Press "Enter" to skip to content

Analisi armocromatica: è solo una moda sopravvalutata?

Forse avrete sentito parlare di recente dell’analisi armocromatica, più comunemente nota come l’armocromia di Rossella Migliaccio, come un fenomeno che poteva sembrare soltanto una moda passeggera ma che in realtà si sta diffondendo sempre di più. Ma è davvero qualcosa che merita la mostra attenzione?

Cenni storici

Come racconta Rossella Migliaccio nel suo libro Armocromia. Il metodo dei colori amici che rivoluziona la vita e non solo (2019), l’analisi del colore in realtà esiste da molti anni; per non parlare delle numerose teorie dei colori e degli studi che sono stati condotti dagli artisti nel corso dei secoli.

Il contributo più importante è sicuramente quello di Johann Wolfgang von Goethe, con l’opera La teoria dei colori (1810), nella quale contesta l’approccio puramente matematico e fisico di Newton sostenendo che il colore esiste anche grazie all’occhio e alla sensibilità di chi osserva.

Successivamente, nel corso del XIX secolo, assistiamo a un notevole sviluppo dell’industria chimica e dei colori sintetici; per non parlare della nascita di discipline come la psicologia, le neuroscienze e le teorie dell’arte, le quali vengono impiegate anche per elaborare nuovi approcci agli studi del colore.

La svolta significativa si ha nella prima metà del Novecento, quando le teorie del colore e la nascente industria dello spettacolo si incontrano: le costumiste dell’industria cinematografica hollywoodiana iniziano a sperimentare schemi di colore personalizzati per ciascun attore, al fine di valorizzare la loro immagine sul grande schermo. Grazie al successo di questo esperimento, verso gli anni Settanta del secolo scorso, la teoria del colore comincia a diffondersi anche fuori dallo star system, diventando accessibile a tutti.

Fonte: www.rm-style.com/armocromia-via-col-vento

L’armocromia di Rossella Migliaccio tiene conto di studi che sono diventati dei capisaldi già negli anni Ottanta, ovvero: Color: The essence of You (1980) di Suzanne Caygill, la quale introduce la suddivisione delle palette personalizzate in quattro schemi generici, denominati come le quattro stagioni; Color me a season (1979) di Bernice Kentner, che afferma il principio fondamentale secondo cui è la pelle a determinare lo schema di colori personalizzato; infine, Color me beautiful di Carole Jackson, pubblicato in Italia nel 1986 con il titolo I colori della bellezza, che ha il merito di aver schematizzato e reso accessibile una teoria così articolata come l’analisi del colore.

Come funziona l’analisi armocromatica?

Ovviamente, nonostante sia stata innovativa, la teoria delle quattro stagioni è anche un po’ riduttiva; per questo motivo, nel corso degli ultimi decenni, sono state elaborate alcune scuole di pensiero che prevedono dei sottogruppi per ciascuna stagione.

Il metodo della Migliaccio, che prevede anche i suddetti sottogruppi, viene sintetizzato nel suo libro con questi pratici schemi:

La decisione di utilizzare i nomi delle stagioni è convenzionale, è un metodo funzionale in quanto i quattro schemi di colori sono suddivisi come i colori della natura nelle diverse fasi del suo ciclo (primavera = colori chiari, caldi e brillanti; estate = colori chiari, freddi e tenui; autunno = colori scuri, caldi e tenui; inverno = colori scuri, freddi e brillanti).

Il principio è quello di riconoscere le caratteristiche cromatiche di una persona tenendo conto del suo mix pelle-occhi-capelli, osservandolo rigorosamente al naturale e dal vivo con la luce diurna, per poi ripeterle in ciò che indossa; per fare questo, occorre tener conto di quattro fattori, ovvero sottotono (che può essere caldo o freddo), valore (ovvero il tono, e può essere chiaro, medio o scuro), contrasto (nel mix pelle-occhi-capelli) e intensità (ovvero la brillantezza, e può essere forte o attenuata). Sono tutte variabili indipendenti, quindi questo significa che, per esempio, chi ha un sottotono freddo non necessariamente avrà un valore chiaro, ma potrebbe anche presentare toni più scuri del mix pelle-occhi-capelli; inoltre, una di queste variabili potrebbe essere più dominante rispetto alle altre.

A cosa serve l’analisi armocromatica?

L’analisi armocromatica, a prescindere dalle scuole di pensiero, è molto utile nel valorizzare al meglio l’immagine complessiva della persona. È possibile richiedere da una consulente d’immagine anche l’analisi della forma del corpo e quella del viso, per una personalizzazione più completa.

Nonostante un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più, c’è comunque chi ancora è piuttosto restio, il che può essere dovuto a svariati motivi: timore di scoprire che i colori preferiti non siano tra quelli che in realtà valorizzano maggiormente, la visione distorta della consulente d’immagine come una dittatrice che impone una palette di colori e obbliga a buttare tutti i vestiti non donanti, o più semplicemente lo scarso interesse nell’argomento. Tutte preoccupazioni comprensibili, ma infondate.

Può essere davvero utile o è soltanto l’ennesima spinta al consumismo?

Sfatiamo subito alcuni miti: la consulente d’immagine non impone né obbliga, piuttosto consiglia, come suggerisce la denominazione stessa. Durate l’analisi armocromatica vengono identificati i colori che ci fanno apparire al meglio, questo però non vuol dire che siamo obbligati a indossarli se non ci piacciono, o che non possiamo indossare altri colori. Eventualità che, comunque, è difficile che accada: oltre alla banale considerazione che, in genere, se un colore ci dona particolarmente è improbabile che non vorremo indossarlo, occorre puntualizzare anche che lo schema di colori che viene consegnato dalla consulente d’immagine ha un vasto range di tonalità; infatti spesso sono presenti quasi tutti i colori, soltanto che sono declinati in sfumature più adatte alla nostra persona.

Una volta compreso cosa effettivamente ci sta meglio, possiamo passare a rinnovare gradualmente il nostro guardaroba: la differenza però è che, ora, quando ci ritroveremo ad acquistare qualcosa, lo faremo con più consapevolezza in termini di scelta di colori, tessuti e tagli; eviteremo, quindi, tutti quegli acquisti di impulso dettati dalle mode del momento, che magari non rispecchiano nemmeno il nostro stile personale e non ci valorizzano a livello cromatico.

A mio avviso, è una scelta intelligente decidere di investire in una consulenza di immagine eseguita da un professionista, è un passo verso una maggiore consapevolezza e sostenibilità; niente più abiti abbandonati nel fondo dell’armadio perché non sappiamo come abbinarli, niente più acquisti d’impulso, niente più guardaroba pieni di vestiti e accessori che non indosseremo più l’anno prossimo perché saranno fuori moda. Avere una guida di questo tipo, in realtà, ci porterà a comprare meno e meglio, andando contro tutto ciò che invece il consumismo rappresenta.

Comments are closed.