane e accreditata della prossima poltrona da primo ministro (non subito, next next round) ha fatto il suo discorso alla nazione, come tutti i ministri più importanti. Ha chiarito le misure di assistenza sociale e ha chiarito che i megaprogetti aeroportuali e portuali andranno speditamente avanti. Si posizioneranno cosi come leader totali. Un po’ di sofferenza ora per il monopolio futuro.

Aveva la camicia rosa. Che c’azzecca?
Le camicie rosa sono il pallino del primo ministro, e CCS appartiene alla famiglia Lee. Le famiglie peranakan (come la Lee) sono famiglie enormi in numero, zii e cugine con numeri per identificarli nell’albero genealogico, fatto sta che nessuno dei figli dell’attuale primo ministro sembrano intenzionati a buttarsi in politica, quindi della famiglia più importante rimane solo CCS. Che ha una storia incredibile: sebbene di famiglia importante, è cresciuto da madre single e non in environment ricchi. Nel discorso alla nazione CCS ha assunto tono e cadenza verbale del primo ministro almeno all’inizio.
Viene definito come uno dei ministri “più cazzuti”, scusate il termine, arguti e competenti in temi economici. Ah, se volete sapere cosa sia un peranakan: sono i cittadini del mondo ante litteram.

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