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In Africa le efficaci risposte al Covid-19 mettono in crisi i pregiudizi

Le vittoriose strategie messe in atto dall’Africa per contrastare l’epidemia in corso sembrano incredibili agli occhi dell’Occidente

Covid-19, Africa bomba ad orologeria”, scriveva il Messaggero il 9 aprile di quest’anno, valutando i possibili scenari di una presunta diffusione del virus nel continente più povero del mondo. Ed è anche l’Istituto Superiore di Sanità a confermare le medesime preoccupazioni. In un report pubblicato ad aprile 2020 (ed aggiornato il 10 settembre) viene evidenziato come il coronavirus nel continente africano rischia di rappresentare una tragedia a causa di diversi fattori endogeni che costituiscono le società di molti di questi Paesi: HIV, denutrizione, conflitti armati e sobborghi degradati e sovraffollati sono alcune delle problematiche che rischiano di ostacolare i governi africani nella battaglia contro il virus.

La pericolosità della diffusione dell’epidemia e il terrore collettivo di un’ecatombe in Africa è stata anche il recente baluardo della campagna propagandistica di diversi partiti: sono ritornati con violenza gli slogan “Chiudiamo i porti” da parte di diversi leader di destra delle regioni sud italiane ed il terrore dei migranti infetti non ha fatto altro che continuare ad alimentare il diffondersi della paura verso chi sbarca sulle nostre coste.

Eppure, i fatti stanno smentendo le catastrofiche previsioni degli epidemiologi, evidenziando invece come l’Africa abbia risposto positivamente, in particolare in determinati Paesi, al diffondersi dell’epidemia. I giornalisti americani hanno posto l’attenzione sulle strategie adottate dai governi al fine di evitare il disastro preannunciato e ne è emerso un quadro piuttosto ottimista. Why Rwanda Is Doing Better Than Ohio When It Comes To Controlling COVID-19 è uno dei tanti articoli provocatori che ha come obiettivo l’aspra critica della già ampiamente (ed aspramente) criticata metodologia con la quale gli USA stanno gestendo il diffondersi del virus, evidenziando invece l’efficacia della strategia ruandese. “Quindi, ogni volta che qualcuno è in auto, in bicicletta, sulla motocicletta o anche solo a piedi, gli viene chiesto se desidera fare il test” afferma il direttore generale del Centro Biomedico ruandese Sabin Nsanzimana.

Sabin Nsanzimana

Un altro esempio virtuoso è il Senegal, in cui alcuni hotel sono stati convertiti in spazi per chi è in quarantena e i risultati dei tamponi arrivano entro le 24 ore. Il Presidente ha introdotto il coprifuoco, chiuso le frontiere fra le diverse regioni, le mascherine sono obbligatorie e si è investito in maniera particolare nella comunicazione per sensibilizzare la popolazione ad assumere un atteggiamento rispettoso e consapevole. La casa di produzione Marodi TV ha oltretutto prodotto una serie chiamata Le Virus”che affronta con le sue brevissime puntate le questioni relative alla diffusione dell’epidemia. In una recente analisi condotta su 36 Paesi del tabloid Foreign Policy in merito alla gestione dell’epidemia, il Senegal ha addirittura guadagnato la seconda posizione, ottenendo 89.3 punti. L’Italia ne ha totalizzati “solo” 47 (in cui è compreso un angosciante 10/100 per i requisiti legati alla Financial Response) e gli Stati Uniti si piazzano alla 31esima posizione.

Attualmente l’Africa raccoglie solo il 4,1% di casi Covid-19 a livello mondiale, di cui oltre l’80% accumulati in 8 Paesi. Diverse analisi evidenziano come la vittoria del continente africano contro il virus, nonostante le previsioni catastrofiche, fosse effettivamente prevedibile: bassa densità di popolazione, cittadini decisamente più giovani di età, poco movimento di persone fra i vari Stati e all’interno degli Stati stessi e le passate esperienze con altre epidemie (il Senegal ha recentemente affrontato l’ebola) sono alcuni dei punti di forza dei Paesi africani.

Manifesto di Save the Children

A prescindere da quali siano le cause, è comunque d’obbligo una riflessione: l’Africa che conosciamo sta scomparendo. Nel 2019 l’Etiopia ha visto una crescita del proprio Prodotto Interno Lordo pari all’11%, la Guinea e Costa D’Avorio invece all’8%, Senegal e Gibuti al 7%. La crescita media di tutto il continente si attesta al 3,8%.  I numeri risultano positivi anche per quanto riguarda l’alfabetizzazione: dal 1999 al 2016 il tasso di alfabetizzazione per i giovani in età compresa fra i 15 e i 26 anni è aumentato di circa il 7%, mentre per la fascia di età 25-64 anni la crescita è stata del 6%.

Le statistiche legate allo sviluppo economico e i dati positivi relativi al contenimento del coronavirus sembrano cozzare con quella che è l’immagine del continente africano diffusa nel mondo occidentale. I flussi migratori, le campagne pubblicitarie delle ONG, il marketing legato al turismo che punta particolarmente sulla presenza di luoghi esotici e la quasi totale esclusione dei Paesi africani ai più importanti summit per lo sviluppo economico alimentano una visione effettivamente distorta e creano una immagine dell’Africa fortemente correlata alla condizione di povertà, a cittadine perse in un infinito deserto e a tribù che vivono come uomini primitivi. Non è raro trovare in rete post perplessi di chi non si spiega come gli immigrati sbarcati sulle nostre coste possano avere il telefono.

L’Africa stessa, nella costruzione della propria immagine, punta relativamente poco sull’evidenziare la crescita degli ultimi anni e pubblicizza poco la propria ricchezza, sottolineando, al contrario, problematiche e debolezze. Ciò non significa che queste problematiche non siano realmente diffuse, ma è obbligatorio puntualizzare quanto sia superficiale e scarsa la conoscenza dell’Occidente nei confronti di un continente con il quale si è di fatto interconnessi.

2 Comments

  1. […] che permette ai Paesi in difficoltà di sospendere il pagamento dei prestiti concessi. Per gli Stati africani, ovvero i principali beneficiari del programma, la prospettiva sembra essere rassicurante, se non […]

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