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Algeria a metà tra coronavirus e rivoluzione

L’Algeria è forse uno dei paesi più curiosi e interessanti dell’intero panorama Nord africano. Soltanto negli ultimi venti anni è stata protagonista di una Guerra civile negli anni Novanta e dopo di essa una dittatura durata vent’anni e gestita tra “le pouvoir” (come viene chiamato nel paese l’apparato economico burocratico al potere) e i militari (ricordo che l’Algeria ha l’esercito più potente del continente africano e con il quale pattuglia costantemente il deserto del sud al confine con i paesi del Sahel, così come il confine con il Marocco, chiuso dal 1994, e allo stesso modo quello con la Libia, costantemente sorvegliato da decine di migliaia di militari soprattutto dopo gli episodi legati alla Guerra civile libica). 

Posizione geografica dell’Algeria

Tuttavia l’eccezione algerina si conferma. I moti legati alla primavera araba non intaccano il potere algerino nel 2011. La ragione principale è il terrore di ripiombare in una Guerra civile come quella degli anni Novanta, ben impressa nella memoria collettiva. 

Tuttavia il paese leader del socialismo, del processo di decolonizzazione e dei paesi non allineati si conferma portatore di democrazia e progressismo. Quando Bouteflika, al potere come detto da vent’anni, si presenta alle presidenziali, dopo aver modificato la costituzione negli anni precedenti per riuscire a ripresentarsi oltre i mandati previsti, questa volta in stato catatonico a seguito di un infarto, la popolazione insorge. Il popolo algerino non ha intenzione di farsi prendere per i fondelli perché c’è un limite a tutto. 

Abdelaziz Bouteflika

Tra il 2019 e il 2020 proteste di piazza definite come “Hirak” scoppiano ovunque, tanto tra la popolazione araba quanto tra i berberi, minoranza importante nel paese e le cui proteste erano già state soppresse nel sangue nel 2000.

Bouteflika cede. L’apparato burocratico ed economico, principalmente legato all’impresa energetica Sonatrach, crolla. Dimissioni, arresti e un repulisti generale. Da parte di chi? Dell’esercito, comandato da Ahmed Gaid Salah, capo di Stato e figura cardine. Si indicono nuove elezioni per il 2020. 

Nel mentre succede l’impensabile, proteste di piazza pacifiche continuano con arresti che però non si trasformano in arresti alla bielorussa o alla egiziana. Restano spiragli di gestione democratica e un apparente ruolo di transizione dell’esercito.

Gaid Salah

Nel dicembre 2019, Gaid Salah muore a seguito di un infarto. Lentamente, pare chiaro che il repulisti del “pouvoir” è solo apparente. Svariati personaggi legati al vecchio regime si ripresentano alle elezioni che vengono percepite dalla popolazione, giovane e arrabbiata, come una vera e propria truffa dopo mesi e mesi di proteste di piazza. 

Abdelmadjid Tebbouune viene eletto con una partecipazione scarsissima (alle urne si presenta meno della metà della popolazione) nei primi mesi del 2020. Le proteste di piazza continuano mentre l’atteggiamento dell’esercito si fa sempre più aggressivo. 

Infine, la pandemia globale interrompe ogni processo di riforma democratica del paese perché la priorità diventa il virus, quindi lockdown e proteste e interrotte. Il sogno di ogni oligarca o potenziale leader autoritario.

Se questo breve riassunto degli ultimi anni basta solamente a farsi un’idea, ciò che preme a chi scrive è mostrare che il tempo, soprattutto sul breve periodo e in casi di sconvolgimenti radicali come una pandemia globale, va a favore di chi i cambiamenti non li vuole. 

A conferma di ciò, l’arresto nell’agosto 2020 di Khaled Drareni, uno dei principali testimoni e reporter dell’Hirak. Condannato per incitamento a assembramenti non armati, come si legge su svariate fonti, mettendo a rischio l’unità nazionale. 

Khaled Drareni

Chi sperava che Tebboune fosse aperto alle riforme, si sbagliava. Cinquecento gli arresti negli ultimi mesi, come confermato da Amnesty International. 

Allo stesso modo l’International Crisis Group, uno dei centri di ricerca più importanti su studi inerenti a conflitti civili, afferma che l’Algeria post prima ondata di Covid si è ritrasformata in un regime autoritario. 

Khaled Drareni stava solo facendo il suo lavoro. Il diritto di libertà di staampa è un diritto fondamentale ed è assurdo che venga soppresso con questa velocità e con una vera e propria logica machiavellistica. 

I riflettori si devono riaccendere su ciò che stava e sta succedendo in Algeria, ovvero un primo esempio di transizione pacifica e democratica in Nord Africa, che va sostenuto con ogni mezzo. 

Aleksey Sacharov

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