Press "Enter" to skip to content

Parliamo dell’Albania?

La vicenda di una 15enne violentata da una guardia di sicurezza 65enne ha fatto scoppiare le proteste a Tirana, nel completo silenzio dei media esteri

La notizia che ExCentrico vuole riportarvi oggi dal continente europeo proviene dall’Albania, un Paese che spesso dimentichiamo e che consideriamo molto lontano ma che, per molti italiani, si trova solo a qualche chilometro al di là del mare.

In questi giorni infatti le strade di Tirana, così come di molte altre città albanesi, si sono riempite di manifestanti che a prima vista potrebbero sembrare a sostegno delle proteste americane. Ma la realtà è che il motivo di tanta rabbia sta in una faccenda tanto disgustosa e orribile quanto la morte di George Floyd: l’abuso sessuale di una minorenne commesso da un uomo di 65 anni all’interno di una scuola.

La vicenda ha come protagonista Abaz Doku, 65 anni, guardia di sicurezza all’interno di una scuola. Secondo quanto riferito dal padre della vittima, la guardia ha iniziato ad interessarsi della ragazzina durante il sesto anno di scuola elementare dandole delle caramelle. L’approccio è poi proseguito nel corso dei due anni successivi abusando sessualmente della minorenne, minacciandola di mettere in giro falsità sulla sua reputazione e sulla sua relazione con un altro ragazzo. Doku è arrivato anche a rapire la ragazza portandola fuori dal Paese e costringendola ad avere dei rapporti sessuali con lui mentre tutto questo veniva filmato.

Doku è stato anche accusato dalla ragazza di aver disegnato alcuni graffiti intorno alla casa della vittimi, denominandola come “puttana”, in modo da scoraggiare altri ragazzi a corteggiare la giovane. Inoltre, Doku è accusato di aver fatto circolare alcuni video e foto che immortalano la ragazza di 15 anni mentre viene violentata da un 20enne, anch’egli accusato di stupro e arrestato. Infine, nei diversi video emersi dalle indagini appaiono altri due minori, amici del fratello di lei, che violentano la giovane.

Le strade delle città albanesi sono state tappezzate di nuovi graffiti che riportano frasi come “i pedofili appartengono alla prigione, non alle scuole”,  e “maestre, non siate silenti a proposito degli stupri”. A seguito di questi graffiti un collettivo femminista a pubblicato un comunicato in cui si afferma che le donne non devono stare in silenzio di fronte agli abusi ma che invece devono unirsi per fronteggiare questo dramma che affligge purtroppo l’Albania e che rimane troppo spesso non detto per paura di perdere la dignità o la famiglia. La vicenda ha ovviamente creato scalpore poi degenerato in poco tempo in rabbia convogliata nelle proteste di cui possiamo vedere alcune foto.

Comments are closed.