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AFRECAP: L’instabilità regna sovrana

Giornata piatta quella di ieri in Africa. Non molte le notizie eclatanti, complice anche lo strano periodo, ma restano comunque alcune dinamiche di cui tener conto data la perpetua instabilità politica, economica e sociale in cui versa parte del continente.

Burundi

Partiamo con il main focus al momento, ovvero le elezioni politiche in Burundi. Come già detto ieri l’importanza di tali elezioni è storica e tutto l’elettorato ne è conscio. I seggi si sono aperti alle sei del mattino, la maggior parte dei quali dotata di postazioni per lavarsi le mani data la situazione attuale.

Intanto, però, l’opposizione grida alla frode elettorale in virtù di presunti inseguimenti dal seggio ai danni di alcuni rappresentanti politici di tale schieramento. La maggioranza non ha però risposto a queste accuse.

I primi risultati usciranno il 25 Maggio.

Kenya

Sale la preoccupazione per il crescente numero di nuovi casi di coronavirus registrati, numero che ha toccato gli 80 ieri. In alcune zone del paese è già attivo il lockdown ed è stato imposto un coprifuoco notturno per limitare ancor di più gli spostamenti.

Intanto in Wajir, la capitale dell’omonima contea, è partita una grande campagna di sensibilizzazione affiancata da un sempre maggiore numero di hotspot per i tamponi e misure di contenimento.

Sudan

Il Sudan, purtroppo, versa in una grave crisi economica. Secondo l’ultimo report dell’Istituto Centrale di Statistica del paese l’inflazione è salita ancor di più fino al 99%, partendo dall’82% del mese scorso, per via del drastico aumento dei prezzi di beni primari quali latte, cereali e carne.

Lo scorso mese, infatti, le autorità sudanesi hanno deciso di aumentare i prezzi di tali beni, distruggendo completamente le speranze di coloro che avevano visto nel nuovo governo un’occasione di ripartenza economica, e che rischiano di far scattare la scintilla di nuove proteste simili a quelle del 2018 (allora il prezzo del pane triplicò).

Proteste in Sudan nel 2018

Marocco

In Marocco la Delegazione Generale per la Detenzione e la Riabilitazione (DGAPR) ha rilasciato un piano di tutela per tutti i detenuti per prevenire lo scoppio di focolai nelle prigioni. I detenuti saranno infatti sottoposti a test medici finalizzati a rilevare la presenza di casi positivi, saranno vietati spostamenti non autorizzati tra le prigioni e anche tra le celle.

Particolare focus andrà ai più anziani e ai più fisicamente fragili. Le attività sportive e culturali riprenderanno in futuro in concordanza con il Ministero della Salute, mentre a breve saranno riaperti gli uffici degli psicologi.

Tale piano andrà fino alla fine di Agosto ed è motivo di vanto per il DGAPR che vanta il solo 0.4% di casi positivi sul totale dei detenuti.

Libia

Ufficiali turchi hanno alzato la voce contro i perpetui attacchi della coalizione guidata dal comandante Khalifa Haftar la quale, nonostante non abbia fatto molti progressi dall’inizio degli scontri, controlla ancora buona parte della Libia orientale.

Il portavoce del Ministero degli Esteri turco Hami Aksoy ha denunciato l’arrivo di ‘aerei stranieri’ recanti supporto per le truppe di Haftar, armi che verranno poi utilizzate per attaccare le basi turche. Stando inoltre all’emittente NTV il portavoce del Presidente turco Ibrahim Kalin avrebbe anche annunciato gravi conseguenze in caso determinati attacchi vengano portati avanti.

Nigeria

La Nigeria è uno dei paesi africani che più sta soffrendo il coronavirus. Ieri il numero di casi è salito a 6.667, spingendo il governo del nord ad esprimere profonda preoccupazione per l’andamento della pandemia.

La situazione è ancor di più aggravata dai perpetui attacchi terroristici al confine che vedono continuare gli scontri contro i gruppi terroristi di Boko Haram.
A tal proposito due soldati che nei giorni scorsi, dopo esser stati vittime di un’imboscata di Boko Haram, si erano lamentati in lacrime dello scarso equipaggiamento militare per combattere i terroristi dovranno seguire un periodo di aiuto psicologico post stress.

Intanto tutti gli esponenti militari si rifiutano di rispondere in merito, ma cominciano a spopolare le accuse di corruzione e negligenza da parte delle autorità. Tuttavia tali accuse non sono nuove, e solitamente il governo risponde rispedendo le accuse al mittente e tacciandole di tentato “sabotaggio e codardia”.

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